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8 aprile 2010

Lavoratori: pagano sempre loro

Il mese di aprile si apre con due comunicati stampa relativi a due annosi problemi che affliggono l’Italia del lavoro. Da un lato, la CGIL Lombardia/Milano denuncia l’ennesima morte in un cantiere. Dall’altro, gli impiegati della Telecom annunciano la mobilitazione contro la crisi nera in cui versa la compagnia telefonica.

In entrambe le situazioni, ovviamente, a pagare sono sempre gli stessi soggetti: manco a dirlo, i lavoratori.

Proprio stamattina (8 aprile 2010), in un cantiere edile di Peschiera Borromeo ha perso la vita, per una caduta dall’alto, un operaio italiano di 55 anni, mentre un ragazzo kosovaro di 28 anni è rimasto ferito. Un incidente che porta a 18 il numero dei morti sul lavoro dall’inizio del 2010 nella sola Lombardia, un dato più alto rispetto allo stesso periodo del 2009.

“Nonostante la forte attenzione messa in campo dalla nuova legislazione e dagli innumerevoli protocolli d’intesa tra le parti sociali e le istituzioni…di lavoro si continua a morire”, hanno sottolineato Oriella Savoldi e Tiziana Scalco, segretarie responsabili delle  politiche salute e sicurezza della CGIL Lombardia e della CGIL di Milano.  Le due rappresentanti hanno inoltre espresso “una grande preoccupazione per la facilità con la quale ancora si trascurano e non si rispettano le regole più elementari della sicurezza nei cantieri”.

Una delle principali cause di questo drammatico andamento, denuncia il sindacato, è “la corsa al risparmio sul costo del lavoro da parte delle imprese”.  Le aziende, che mettono spesso e volentieri il profitto al primo posto, cercano di far fronte alla crisi tagliando i costi della tutela della salute e della sicurezza, considerati come secondari.

Il profitto, dunque. Ne sanno qualcosa i lavoratori di Telecom Italia che, nella loro lettera aperta ai cittadini, annunciano la mobilitazione con queste parole: “Noi ce la mettiamo tutta per darti un buon servizio, ma noi per primi paghiamo le scelte sbagliate di manager e dirigenti di investire sempre meno”. Gli stessi manager che da tempo ormai “preferiscono pagare alti dividendi agli azionisti e darsi stipendi faraonici, senza proporre una reale strategia di rilancio della nostra azienda”.

E pensare che qualche anno fa la Telecom contava oltre 120 mila dipendenti, investiva miliardi per le nuove tecnologie e poteva vantarsi di non avere debiti. Oggi il personale si è ridotto a meno della metà e l’azienda, sempre più povera e piccola, viene divisa dall’attuale management in uno spezzatino, “costituendo scatole vuote dove poi centinaia di noi possono esser oggetto di procedure di licenziamento (informatici, amministrativi, ecc.)”, spiegano ancora i lavoratori. E all’orizzonte si profilano gli “esuberi” tipici di queste situazioni problematiche: “Loro li chiamano efficentamenti, noi li chiamiamo per quello che sono: licenziamenti”.

Insomma la ruota gira sempre dalla stessa parte. Ma per quanto ancora?

***

 

"FIRMATUTTO" NAPOLITANO COLPISCE ANCORA: VIA LIBERA AL "LEGITTIMO IMPEDIMENTO" (7 APRILE 2010)

 


27 marzo 2010

Voterò MoVimento 5 Stelle

 

Voterò MoVimento 5 Stelle in Lombardia (dove risiedo) perché il nostro Paese ha bisogno di un po' di "antipolitica". E non mi riferisco all' "antitesi" della politica in quanto tale, ma all' "antidoto" a questa politica, quella dei nostri governanti. Sono stufo, ad ogni tornata elettorale, di dover pescare il meno peggio da una casta affaristico-mafiosa i cui membri si sorreggono a vicenda, a dispetto del loro simbolo di facciata.
Ecco, cominciare a mandare dei cittadini, che si faranno terminali delle necessità e delle richieste di altri cittadini che li hanno votati, prima nei comuni e adesso nelle Regioni, a mio parere, è il primo passo (o forse l'ultimo disponibile) per provare a buttare giù questo sistema che ci ammorba da decenni.
Voglio dei "cittadini pagati a progetto" sulla base di quello che faranno per la propria società. Voglio che si ritorni alla politica vera, fatta dalla gente per la gente. Ecco perché voterò Vito Crimi del MoVimento 5 Stelle.
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29 dicembre 2010 La fine dell'anno La fine dell'anno è arrivata. Il primo decennio del  XXI secolo si è concluso. Ho riascoltato i discorsi di fine anno dei nostri Presidenti della Repubblica. Qualcuno leggeva altri andavano a memoria. Gli argomenti? Disoccupazione, emigrazione, terrorismo, studenti, assassini comuni e politici.  la costanza di tali elementi  mi è ... (continua) Leggi tutto

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