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20 aprile 2013

Napolitano "nuovo" Presidente della Repubblica



L'inciucio fra PD e PDL, che dura ormai da una ventina d'anni, riafferma prepotentemente il proprio istinto di autoconservazione.
Solo qualche giorno fa aveva chiuso la porta ad un secondo mandato con parole nette: "non mi convinceranno a restare, sarebbe al limite del ridicolo". Oggi Giorgio Napolitano viene nuovamente eletto Presidente della Repubblica in nome di quelle "larghe intese" di cui è stato artefice e fautore.

Mentre nel Palazzo, al raggiungimento del quorum, la Casta (si) applaude compiaciuta, fuori monta la rabbia della gente, riversatasi in massa davanti a Montecitorio per protestare contro il colpo di coda di una classe politica ormai totalmente scollata dal Paese reale.

Piuttosto che spiegare al proprio elettorato le ragioni per cui si è scelto di mandare allo sfascio quello che restava della propria (poca) dignità e credibilità politica preferendo (ancora una volta) l'accordo con il caimano alla convergenza con il Movimento 5 Stelle sulla figura di Stefano Rodotà (oltretutto da sempre uno dei loro!!!), nel più classico tentativo di distrazione di massa, il centro-sinistra si concentra sul solito bersaglio: Beppe Grillo.

Il dito indica la luna ma lo stolto guarda il dito. Ed ecco che i Franceschini o gli Orfini (tanto per sottolineare come ci sia una continuità fra i vecchi e i giovani dirigenti) si affrettano a sparare a zero contro il comico che poco prima aveva denunciato il "colpo di Stato" in atto, ricordandosi (adesso sì) di Rodotà ma solo per chiedergli di dissociarsi dalle parole di Grillo. Come se i due fossero legati da un rapporto di interdipendenza. O l'uno fosse responsabile delle parole dell'altro.

Mettere insieme Grillo e Rodotà nella stessa frase è una tattica bene oliata. La macchina del fango si attiva per far passare l'idea che il comico e il giurista siano due pericolosi estremisti in combutta fra loro e che - grazie a Dio! - ora che Re Giorgio è tornato al timone possiamo finalmente dormire sonni tranquilli.

Se poi Rodotà, interpellato sull'imminente invasione distruttiva della capitale da parte dei pericolosi "grillini" (e ovviamente in questo calderone ci finiscono anche gli inconsapevoli e indignati elettori del PD), afferma di essere "contrario a qualsiasi marcia", il cerchio si chiude: "Rodotà si dissocia da Grillo". Ingoiato dal Paese (o da parte di esso) il rospo Napolitano, alleggerito dal dubbio di aver sfiorato il complotto eversivo del comico e del giurista, la figura di Rodotà viene ripulita e reinglobata dal sistema, messa a posto là dove non può disturbare il conducente.

Lo sdegno per l'offensiva definizione ("golpe") dell'inciucio partorito dalla Casta nelle segrete stanze è però molto amplio e non si limita solo al centro-sinistra, d'altro canto alle larghe intese corrispondono larghe corrispondenze di amorosi sensi.
Partecipano alla festa, manco a dirlo, anche gli squadroni pidiellini coadiuvati dai soliti pennivendoli castaioli alla Battista o alla Riotta sempre pronti a imbracciare le armi quando c'è da difendere le posizioni da eventuali scossoni.


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Ovviamente nessuno di loro aveva fiatato quando, solo due giorni prima, a proposito della candidatura di Prodi, Berlusconi affermava sobriamente: "è una dichiarazione di guerra, scatenate l’inferno". Il "mostro" da mettere all'indice, si sa, è un gruppo di incensurati in Parlamento da due mesi, la cui colpa è quella di non volersi uniformare al sistema. "Fascisti" se manifestano il proprio dissenso. "Poco credibili" se propongono ed insistono su un candidato da cui, sondaggi alla mano, oggi la maggior parte degli italiani vorrebbe essere rappresentata.

Ma del Paese reale la Casta se ne FOTTE.



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29 maggio 2012

#No2Giugno. No Napolitano.





"Dedicheremo le sobrie celebrazioni del 2 giugno al ricordo delle vittime del terremoto di questi giorni, al dolore delle famiglie, alla sofferenza delle popolazioni colpite. Le dedicheremo soprattutto a un rinnovato appello alla solidarietà nazionale e alla necessaria mobilitazione delle forze dello Stato e della società, nella certezza che possa valere l'esempio e rinnovarsi l'esperienza della straordinaria prova di coraggio e di volontà di rinascita di cui e' stato teatro il Friuli nel drammatico 1976". Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica dei partiti italiani, un Paese ormai irrimediabilmente scisso dall'Italia.

17 agosto 2010

Napolitano l'Estremista

Se Bianconi (PDL) dice che "Napolitano tradisce la Costituzione" e Napolitano risponde che "se fosse così, Bianconi dovrebbe chiedere l'impeachment", Bianconi si dichiara "stupito" perché la risposta del Quirinale "è assolutamente sproporzionata". Insomma, l'estremista è Napolitano, si capisce.


8 aprile 2010

Lavoratori: pagano sempre loro

Il mese di aprile si apre con due comunicati stampa relativi a due annosi problemi che affliggono l’Italia del lavoro. Da un lato, la CGIL Lombardia/Milano denuncia l’ennesima morte in un cantiere. Dall’altro, gli impiegati della Telecom annunciano la mobilitazione contro la crisi nera in cui versa la compagnia telefonica.

In entrambe le situazioni, ovviamente, a pagare sono sempre gli stessi soggetti: manco a dirlo, i lavoratori.

Proprio stamattina (8 aprile 2010), in un cantiere edile di Peschiera Borromeo ha perso la vita, per una caduta dall’alto, un operaio italiano di 55 anni, mentre un ragazzo kosovaro di 28 anni è rimasto ferito. Un incidente che porta a 18 il numero dei morti sul lavoro dall’inizio del 2010 nella sola Lombardia, un dato più alto rispetto allo stesso periodo del 2009.

“Nonostante la forte attenzione messa in campo dalla nuova legislazione e dagli innumerevoli protocolli d’intesa tra le parti sociali e le istituzioni…di lavoro si continua a morire”, hanno sottolineato Oriella Savoldi e Tiziana Scalco, segretarie responsabili delle  politiche salute e sicurezza della CGIL Lombardia e della CGIL di Milano.  Le due rappresentanti hanno inoltre espresso “una grande preoccupazione per la facilità con la quale ancora si trascurano e non si rispettano le regole più elementari della sicurezza nei cantieri”.

Una delle principali cause di questo drammatico andamento, denuncia il sindacato, è “la corsa al risparmio sul costo del lavoro da parte delle imprese”.  Le aziende, che mettono spesso e volentieri il profitto al primo posto, cercano di far fronte alla crisi tagliando i costi della tutela della salute e della sicurezza, considerati come secondari.

Il profitto, dunque. Ne sanno qualcosa i lavoratori di Telecom Italia che, nella loro lettera aperta ai cittadini, annunciano la mobilitazione con queste parole: “Noi ce la mettiamo tutta per darti un buon servizio, ma noi per primi paghiamo le scelte sbagliate di manager e dirigenti di investire sempre meno”. Gli stessi manager che da tempo ormai “preferiscono pagare alti dividendi agli azionisti e darsi stipendi faraonici, senza proporre una reale strategia di rilancio della nostra azienda”.

E pensare che qualche anno fa la Telecom contava oltre 120 mila dipendenti, investiva miliardi per le nuove tecnologie e poteva vantarsi di non avere debiti. Oggi il personale si è ridotto a meno della metà e l’azienda, sempre più povera e piccola, viene divisa dall’attuale management in uno spezzatino, “costituendo scatole vuote dove poi centinaia di noi possono esser oggetto di procedure di licenziamento (informatici, amministrativi, ecc.)”, spiegano ancora i lavoratori. E all’orizzonte si profilano gli “esuberi” tipici di queste situazioni problematiche: “Loro li chiamano efficentamenti, noi li chiamiamo per quello che sono: licenziamenti”.

Insomma la ruota gira sempre dalla stessa parte. Ma per quanto ancora?

***

 

"FIRMATUTTO" NAPOLITANO COLPISCE ANCORA: VIA LIBERA AL "LEGITTIMO IMPEDIMENTO" (7 APRILE 2010)

 


6 marzo 2010

"Firmatutto" Napolitano

Giorgio "Firmatutto" Napolitano ha dato il via libera al decreto interpretativo sui termini della consegna delle liste elettorali, licenziato ieri dal governo. 
 
Giorgio "Firmatutto" Napolitano non mi rappresenta. Mi fa vergognare di essere italiano. E lo dico con un misto di tristezza, sdegno e schifo.
 
De profundis per la democrazia italiana.

 


26 gennaio 2010

Considerazioni dell'altro mondo

Considerazioni dell’altro mondo. E’ ottima l’idea di Maurizio Crozza che, nel suo consueto intro a Ballarò, martedì scorso ha immaginato che in un ipotetico 2050 (molto poco “ipotetico” per come vanno le cose oggi in nel nostro paese, a dire il vero) “l’Italia si chiamerà Craxia, in onore del grande statista”

E di fatto, cosa potrebbe impedirlo? Per una settimana abbiamo “mangiato” Craxi a colazione, pranzo e cena. Ce l’hanno servito in tutte le salse. Il revisionismo, pratica dalle profonde radici e di lunga tradizione per il popolo dalla memoria più corta d’Europa (il nostro, per chi non lo avesse capito…), è alla base di ogni ragionamento che politici di destra e sinistra, tutti confluiti nel Partito dell’Amore, hanno dedicato alla riabilitazione di Craxi nella “settimana santa”.

Ed il grande manipolatore, Silvio nostro, si sfrega le mani e ridacchia di gusto, nel chiuso della sua villa di Arcore. Riabilitare Craxi, il corrotto, significa infatti salvare a priori (da un punto di vista prettamente reputazionale perché da quello penale ci pensa il suo Parlamento con le leggine che si stanno approvando in queste ore) il corruttore, cioè Mr B. Che è stato corruttore di politici che permisero alle sue emittenti di continuare a trasmettere pur non avendo titolo a farlo (Craxi). Corruttore di giudici che gli permisero di acquisire un impero mediatico (Metta per il Lodo Mondadori). Corruttore di testimoni affinché non deponessero contro di lui (Mills).

Se Craxi è un martire, unica vittima di spropositata persecuzione giudiziaria, a causa del malcostume generale della politica italiana (la storiella che Craxi avesse la sola colpa di essere compartecipe del diffuso sistema di finanziamento illecito ai partiti che ci stanno propinando in questi giorni, per capirci), Berlusconi diventa a buon diritto un perseguitato dalla magistratura politicizzata (dato che per prescrizioni varie e leggi ad personam è incensurato). Tutto quadra.

La realtà dei fatti conta poco, come sempre. Meglio cercare di nascondere alla buona la sporcizia sotto il tappeto, anche quando ce n’è davvero tanta, continua a puzzare e, fino a poco prima, era visibilissima. Legare la vicenda giudiziaria di Craxi solo al finanziamento illecito ai partiti in voga in quegli anni, infatti, è come dire che l’olezzo di un’intera discarica è dovuto ad una sola buccia di banana marcescente. Craxi le tangenti le prendeva soprattutto per sé e lasciava le briciole al partito (condannato in ben due processi: Eni-Sai e mazzette metropolitana di Milano). Da latitante era imputato in altri procedimenti analoghi (alcuni dei quali in secondo o in terzo grado di giudizio), fino a che non fu pronunciata sentenza di estinzione del reato a causa del decesso dell'imputato.

Ma sono tutti lì, Presidente della Repubblica compreso, a rileggere, riabilitare, cambiare le carte in tavola. “Con la sua vicenda si alterarono i rapporti fra politica e magistratura”, ecco l’assist per Berlusconi. “Craxi fu grande statista” e, ammesso che fosse vero perché anche qui ci sarebbe da aprire un lungo capitolo, questo dovrebbe cancellare in un sol colpo reati e ruberie varie perpetrate dall’ex leader Psi ai danni dei cittadini? O addirittura dovrebbe indicarlo come esempio positivo?

Considerazioni dell’altro mondo. Dopo aver dichiarato che gli piacerebbe cambiare l’articolo 1 della Costituzione “perché non ha senso”, l’integerrimo Ministro Brunetta ha affermato che obbligherebbe per legge i bamboccioni a uscire di casa a 18 anni. Ha comunque precisato che anche lui faceva parte della categoria (in versione small probabilmente, un “bamboccino”, magari…) tanto che “a 30 anni non ero ancora capace di rifarmi il letto”. Ovvio, poverino, non ci arrivava!

Ieri mattina poi, era in collegamento telefonico a Mattino5. Distrattamente, tanto per cominciare bene il suo intervento, gli ho sentito dire: “Sorrido perché l’Italia è un paese di ipocriti”. Detto da uno che è inflessibile e spietato con gli “impiegati pubblici fannulloni” ma che si guarda bene dal bacchettare o anche solo dall’esprimere un parere sui suoi colleghi “parlamentari fannulloni”, la cosa fa sorridere (amaro) me. E ho deciso che non volevo cominciare la giornata incazzandomi. Per cui, tv subito spenta. Hai visto mai che mi auguri di andare a morire ammazzato…

Considerazioni dell’altro mondo. Cuffaro è stato condannato in appello a sette anni (due in più rispetto al primo grado) per favoreggiamento con l’aggravante mafiosa nel processo “Talpe dda”. Non risulta che, per festeggiare, abbia offerto dei cannoli, questa volta…

 


1 gennaio 2010

L'ANNO CHE E' STATO

E’ il 31 dicembre e, in attesa del consueto messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica, vorrei permettermi di fare un paio di considerazioni su questo 2009 che ci apprestiamo a salutare.

Porre Berlusconi al centro della breve analisi di questi dodici mesi sarebbe fin troppo ovvio, per cui mi concentrerò su avvenimenti e personaggi legati comunque a doppio filo al Premier ed in generale alla politica ed alla società italiana, nel bene e nel male. Legati sì, ma brillanti di luce propria e, pertanto, meritevoli di considerazione.

Un augurio, ed è l’unico che mi sento di fare, a tutti gli italiani onesti. Soprattutto agli italiani in difficoltà che stanno lottando con i denti per mantenere il posto di lavoro. La loro sofferenza, la loro disperazione nei Tg sono diventate, al massimo, notizie di contorno fra un servizio sui regali di Natale ed un altro sul cenone.

Gianfranco Fini. Il 23 novembre scorso scrissi: “Un uomo politico dalle due facce…leader di un partito traghettato dal post-fascismo alla destra laica e democratica, insofferente all’alleanza di governo con un partito xenofobo come la Lega e lontano dalle logiche di sudditanza e totale identificazione con il capo tipiche dei berluscones, da una parte. Compiacente e silente Ministro degli Esteri o Presidente della Camera e firmatario della “legge Bossi-Fini” sull’immigrazione, dall’altro”. Il mio giudizio negativo nei confronti di questa ambigua attitudine non è cambiato. Allo stesso modo, riconosco che, anche fosse solo per un mero tornaconto politico, il Presidente della Camera è stato all’altezza della sua carica istituzionale, molto più del Presidente Napolitano (Berlusconi è ovviamente fuori classifica).

Massimo D’Alema. Il solito baffetto furbetto, sempre disponibile all’inciucio e sempre perdente, comunque vada a finire. Il 14 ottobre si incontrò con Berlusconi e Letta, furtivamente, per rinnovare il Dalemoni che tanti frutti ha sempre dato (a Berlusconi…). Dopo essersi ripreso il controllo del PD(nelle sembianze di Bersani) è stato bocciato come Mr Pesc. Adesso verrà sistemato alla presidenza del Copasir. E chi è più esperto di lui in inciuci, segreti e operazioni sotto banco? Lo scorso 16 ottobre commentai che “D’Alema che fa finta di opporsi al Premier e poi inciucia alla prima occasione, è roba vecchia… Proprio nel momento in cui il Premier sembra essere nuovamente alla frutta, la spalla dell’amico Massimo è pronta a sorreggerlo. Ecco, la triste morale di questa storia è che la democrazia e l’alternanza in Italia non possono esistere: maggioranza ed “opposizione” continuano a spartirsi la torta ed a essere sfacciatamente una cosa sola”.

Marcello Dell’Utri. Le “minchiate” del pentito Spatuzza sarebbero state “smentite” dal mafioso Filippo Graviano. Dunque, vediamo se ho capito bene. Un pentito racconta delle presunte frequentazioni mafiose di Dell’Utri e Berlusconi. Il boss (che, fra l’altro, nega ancora di essere mai appartenuto a Cosa Nostra) non conferma. Tanto basta per la sentenza a reti unificate: innocenti, diffamati! Spatuzza bugiardo, Graviano “uomo che appare cambiato”, come lo stesso senatore siciliano lo definisce. Il rovesciamento della realtà è servito. In quest’Italia è prassi consolidata.

Il Fatto Quotidiano e Filippo Facci. Perché accosteremmo questi due elementi agli antipodi fra loro? Non lo faremmo se non fosse che il giornalista dalla bocca storta, dai capelli tinti coi biondi riflessi non avesse dichiarato “Non ho ancora mai incontrato uno che legge il Fatto e non mi paresse un perfetto cretino”. Uno dei servetti di Arcore più dediti, trombato da Il Giornale all’arrivo di Feltri e passato quindi al secondo organo di Regime su carta stampata, Libero. Adesso piange miseria e prova anche a fare l’indipendente parlando male della Carfagna e denunciando il ridimensionamento della libertà di stampa (intervistato in una puntata di Annozero). Nel contempo, Il Fatto, che non ha padroni e non prende contributi statali, informa senza censure i cittadini. Chi è il “cretino” adesso? Facci…ridere.

Letizia Moratti e Bettino Craxi. Il sindaco di Milano vuole dedicare una via o un parco della città a Craxi per (fra gli altri meravigliosi meriti che è possibile riconoscergli) "la sua politica internazionale illuminata". Secondo me anche la politica economica di Craxi "è stata una politica illuminata"! E' il tangentaro che ha fatto più soldi di tutti!

Buon anno a tutti i cittadini onesti e, citando Salvatore Borsellino, “resistenza, resistenza, resistenza!”
9 ottobre 2009

¿Pero como es posible que Berlusconi…?

 

In questi giorni in cui la sensibilità democratica di molti italiani è letteralmente violentata dalle estemporanee ed autoritarie prese di posizione del Presidente del Consiglio, da sempre totalmente insofferente alle regole del sistema costituzionale del nostro Paese, vorrei provare a fornire una prospettiva diversa. L’Italia vista dall’estero, nello specifico dalla Spagna, ma non dai giornali, che Berlusconi considera (tanto per variare sul tema di fondo) parte dell’Internazionale di Sinistra che sta cospirando per rovesciare il suo regime populista, in cui tutto gli è dovuto perché legittimato dal voto. L’Italia vista dai cittadini spagnoli.

La premessa è che la crisi mondiale, iniziata in Spagna anche prima rispetto ad altri paesi europei, ha ovviamente prodotto il calo degli indici di gradimento nei confronti di Zapatero, ma questo è normale, quasi fisiologico, se governi (che tu lo faccia bene o male) durante un periodo difficile come questo. Ma il leader spagnolo, soprattutto durante il suo primo mandato, ha dimostrato di avere il coraggio e la capacità di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale, anche quando si è trattato di fare scelte difficili. Su tutto, la laicità dello Stato sulla quale non ci dovrebbero essere dubbi ma che è così difficile da ottenere in un Paese in cui la Chiesa ha da sempre avuto un grande potere (Italia docet). Indipendenza culturale e politica dal Vaticano, dunque, ma anche dagli Stati Uniti di George Bush con il ritiro immediato delle truppe dall’Iraq nel 2004. E poi, la divisione al 50% dei ministeri fra uomini e donne, le leggi per la tolleranza ed i diritti degli omosessuali e, nel contempo, gli incentivi alle famiglie. Insomma un leader di sinistra che non ha paura di sostenere i principi e di attuare il programma per cui i suoi elettori lo hanno scelto.

Pensando a questo e paragonando il tutto alla situazione italiana, mi vengono in genere due considerazioni. Uno: che tristezza pensare alla nostra “sinistra” rispetto al socialismo (con la S maiuscola) zapateriano. Due: se gli spagnoli hanno delle ragioni per lamentarsi di un leader così, chissà cosa pensano di Berlusoni…

In realtà a questa domanda è facilissimo rispondersi da soli (e ne ho avute di risposte nel corso di questi anni) ma, ancora una volta, trovandomi nella penisola iberica per lavoro, ho avuto l’ardire di confrontarmi e soprattutto chiedere. Un po’ per avere un aggiornamento sulla considerazione (già di per sé bassa) che i nostri primos hermanos, come si definiscono loro nei confronti degli italiani, hanno del nostro Premier, dopo le ultime vicende che lo hanno visto, ahimé, ancora ed infinitamente protagonista. Un po’ per masochismo…

Ne è venuto fuori un mix di ilarità, sconcerto, incredulità. Io cercavo di spiegare anche nel dettaglio i problemi che viviamo e come parte del Paese li affronta: il bavaglio alla stampa, le leggi ad personam, le lobby politico-affaristico-mafiose, il caso Alitalia, la finanza con le pezze al culo, ecc. ecc. ecc. Ma non sarebbe stato necessario. Già solo l’idea che un solo uomo possa vivere impunito ed intoccabile un immenso conflitto di interessi come quello di Berlusconi, agli occhi di uno straniero, da qualunque civiltà democratica esso provenga, è inconcepibile.

“Ma come è possibile che Berlusconi…” è il ritornello con cui i miei interlocutori esprimevano la propria perplessità sul caso italiano. E, a onor del vero, forse per un atto di compassione inconscio, mi venivano anche raccontanti episodi di illegalità spagnola, i cui protagonisti da noi come minimo avrebbero preso una medaglia al valore civile per essersi mantenuti entro certi limiti. Insomma hanno dei delinquenti quasi da invidiare, verrebbe da dire.

Nel frattempo sono arrivate le notizie della tragedia vissuta nella mia provincia, quella di Messina, della “guerra” mediatica contro Annozero per (questa volta) l’ospitata alla D’Addario. Il tutto corredato dalle immagini di quella faccia triste ed arrabbiata, a seconda dei casi, ma comunque di plastica di un uomo che, in barba alla legge ed alla democrazia, si è impadronito, pezzo per pezzo, di un Paese.

Per fortuna sono tornato in Italia prima della decisione della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano. Cosa mi sarei dovuto inventare per spiegare agli spagnoli cosa succede in Italia quando un’istituzione fa il suo dovere?








5 agosto 2008

SHAME ON US

  I'm really ashamed of my country. Everyday more.
I kwow Italy has always been a place full of contraddictions but still I can't accept it.
I can't accept the easy it seems to live in immorality, looseness and illegality.
I know that if Berlusconi won again after only two years he was sent back home (was he?) by voters sick and tired of the very personal use he did of politics, it is because in Italy people seem to have very short memory. We are the country of "rehabilitation" but still I can't accept it.
Press, tv, journalists, everyone bows down to the power. No criticism, no rebellion to the destruction of the Rule of Law, no indipendent thinking or acting. This is my country. This is the modern "Berlusconism dictatorship".
In this picture, then, it is easy to understand the "Lodo Alfano", a bill which represents a "response to the need of those in the highest positions of state to work in serenity" as the (In)Justice Italian minister stated.
Then there's the mess-up of the last financial law which basically takes away from the workers the right to sue their company when it doesn't guarantee them with regular contracts as the law states. Basically, if before a company didn't give the worker a permanent contract after a certain period of fixed-term employment and he still worked under this kind of contract beyond the time limit stated by law, he could ask to the court for a permanent employment and the company was forced to give it to him. With the new financial law the only thing that the company is forced to do is just paying a fine corresponding to the salary of the worker for a period from two to six months. Question: who the hell is going to refuse to pay a stupid fine when you're not forced to guarantee a permanent contract to you employee anymore? Another question: who the hell is going to tell the court he's working under fixed term beyond the time limit knowing that he can be released on the spot by the company if he does that?
And the list is longer and longer, every damn day more. Like someone said, "I feel disgusted, angry, sick. But not of those wirepullers of my raped country, I'm sick of ourselves who don't go to throw our rage up their expensive shoes!".

gennaio       
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29 dicembre 2010 La fine dell'anno La fine dell'anno è arrivata. Il primo decennio del  XXI secolo si è concluso. Ho riascoltato i discorsi di fine anno dei nostri Presidenti della Repubblica. Qualcuno leggeva altri andavano a memoria. Gli argomenti? Disoccupazione, emigrazione, terrorismo, studenti, assassini comuni e politici.  la costanza di tali elementi  mi è ... (continua) Leggi tutto

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