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9 agosto 2010

Quella leggera omofobia politica di Eugenio Scalfari





Questa è bella. Ieri, leggevo l'articolo de Il Fatto Qutidiano sulle dichiarazioni del Vescovo di Otranto, Vincenzo Franco, contro Nichi Vendola che, secondo l'alto prealato, "ostenta la sua condizione perversa e malata di omosessuale praticante".
Comincia la campagna elettorale del Vaticano in vista della probabile caduta del Governo Berlusconi e dell'inevitabile ritorno alle urne.
Fra le solite aberrazioni di una Chiesa retrograda e discriminante, però, mi ha molto colpito il riferimento dell'articolo ad un'affermazione che Eugenio Scalfari fece in risposta ad una lettera inviatagli da un lettore de Il Venerdì di Repubblica. Alla domanda "l'Italia potrebbe avere un Presidente della Repubblica gay?", Scalfari rispose testualmente: "Io non ho pregiudizi ma è difficile che un gay possa rappresentare tutti i cittadini".
Mi sono chiesto: che diavolo c'entra? Se riduciamo il discorso alle tendenze sessuali, allora neanche le donne potrebbero rappresentare i cittadini uomini. E neanche gli uomini potrebbero rappresentare le cittadine donne...
Ed un puttaniere è più rappresentativo di tutti gli italiani rispetto ad un gay? Al cittadino interessa piuttosto che il Paese non vada "a puttane" o che ci vada il loro Presidente per sentirsi "rappresentati"?
Forse qualcuno dovrebbe spiegare a Scalfari che il Presidente del Consiglio o della Repubblica rappresentano tutti i cittadini nella misura in cui svolgono con passione, diligenza ed onestà il proprio dovere per il bene comune ed al servizio della cosa pubblica. La sfera sentimentale e sessuale, se non intaccano il corretto svolgimento del suo mandato, se non hanno risvolti di valore pubblico (vedi voli ufficiali e festini con veline, per esempio), dovrebbero essere ininfluenti per la valutazione di un rappresentante dello Stato. Vaticano permettendo.
E se un giorno dovesse candidarsi un italiano di colore, mi chiedo cosa direbbe Scalfari se si rendesse conto che non tutti i cittadini hanno la pelle nera...


27 luglio 2010

Bossi: regioni, province e comuni un tanto al chilo

La concretezza dei proclami leghisti si nota anche da questi episodi. Affermazioni che, a distanza di ventiquattro ore, cambiano in alcuni significativi dettagli.
E dato che probabilmente il capo non si è accorto di aver detto due cose diverse nel tentativo di lanciare il solito vuoto slogan (cioè che i soldi dei contribuenti non devono andare a “Roma ladrona” ma devono rimanere in loco), smascherato dalla stampa, ecco che gli organi ufficiali di partito accorrono per tappare la falla nel ben oliato sistema di produzione di fumo leghista.
I fatti sono questi. Il quotidiano locale La Provincia di Cremona riporta le frasi di Bossi sulla necessità che Irpef e Iva passino "dallo Stato ai Comuni e poi anche alle Regioni e alle Province". Ma come? Non aveva detto che queste tasse dovevano essere gestite dalle Regioni? La domanda se la pongono immediatamente in tanti, forse anche qualche elettore del Carroccio. Insomma c’è il rischio che a qualcuno vengano dei dubbi sulla concretezza di certe asserzioni.
Pertanto, dal sito PadaniaNet, Calderoli si affretta a segnalare che le parole del senatur sono state strumentalizzate: “è sufficiente infatti andare sul sito ufficiale di TelePadania, all'indirizzo http://www.padanianet.com/, dove è stato linkato il file audio del comizio di Umberto Bossi dove si sente benissimo il passaggio in cui viene spiegato che una parte dei suddetti tributi dovranno andare alle Regioni”.
Insomma, Bossi non avrebbe chiesto che Irpef e Iva fossero destinate ai Comuni o ad altri enti locali. Ed in effetti nel filmato realizzato da TelePadania, il leader leghista afferma: “le tasse dello Stato che devono andare alle Regioni sono, io penso, l'Irpef e l'Iva o una miscela di Irpef e Iva…L'imposta sui redditi è più flessibile, la Regione può usarla, cambiare il valore della tassa”.
Peccato che il quotidiano cremonese ribadisca che le esatte parole del senatur si riferivano proprio ai comuni. E, a conferma di quanto già scritto, pubblica le foto scattate durante il comizio dallo Studio Fotografico Marinoni in cui il Bossi di Soncino, in provincia di Cremona, è ritratto con un diverso abbigliamento e su un diverso sfondo rispetto al Bossi del video.
Con ogni probabilità, le immagini del video si riferiscono, invece, alla Festa del Lago di Lezzeno tenutasi la sera prima, quando Bossi indossava proprio una giacca blu e una camicia azzurra e parlava avendo alle sue spalle le strutture metalliche di un palco coperto.
Per la Lega, comunque, non fa differenza: regioni, comuni, provincie, enti locali. Un tanto al chilo.


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29 dicembre 2010 La fine dell'anno La fine dell'anno è arrivata. Il primo decennio del  XXI secolo si è concluso. Ho riascoltato i discorsi di fine anno dei nostri Presidenti della Repubblica. Qualcuno leggeva altri andavano a memoria. Gli argomenti? Disoccupazione, emigrazione, terrorismo, studenti, assassini comuni e politici.  la costanza di tali elementi  mi è ... (continua) Leggi tutto

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