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3 gennaio 2010

Considerazioni di un cittadino qualunque sul 2009 appena trascorso

Fini, D'Alema, Dell'Utri, Il Fatto Quotidiano vs. i giornalisti di Regime, la Moratti e la via da dedicare a Craxi...

 


1 gennaio 2010

L'ANNO CHE E' STATO

E’ il 31 dicembre e, in attesa del consueto messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica, vorrei permettermi di fare un paio di considerazioni su questo 2009 che ci apprestiamo a salutare.

Porre Berlusconi al centro della breve analisi di questi dodici mesi sarebbe fin troppo ovvio, per cui mi concentrerò su avvenimenti e personaggi legati comunque a doppio filo al Premier ed in generale alla politica ed alla società italiana, nel bene e nel male. Legati sì, ma brillanti di luce propria e, pertanto, meritevoli di considerazione.

Un augurio, ed è l’unico che mi sento di fare, a tutti gli italiani onesti. Soprattutto agli italiani in difficoltà che stanno lottando con i denti per mantenere il posto di lavoro. La loro sofferenza, la loro disperazione nei Tg sono diventate, al massimo, notizie di contorno fra un servizio sui regali di Natale ed un altro sul cenone.

Gianfranco Fini. Il 23 novembre scorso scrissi: “Un uomo politico dalle due facce…leader di un partito traghettato dal post-fascismo alla destra laica e democratica, insofferente all’alleanza di governo con un partito xenofobo come la Lega e lontano dalle logiche di sudditanza e totale identificazione con il capo tipiche dei berluscones, da una parte. Compiacente e silente Ministro degli Esteri o Presidente della Camera e firmatario della “legge Bossi-Fini” sull’immigrazione, dall’altro”. Il mio giudizio negativo nei confronti di questa ambigua attitudine non è cambiato. Allo stesso modo, riconosco che, anche fosse solo per un mero tornaconto politico, il Presidente della Camera è stato all’altezza della sua carica istituzionale, molto più del Presidente Napolitano (Berlusconi è ovviamente fuori classifica).

Massimo D’Alema. Il solito baffetto furbetto, sempre disponibile all’inciucio e sempre perdente, comunque vada a finire. Il 14 ottobre si incontrò con Berlusconi e Letta, furtivamente, per rinnovare il Dalemoni che tanti frutti ha sempre dato (a Berlusconi…). Dopo essersi ripreso il controllo del PD(nelle sembianze di Bersani) è stato bocciato come Mr Pesc. Adesso verrà sistemato alla presidenza del Copasir. E chi è più esperto di lui in inciuci, segreti e operazioni sotto banco? Lo scorso 16 ottobre commentai che “D’Alema che fa finta di opporsi al Premier e poi inciucia alla prima occasione, è roba vecchia… Proprio nel momento in cui il Premier sembra essere nuovamente alla frutta, la spalla dell’amico Massimo è pronta a sorreggerlo. Ecco, la triste morale di questa storia è che la democrazia e l’alternanza in Italia non possono esistere: maggioranza ed “opposizione” continuano a spartirsi la torta ed a essere sfacciatamente una cosa sola”.

Marcello Dell’Utri. Le “minchiate” del pentito Spatuzza sarebbero state “smentite” dal mafioso Filippo Graviano. Dunque, vediamo se ho capito bene. Un pentito racconta delle presunte frequentazioni mafiose di Dell’Utri e Berlusconi. Il boss (che, fra l’altro, nega ancora di essere mai appartenuto a Cosa Nostra) non conferma. Tanto basta per la sentenza a reti unificate: innocenti, diffamati! Spatuzza bugiardo, Graviano “uomo che appare cambiato”, come lo stesso senatore siciliano lo definisce. Il rovesciamento della realtà è servito. In quest’Italia è prassi consolidata.

Il Fatto Quotidiano e Filippo Facci. Perché accosteremmo questi due elementi agli antipodi fra loro? Non lo faremmo se non fosse che il giornalista dalla bocca storta, dai capelli tinti coi biondi riflessi non avesse dichiarato “Non ho ancora mai incontrato uno che legge il Fatto e non mi paresse un perfetto cretino”. Uno dei servetti di Arcore più dediti, trombato da Il Giornale all’arrivo di Feltri e passato quindi al secondo organo di Regime su carta stampata, Libero. Adesso piange miseria e prova anche a fare l’indipendente parlando male della Carfagna e denunciando il ridimensionamento della libertà di stampa (intervistato in una puntata di Annozero). Nel contempo, Il Fatto, che non ha padroni e non prende contributi statali, informa senza censure i cittadini. Chi è il “cretino” adesso? Facci…ridere.

Letizia Moratti e Bettino Craxi. Il sindaco di Milano vuole dedicare una via o un parco della città a Craxi per (fra gli altri meravigliosi meriti che è possibile riconoscergli) "la sua politica internazionale illuminata". Secondo me anche la politica economica di Craxi "è stata una politica illuminata"! E' il tangentaro che ha fatto più soldi di tutti!

Buon anno a tutti i cittadini onesti e, citando Salvatore Borsellino, “resistenza, resistenza, resistenza!”
16 ottobre 2009

SILVIO E L'AMICO MASSIMO, UN AMORE ETERNO

Suggerisco di andare a teatro a vedere le repliche di Promemoria, il racconto di Marco Travaglio sugli ultimi quindici anni di storia italiana. Oppure di acquistare il libro/dvd. E poi di focalizzare l’attenzione sulla parte in cui il giornalista racconta di quanto accaduto nel quinquennio in cui il centro-sinistra ebbe in mano le redini del Paese, durante la XIII legislatura (1996-2001). Dopo aver abilmente rovesciato Prodi ed averlo sostituito come Presidente del Consiglio, Massimo D’Alema diede il via alla parabola discendente del centro-sinistra che avrebbe riportato in auge Silvio Berlusconi, vincitore nella tornata elettorale del 2006. D’altronde quella non sarebbe stata l’ultima volta in cui l’amico Massimo, come lo definì il Cavaliere, e più in generale la sua coalizione di riferimento avrebbero avuto il “merito” di riportare in vita Berlusconi da una morte politica che sarebbe stata altresì inevitabile. Non dimentichiamoci che una delle prime azioni di Veltroni, dopo la sua elezione a segretario del neonato PD, a fine 2007, fu quella di instaurare un dialogo con l’opposizione. E non con la Lega o Fini ma con un ormai emarginato e sempre più solo Berlusconi, su cui i suoi alleati avevano messo una croce gigante. Ebbene, il dialogo produsse un ulteriore indebolimento dell’esecutivo di Prodi e l’ennesimo rilancio del “presidente operaio”, rinvigorito più che mai. Ed i suoi alleati dovettero abbandonare ogni velleità identitaria tornando (soprattutto Fini) con la coda fra le gambe all’ombra del Cavaliere. Ma l’amico Massimo non lo batte nessuno. Dovremmo dunque sorprenderci dell’incontro furtivo fra lui e Berlusconi, con l’intermediazione del fido Gianni Letta, il 14 ottobre a Villa Madama, in occasione della presentazione dell’alleanza fra Malpensa e Fiumicino? Neanche per sogno. D’Alema che fa finta di opporsi al Premier e poi inciucia alla prima occasione, è roba vecchia. D’altronde lo ha ribadito chiaramente anche lui durante questo improvvisato tête a tête: “Presidente, io sono sempre pronto”. Eh sì, perché già nel 1996, governo Prodi, mentre Berlusconi era imputato a Milano per tangenti e falso in bilancio ed indagato a Palermo, Caltanissetta e Firenze per mafia, D’Alema accorse per la prima volta in suo soccorso bevendosi la storia del cimicione, la microspia che Berlusconi si era ritrovato in casa e per la quale aveva subito gridato (tanto per cambiare) alle solite “toghe rosse” spione. Poi si scoprirà che la cimice era stata piazzata da un impiegato del servizio di sicurezza dello stesso Cavaliere, nel tentativo di valorizzare il lavoro di bonifica dell’abitazione che gli era stato commissionato. Poco male, l’amore litigarello fra i due politici era ormai iniziato. E fra i contrasti ed i litigi tipici di ogni coppia, arriviamo ai giorni nostri. D’Alema si sta riprendendo la leadership del PD sotto le mentite spoglie di Bersani e, prima ancora dell’incontro di Villa Madama, lancia già segnali inequivocabili richiamando i suoi alla responsabilità, tirando fuori la solita manfrina dell’antiberlusconismo che non paga (usata spesso e volentieri dagli esponenti del PD per giustificare la loro vergognosa connivenza con la maggioranza) ed, infine, abbandonandosi al ritorno di fiamma. Proprio nel momento in cui il Premier sembra essere nuovamente alla frutta, la spalla dell’amico Massimo è pronta a sorreggerlo. Ecco, la triste morale di questa storia è che la democrazia e l’alternanza in Italia non possono esistere: maggioranza ed “opposizione” continuano a spartirsi la torta ed a essere sfacciatamente una cosa sola (vogliamo parlare dello scudo fiscale?). D’Alema ed i suoi seguaci sono un altro maledetto cancro di questo paese ormai in metastasi, uguali in tutto e per tutto ai berluscones. Perché Berlusconi serve a D’Alema per rimanere a galla e senza un Berlusconi non esisterebbe un D’Alema. La speranza è che crollino, un giorno, ed allora crollerà tutta l’impalcatura. Il problema è quando. D’altro canto, si dice che il vero amore non finisca mai…


10 settembre 2009

Marino, chi era costui?

 
Il PD è una barca che affonda, una copia sbiadita e perdente del PDL. Un partito che cerca i voti dei moderati (che invece scelgono puntualmente il PDL, cioè ovviamente l'originale). I suoi dirigenti si preoccupano del congresso di ottobre dove verrà eletto il nuovo leader mentre il Paese crolla schiacciato dalle "scarpe chiodate" del governo Berlusconi. I soliti noti stanno cercando di riappropriarsi della "stanza dei bottoni" del partito.
I candidati sono tre: Bersani cioè D'Alema, Franceschini e Marino. La competizione però è ridotta ai primi due. Peccato che Marino forse sia il più equilibrato e questo è il motivo per cui è tagliato fuori dalla corsa alla segreteria del PD sin dall'inizio. Lui parla di un partito che dovrebbe stare a sinistra, che dovrebbe allearsi con Di Pietro ed i Radicali invece di ripudiarli. Bersani cioè D'Alema cerca invece un'intesa con l'UDC di Casini e neanche Franceschini la disdegnerebbe. Quegli altri neanche li vogliono sentir nominare.
Ecco, uno di questi due sarà il nuovo timoniere della barca che affonda lentamente ed inesorabilmente.



17 febbraio 2009

CAPPELLACCI, LA SARDEGNA E L’INVASIONE DEI CLONI SFIGATI

Cappellacci è il nuovo Governatore della Sardegna. Il PD è stato pesantemente sconfitto (di nuovo). Gli esponenti del PDL riservano ai colleghi del PDmenoelle (mai definizione fu più azzeccata) battute di scherno. E come dargli torto? Il Partito Democratico perde ovunque, come una nave che lentamente, ma inesorabilmente, sta affondando. E con (de)merito, direi.

La vittoria di Cappellacci (chi???) in Sardegna fa parecchio riflettere. Intanto perché si tratta di una vittoria di regime, nel senso che la campagna elettorale è stata condotta in prima persona dal Presidente del Consiglio con mezzi di Stato e l’appoggio della stampa tutta, prona e compiacente come sempre. Silvio volava in Sardegna, parlava per ore alla folla, poi lasciava a Cappellacci (chi???) giusto quei quindici minuti ma “fai in fretta che dobbiamo andare”. Il TG5, per esempio, non più tardi di giovedi scorso lanciava un servizio “imparziale” sulle imminenti elezioni regionali. Il giornalista di regime in versione sarda intervistava Cappellacci (chi???) e poi “ queste sono, invece, le dichiarazioni del candidato del PD, Renato Soru…” con il “simpaticissimo” leader del centrosinistra sardo che declinava l’invito a rispondere alla domanda “voi cosa proponete per la Sardegna?” rimandando il tutto, semmai, a dopo la registrazione di una fantomatica trasmissione televisiva a cui si stava recando. Insomma, trappola mediatica nella quale Soru, portatore della ridicola arroganza tipica della sinistra perdente (D’Alema docet), si è buttato a pesce…

E poi c’è l’inevitabile considerazione sul carrozzone del Partito Democratico: un po’ dialogante, un po’ oppositore; un po’ cattolico, un po’ laico; spesso con Casini ma pochissimo con Di Pietro; inesorabilmente beccato con le mani nel sacco, ad inciuciare con i faccendieri a Napoli e poi pronto a fare l’occhiolino al Cavaliere su riforma della Giustizia ed intercettazioni. Insomma, gli esponenti del PD sembrano dei “cloni sfigati” di quelli del PDL. L’unica differenza (ed è davvero l’unica!) fra i due gruppi è che quelli vincono, questi invece perdono (sempre).


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29 dicembre 2010 La fine dell'anno La fine dell'anno è arrivata. Il primo decennio del  XXI secolo si è concluso. Ho riascoltato i discorsi di fine anno dei nostri Presidenti della Repubblica. Qualcuno leggeva altri andavano a memoria. Gli argomenti? Disoccupazione, emigrazione, terrorismo, studenti, assassini comuni e politici.  la costanza di tali elementi  mi è ... (continua) Leggi tutto

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