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20 novembre 2010

Le Ferrovie del Nord (ex Ferrovie dello Stato)


Alle Ferrovie dello Stato (di quale Stato, poi?) si chiedevano: come fare peggio di quanto già fatto fino ad oggi? Si potrebbe provare cancellando completamente i treni al Sud. Hanno cominciato dalla Sicilia. A chi toccherà dopo?

MESSINA - Prenotazioni bloccate per i treni siciliani a lunga percorrenza a partire dal 12 dicembre, data dell’entrata in vigore del nuovo orario. La denuncia parte dalla Filt Cgil di Messina che informa come, sia dai terminali in Stazione che online sia impossibile prenotare qualunque tipologia di posto sui treni da e per il “continente”.
“Semplicemente compare la scritta nessuna soluzione trovata, come se i treni per Roma, Milano o Venezia non esistessero più. Possibile solo prenotare i Frecciargento che partono dalla Calabria – spiegano i vertici provinciali del sindacato -. Fatto che riporta alla ribalta gli allarmi delle settimana passate, smontati dall’intervento del sottosegretario Reina”.
La Filt e la Cgil di Messina già ad ottobre, sollecitando una forte reazione corale da parte di tutte le forze sociali, avevano denunciato la politica di smantellamento dei treni in Sicilia portata avanti da FS e tutte le gravi conseguenze sia sotto il profilo occupazionale che sotto quello sociale e dello sviluppo.
“Ad oggi i nostri treni a lunga percorrenza hanno già subito un taglio del 50% dei posti – ricorda la Filt Cgil -. Provate a prenotare una cuccetta per Milano e vedrete con quanta difficoltà troverete un posto libero. Oggi, questa novità del blocco delle prenotazioni non può farci presagire nulla di buono”.


27 settembre 2010

Woodstock 5 Stelle: la rivoluzione di Grillo

Si respirava aria buona ieri a Cesena. Aria di una grande presa di coscienza civile. Qualche mese fa lessi dell’idea di Beppe Grillo di organizzare Woodstock Cinque Stelle, un festival con musica ed ospiti illustri che avrebbero trattato temi come ambiente, energie rinnovabili, acqua pubblica, raccolta differenziata, wi-fi pubblico e gratuito. Decisi sin da subito che avrei partecipato.
In tutto questo periodo di attesa, però, le mie aspettative, per quanto positive, erano limitate ad un evento stile V-Day, cioè un’occasione di partecipazione civile e di confronto su contenuti importanti purtroppo limitata a quella mezza giornata. Una sorta di positiva scossa alle coscienze con scarsi effetti continuativi.
Insomma i V-Day mi sembravano una casa potenzialmente bellissima, la cui costruzione però si è fermata alle fondamenta perché improvvisamente sono venute a mancare le risorse per continuare e la voglia di lavorare di gran parte degli operai. Al contrario, con Woodstock Cinque Stelle è stato costruito (rigorosamente con materiali ecosostenibili) un bellissimo palazzo che deve e può essere migliorato e rifinito. Ma stavolta la materia prima non manca e ci sono tantissimi volontari pieni d’energia pronti ad apportare il proprio “mattoncino”.
La mia partecipazione si è limitata solo alla domenica per motivi personali ma sono orgoglioso e felicissimo di essere riuscito a raggiungere l’ippodromo di Cesena, che durante lo scorso weekend è stato meta di cittadini di tutte le età, incluse famiglie ed anziani. Ma la cosa che mi ha colpito maggiormente è stata la presenza di tantissimi ragazzi di 18-20 anni. Sì perché, lo ammetto, probabilmente per una sorta di sfiducia o conflitto fra generazioni (io sono un trentenne), ma anche per gli esempi pratici da “reality show e bella vita” di cui spesso mi capita di essere testimone, ho sempre avuto qualche riserva sul livello di interesse per il proprio futuro dei ragazzi di quell’età. Ieri le mie perplessità si sono trasformate in speranza.
Sul palco della nuova Woodstock si sono alternate le performance di gruppi più o meno famosi e le testimonianze, dal vivo o filmate, di oratori e specialisti di rinnovabili, acqua, economia, ambiente, informazione. C’era persino una parlamentare islandese, Birgitta Jonsdottir, eletta grazie alla rete che nel suo Paese (l’Islanda si è recentemente candidata a diventare il Paradiso del Web) gode di una situazione legislativa e di diffusione radicalmente opposta alla nostra. Ho avuto anche modo di scambiare due chiacchiere con lei. “Questa manifestazione è bellissima, spero però che sempre più gente possa prendere coscienza dell’importanza di certi temi…” le ho detto. “Ma siete tantissimi e ci sono tanti semi piantati…”, è stata la sua risposta. Che è anche la speranza di tutti.
Sul palco della due giorni di “Pace, musica e futuro” c’era ovviamente anche il promotore. Grillo interveniva ogni tanto, con la consueta ironia e verve per chiarire alcuni concetti sulla natura e le intenzioni del Movimento: “la democrazia in Italia non c’è più, noi siamo un movimento di proposte”, “siamo i pazzi della democrazia”, “siamo i veri rivoluzionari, andremo in Parlamento”.
E gli argomenti trattati sul palco hanno avuto anche la loro immediata applicazione concreta. Per esempio, la minuziosa organizzazione messa in atto per riciclare tutti i rifiuti (non c’era una sola cartaccia sul prato), oppure  la possibilità di bere l’acqua da un serbatoio collocato apposta in uno dei punti del parco. Ed ancora, negli appositi punti di ristoro, venivano preparati e venduti solo prodotti locali. Mentre constatavo, meravigliato, con quale semplicità e, nel contempo, successo certe cose si possano mettere in pratica e ripetevo a me stesso “ma allora si può fare”, mi sentivo in pace con la purezza della natura.
Nel migliore dei casi, i detrattori di Grillo lo accusano di essere “l’antipolitica” perché il Movimento non è disposto a scendere a compromessi con nessuno schieramento (“non siamo né di destra né di sinistra, noi siamo sopra”), ma lui risponde di essere pronto ad allearsi “solo con i cittadini” perché “i partiti sono morti, noi siamo vivi, siamo idee che viaggiano”. Un invito finale il comico genovese lo fa a coloro che sono stanchi di questa politica, che a causa del denaro “è diventata merda”, ma scettici: data la pessima realtà in cui viviamo, con i soliti noti che ci rubano il futuro da decenni, “perché non provare a cambiare? Cosa avete da perdere?”.


9 agosto 2010

Quella leggera omofobia politica di Eugenio Scalfari





Questa è bella. Ieri, leggevo l'articolo de Il Fatto Qutidiano sulle dichiarazioni del Vescovo di Otranto, Vincenzo Franco, contro Nichi Vendola che, secondo l'alto prealato, "ostenta la sua condizione perversa e malata di omosessuale praticante".
Comincia la campagna elettorale del Vaticano in vista della probabile caduta del Governo Berlusconi e dell'inevitabile ritorno alle urne.
Fra le solite aberrazioni di una Chiesa retrograda e discriminante, però, mi ha molto colpito il riferimento dell'articolo ad un'affermazione che Eugenio Scalfari fece in risposta ad una lettera inviatagli da un lettore de Il Venerdì di Repubblica. Alla domanda "l'Italia potrebbe avere un Presidente della Repubblica gay?", Scalfari rispose testualmente: "Io non ho pregiudizi ma è difficile che un gay possa rappresentare tutti i cittadini".
Mi sono chiesto: che diavolo c'entra? Se riduciamo il discorso alle tendenze sessuali, allora neanche le donne potrebbero rappresentare i cittadini uomini. E neanche gli uomini potrebbero rappresentare le cittadine donne...
Ed un puttaniere è più rappresentativo di tutti gli italiani rispetto ad un gay? Al cittadino interessa piuttosto che il Paese non vada "a puttane" o che ci vada il loro Presidente per sentirsi "rappresentati"?
Forse qualcuno dovrebbe spiegare a Scalfari che il Presidente del Consiglio o della Repubblica rappresentano tutti i cittadini nella misura in cui svolgono con passione, diligenza ed onestà il proprio dovere per il bene comune ed al servizio della cosa pubblica. La sfera sentimentale e sessuale, se non intaccano il corretto svolgimento del suo mandato, se non hanno risvolti di valore pubblico (vedi voli ufficiali e festini con veline, per esempio), dovrebbero essere ininfluenti per la valutazione di un rappresentante dello Stato. Vaticano permettendo.
E se un giorno dovesse candidarsi un italiano di colore, mi chiedo cosa direbbe Scalfari se si rendesse conto che non tutti i cittadini hanno la pelle nera...


27 luglio 2010

Bossi: regioni, province e comuni un tanto al chilo

La concretezza dei proclami leghisti si nota anche da questi episodi. Affermazioni che, a distanza di ventiquattro ore, cambiano in alcuni significativi dettagli.
E dato che probabilmente il capo non si è accorto di aver detto due cose diverse nel tentativo di lanciare il solito vuoto slogan (cioè che i soldi dei contribuenti non devono andare a “Roma ladrona” ma devono rimanere in loco), smascherato dalla stampa, ecco che gli organi ufficiali di partito accorrono per tappare la falla nel ben oliato sistema di produzione di fumo leghista.
I fatti sono questi. Il quotidiano locale La Provincia di Cremona riporta le frasi di Bossi sulla necessità che Irpef e Iva passino "dallo Stato ai Comuni e poi anche alle Regioni e alle Province". Ma come? Non aveva detto che queste tasse dovevano essere gestite dalle Regioni? La domanda se la pongono immediatamente in tanti, forse anche qualche elettore del Carroccio. Insomma c’è il rischio che a qualcuno vengano dei dubbi sulla concretezza di certe asserzioni.
Pertanto, dal sito PadaniaNet, Calderoli si affretta a segnalare che le parole del senatur sono state strumentalizzate: “è sufficiente infatti andare sul sito ufficiale di TelePadania, all'indirizzo http://www.padanianet.com/, dove è stato linkato il file audio del comizio di Umberto Bossi dove si sente benissimo il passaggio in cui viene spiegato che una parte dei suddetti tributi dovranno andare alle Regioni”.
Insomma, Bossi non avrebbe chiesto che Irpef e Iva fossero destinate ai Comuni o ad altri enti locali. Ed in effetti nel filmato realizzato da TelePadania, il leader leghista afferma: “le tasse dello Stato che devono andare alle Regioni sono, io penso, l'Irpef e l'Iva o una miscela di Irpef e Iva…L'imposta sui redditi è più flessibile, la Regione può usarla, cambiare il valore della tassa”.
Peccato che il quotidiano cremonese ribadisca che le esatte parole del senatur si riferivano proprio ai comuni. E, a conferma di quanto già scritto, pubblica le foto scattate durante il comizio dallo Studio Fotografico Marinoni in cui il Bossi di Soncino, in provincia di Cremona, è ritratto con un diverso abbigliamento e su un diverso sfondo rispetto al Bossi del video.
Con ogni probabilità, le immagini del video si riferiscono, invece, alla Festa del Lago di Lezzeno tenutasi la sera prima, quando Bossi indossava proprio una giacca blu e una camicia azzurra e parlava avendo alle sue spalle le strutture metalliche di un palco coperto.
Per la Lega, comunque, non fa differenza: regioni, comuni, provincie, enti locali. Un tanto al chilo.


24 giugno 2010

Borghezio ci spiega cos'è la Padania

L'11 luglio 1976 viene fermato dalle autorità nei pressi di Ventimiglia e trovato in possesso di una cartolina firmata "Ordine Nuovo" ed indirizzata "al bastardo Luciano Violante" (magistrato allora impegnato in inchieste contro l'eversione di matrice neofascista).

Nel 1993 è stato condannato a pagare una multa di 750.000 lire per violenza privata su un minore, venditore ambulante marocchino illegale, trattenuto per un braccio per consegnarlo ai carabinieri.

Nel 1998 fonda i Volontari Verdi, associazione vicina alla Lega Nord passata alla storia per le famose ronde.

Nel luglio 2005 viene condannato in via definitiva dalla Cassazione a due mesi e venti giorni di reclusione, commutati poi in una multa di 3.040 euro, perché responsabile, insieme ad altri sette leghisti, dell'incendio scoppiato nel 2001 presso i pagliericci di alcuni immigrati che dormivano sotto un ponte di Torino.

Nel 2009 è apparso in una videoinchiesta di Canal+ dal titolo "Europa: ascensore per i fascisti". Durante un incontro del movimento nizzardo di estrema destra 'Nissa Rebela', lo si nota mentre si ferma a parlare con alcune persone dando loro dei consigli per conquistare il potere gradualmente, penetrando nelle istituzioni, senza però essere etichettati come fascisti.


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tag: marioborghezioradio24radio2422giugno062010padaniafinileganordlazanzara
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19 giugno 2010

Un calciatore intelligente: De Rossi su tessera del tifoso e Radio Padania

Daniele De Rossi non dice le banalità che spesso sentiamo dai calciatori.
Ad esempio, a proposito della "tessera del tifoso" disse: "Allora ci vorrebbe anche la tessera del poliziotto". Così sapremmo nome e cognome di chi abusa del proprio potere e infanga, con i suoi gesti, il duro lavoro di tanti altri colleghi.
Ieri è intervenuto sulle polemiche per il "tifo contro" di Radio Padania in occasione di Italia-Paraguay. Ironicamente ha liquidato la polemica (dandole il peso minimo che merita): ''Quando la Padania giocherà il Mondiale tiferemo contro''.

 


15 febbraio 2010

Convegno "Libero Web in Libero Stato" (Milano, 13 febbraio)

La prima non notizia è che i parlamentari d’opposizione Vincenzo Vita e Roberto Zaccaria (ex Presidente Rai), all’ultimo momento, hanno cancellato la loro annunciata partecipazione al convegno tenutosi presso il Teatro Blu di Milano. Ne da l’annuncio il conduttore dell’incontro, un visibilmente infastidito Piero Ricca. Per problemi d’agenda (d’altro canto siamo in campagna elettorale e andare in giro a raccattare voti conta più di ogni altra cosa…) il loro intervento viene dunque affidato ad un collegamento telefonico.

La seconda non notizia è che il contributo che entrambi apportano al dibattito è il solito discorsetto in stile “siamo dalla vostra parte e lotteremo insieme” espresso nel più classico politichese. Vita, prima, e Zaccaria, dopo, ci spiegano come l’opposizione abbia “dato battaglia nelle Commissioni” esprimendo parere negativo al decreto Romani. Purtroppo il fugace intervento telefonico non permette grande interazione (a parte un paio di domande rivolte da Ricca e dall’avvocato Guido Scorza, esperto di web), soprattutto con il pubblico. Di fatto, ad esempio, sarebbe stato molto interessante chiedere ai due parlamentari del PD perché il loro partito si sia mosso solo a giochi fatti, quando ormai il decreto era stato confezionato (anche perché le reali intenzioni censorie del Governo, dietro al recepimento della direttiva europea sulle telecomunicazioni, erano note da tempo ed un’opposizione che si rispetti avrebbe avuto il dovere di agire preventivamente).

Tra un decisamente poco concreto “forse questo aspetto non dovrebbe entrare nel provvedimento” e un generico “bisogna farsi sentire”, entrambi i politici, invitati ad un’eventuale protesta di piazza, preferiscono farfugliare una non risposta, dichiarandosi favorevoli in linea di principio. Rimane il dubbio riguardo ad una tangibile partecipazione del PD alla mobilitazione del popolo della rete.

I pericoli rappresentati da questa legge, che potrebbe rimanere così com’è stata partorita se il Governo non accogliesse le obiezioni dell’opposizione, vengono riassunti dall’avvocato Scorza.

In questo decreto c'è l'equiparazione dei siti alle Tv e si prevede l'autorizzazione ministeriale preventiva per trasmettere via web. Inoltre, i provider sarebbero responsabili dei contenuti pubblicati in rete e avrebbero il compito di rimuovere quelli che violano il diritto d'autore. Pena una sanzione fino a 150 mila euro per ogni richiamo. Si tratta, insomma, di una riforma radicale delle norme italiane su tv e Internet.

Fa specie sentire un dirigente Rai, Loris Mazzetti, denunciare la collusione dei vertici della sua stessa azienda con la maggioranza governativa. Da quando il Cavaliere è al potere (grazie anche al colpevole e spesso complice silenzio dell’opposizione), nella gestione della televisione di Stato sono state fatte scelte apparentemente incomprensibili e sconsiderate che, stranamente, hanno finito per favorire Mediaset, danneggiare la stessa Rai e mettere i bastoni fra le ruote anche al fortissimo competitor dell’azienda di casa Berlusconi, cioè Sky. Fra i vari esempi ricordati da Mazzetti, c’è il clamoroso rifiuto da parte del Direttore Generale Masi dei 60 milioni di euro l’anno offerti da Murdoch per trasmettere le reti di Stato sulla sua piattaforma.

A sorpresa, interviene telefonicamente anche Beppe Grillo, attualmente in tour nelle principali città europee. Il comico genovese non sembra particolarmente preoccupato: “Potranno fare decreti, decretini, emendamenti, tanto ci saranno sempre due diciassettenni in un garage che progettano qualche altra cosa…”. Non sono dello stesso parere altri due ospiti, il blogger Claudio Messora e l’ex parlamentare europeo Vittorio Agnoletto.

La sostanza è che, pur essendo verissimo che a medio e lungo termine l’inarrestabile evoluzione tecnologica avrà la meglio su qualunque forma di censura, bisogna opporsi adesso e con estrema urgenza ad un potere politico esercitato con il telecomando che, oltre a cercare di imbavagliare le fonti di informazione libera, “non ci fa innamorare della rete”, come sottolinea l’avvocato Scorza. Prima che sia troppo tardi.

L’Italia come la Cina o l’Iran. Presto potrebbe essere ben più che un timore. La stampa estera, rispetto ai media di casa nostra, sembra molto più attenta e preoccupata per i pericoli corsi dalla libertà di espressione in Italia. Paradossale? No, purtroppo no.

 

***Ecco la playlist con i video del convegno.

 


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