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11 dicembre 2009

Chiesa e Lega, politica e xenofobia

Io non intendo difendere la Chiesa cattolica. Non mi unirò, nel mio piccolo, all’ipocrita levata di scudi di politici di Destra e Sinistra, sempre pronti a tutelare le alte sfere vaticane, a prescindere da quale sia l’argomento del contendere. In genere infatti, chiunque osi criticare la Chiesa ed i suoi rappresentanti deve sorbirsi la valanga di commenti di sdegno, disapprovazione e condanna di politici che si ergono a integerrimi difensori della fede, a parole. E che, invece, sono astuti (o semplicemente vili?) cacciatori delle simpatie e, soprattutto, dei voti dei fedeli, nella pratica.

D’altro canto, però, qualunque sia il bersaglio ed il motivo del contendere, non posso esimermi dal valutare con rabbia e preoccupazione, la deriva xenofoba che il nostro Paese, soprattutto in certe zone geografiche, stia prendendo grazie a partiti come la Lega degli illustri Bossi, Calderoli, Castelli, per non parlare del celtico-padano Borghezio, sempre pronto a sputare odio sui deboli e facili bersagli che sono gli extracomunitari. Forte lui, davvero forte.

Calderoli, in una delle sue ultime uscite senza filtri (ormai all’ordine del giorno), ha accusato l’Arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi, di far politica e di “non c’entrare nulla con la realtà territoriale di Milano”.

Bene, la Chiesa fa politica? A mio parere sì, ed anche troppo. La cura delle anime, soprattutto ai piani alti, lascia spessissimo il posto agli interessi politico-economici del Vaticano. Ed è un dato di fatto. Tant’è che, se non fosse così, se il clero non fosse in grado di orientare concretamente voti e preferenze, ci sarebbero molti meno “difensori della fede a prescindere” in Parlamento. Basti pensare alla contraddizione lampante fra il farsi portatori di valori come quello della famiglia, tanto per citarne uno, e l’andare poi regolarmente a trans o prostitute. Oppure sostenere che il crocefisso deve rimanere nelle aule delle scuole ed intimare, allo stesso tempo, che coloro che non fossero d’accordo “possono morire”. O ancora, per chiudere il cerchio, definirsi “ultimo baluardo del Cristianesimo in Italia contro l’avanzamento dell’Islam”, proporre addirittura di inserire la croce sulla bandiera italiana (con la quale, però, gli stessi individui dichiarano apertamente di pulirsi il posteriore…) e sposarsi con il rito celtico (che poi neanche conoscono).

Appurato dunque che la Chiesa fa politica da sempre, Calderoli ha ragione? Ovviamente no. In primis, perché il suo attacco a Tettamanzi è una risposta non alle ingerenze del potere spirituale su quello temporale (di fatto questo ingerenze hanno fatto comodo anche alla Lega) ma piuttosto ai solleciti di tolleranza ed umanità che il religioso, da sempre attento alla difficile realtà in cui vivono i rom del milanese, ha più volte espresso nei confronti della classe politica. Inoltre, le contraddizioni di cui sopra dimostrano ancora una volta come un partito xenofobo mal si sposi con la dottrina cattolica e, pertanto, la Lega ed i suoi esponenti sono gli ultimi a potersi fregiare del titolo di censori di chicchessia.

Definire Tettamanzi “imam”, a mo’ di insulto, quindi, è solo lo specchio della rozza ignoranza, dell’imbarbarimento e della radicalizzazione che i celti-padani stanno diffondendo come un virus nella quotidiana convivenza civile di comunità che, volenti o nolenti, sono e saranno sempre più multietniche. Con buona pace di questi cattolici a giorni alterni dalla camicia verde…


6 giugno 2009

PORCELLUM

E' la legge elettorale italiana nº 270 del 21 dicembre 2005, scritta principalmente dal Ministro Roberto Calderoli, che in una intervista a Matrix la definì "una porcata". Di fronte allo stupore del conduttore Mentana, il ministro si giustificò affermando testualmente: "Quando uno fa una porcata e non se ne rende conto è un altro tipo di riscontri rispetto a quando uno lo fa volutamente...". Da quel momento la Legge Calderoli fu denominata Porcellum.
Da Wikipedia: " Fu approvata con i voti della maggioranza parlamentare (principalmente Forza Italia, Alleanza Nazionale, Unione dei Democratici Cristiani, Lega Nord), senza il consenso dell'opposizione (principalmente Italia dei Valori, Democratici di Sinistra, Margherita, Rifondazione comunista), che l'ha duramente criticata e contrastata. Ha modificato il precedente meccanismo misto, per 3/4 a ripartizione maggioritaria dei seggi, in favore di un sistema proporzionale corretto, a coalizione, con premio di maggioranza ed elezione di più parlamentari contemporaneamente in collegi estesi, senza possibilità di indicare preferenze". In pratica i candidati se li scelgono i partiti e noi li ratifichiamo col voto. Una sorta di pratica plebiscitaria medievale.
Il partito di riferimento del "ministro per le riforme suine", la Lega, sta cercando di boicottare i referendum, fissati per il 21 e il 22 giugno 2009 contemporaneamente ai ballottaggi per le elezioni amministrative locali. Di fatto, la scelta di tali date ha suscitato moltissime polemiche, dal momento che il 6 ed il 7 giugno si vota per l'Europarlamento. Accorpare le due consultazioni in un "election day", come era stato proposto, avrebbe garantito un risparmio di circa 400 milioni di euro che, dati i tempi che corrono, male non fanno. Ma la mossa è chiara: ostacolare il raggiungimento del quorum e, quindi, scongiurare l'abolizione della possibilità per i partiti di unirsi in coalizione. In questo modo, infatti, il premio di maggioranza andrebbe alla singola lista che raccoglie da sola più voti. In soldoni, ad oggi la Lega non conterebbe nulla mentre il PDL avrebbe lo strapotere assoluto. Ma il Carroccio si difende giustificando la scelta di non accorpare il referendum alle altre votazioni con il rischio di confusione da parte dell'elettore o sollevando dubbi di incompatibilità costituzionale. Certo è che, comunque vada, cadremo dalla padella alla brace...se passasse il referendum, infatti, chi non scommetterebbe 1 centesimo sulla tentazione di un ulteriore consolidamento assolutistico del proprio potere da parte del Premier?

 

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