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1 settembre 2008

SANITA' PUBBLICA, INTERESSI PRIVATI

 In Italia l'attesa per un esame specialistico è spesso lunghissima. Talmente lunga che rischi di dimenticartene.
Devo fare una risonanza magnetica, ho l'impegnativa del mio medico di base ma, dalle prime informazioni raccolte, pare che mi debba mettere l'animo in pace ed attendere tempi migliori. C'è chi parla di mesi. Pare che, per esempio, alcuni ospedali di Milano abbiano delle liste d'attesa di un anno e mezzo.
Ora mi chiedo: se ho un problema fisico che col tempo potrebbe solo peggiorare, che dovrei fare da qui a un anno e mezzo? Rischiare un'evoluzione negativa del problema e magari arrivare troppo tardi per una soluzione più semplice? O stare preventivamente fermo fino a quando farò l'esame e poi magari scoprire che in realtà non era così grave?
E questo ovviamente non dovrebbe valere per quelle patologie gravi che necessitano di un'azione urgente. Infatti mi auguro e spero che non sia la stessa cosa per i malati di cancro o di malattie affini che richiedono un abbattimento dei tempi d'attesa dato che la posta in gioco è ben più alta.
Che sia una questione di vita o no, comunque, ad uscirne con le "ossa rotte" sono sempre i poveri pazienti. Di fatto, ormai si ricorre sempre più spesso a centri e a medici privati per non cadere negli abissi di attesa a cui il degente viene condannato dalla sanità pubblica.
Risultato analogo si ottiene spesso quando ci si deve sottoporre ad un intervento chirurgico. Ricordo che per un'operazione ai legamenti del ginocchio, nel 2003 dovetti farmi visitare privatamente dallo specialista, pagare profumatamente le varie sedute di controllo e poi fui inserito nelle liste dell'ospedale in cui lo stesso medico mi operò. Ovviamente avrei potuto attendere. Non avreio pagato alcuna visita privata e mi sarei messo pazientemente in fila, ma il mio ginocchio non sarebbe stato molto d'accordo. Dover ricorrere al privato (e pagarne anche le salate fatture) per poter usufruire più velocemente di un servizio pubblico. Sembra un controsenso ma è così che funziona.
Altro esempio. Un mio amico ha dei calcoli ai reni, credo. Fra un esame e l'altro dovrà spendere circa 600€. Altrimenti potrebbe anche mettersi in lista d'attesa e sperare che non succeda nulla prima. Naturalmente il mio amico ha già iniziato a pagare e fare privatamente gli esami necessari.
E chi non può pagare? Mi chiedo se non sia il caso di pensare seriamente a una soluzione per evitare un paradosso del genere. Se è ancora vero che prevenire (o intervenire subito) è meglio che curare (quando ormai la situazione è grave o irrecuperabile), ovvio.



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