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19 maggio 2011

Mega-flop Sgarbi: la sua autocelebrazione non fa ascolti e la Rai sospende il programma

Nella prima (ed unica) puntata del suo nuovo programma, Vittorio Sgarbi attacca a testa bassa alcuni giornali, fra cui Il Fatto Quotidiano e Repubblica, definendoli "falsari".

Il sindaco di Salemi era furioso per le notizie su Giuseppe Giammarinaro, detto "Pino terremoto", politico locale dalle amicizie quantomeno dubbie, il quale avrebbe esercitato un controllo sul Comune amministrato da Sgarbi. Ma lui intima: “Non consentirò ai magistrati di umiliare Salemi [...] Quello che avete letto dà la sensazione di essere una macchina costruita per ostacolare la mia trasmissione. La mia è l’unica versione, non sono un mafioso e non frequento mafiosi”.
E Sgarbi ne ha anche per Oliviero Toscani, ex assessore della cittadina siciliana, reo di aver parlato, per primo, del malaffare a Salemi.
Tutti contro di lui, tutto studiato a tavolino da una sorta di intellighenzia della carta stampata per affossare il suo programma e non farlo andare in onda…ma a quello in realtà ci hanno pensato gli ascoltatori.

Il titolo della trasmissione è già un buon punto di partenza, in questo senso: “Ci tocca anche Vittorio Sgarbi… Or vi sbigottirà”. Il tema della prima puntata sarebbe il padre, ma Sgarbi si dedica principalmente all'autocelebrazione e all’autocompiacimento.

Ed è un flop probabilmente annunciato ma che è costato caro: ben 1,5 milioni di euro ("Chi l’ha visto", che ne costa 85.000, ha registrato il doppio dello share).
Il conduttore, nella conferenza stampa successiva all’annuncio della sospensione, se la prende con il pubblico che, a suo dire, non sarebbe in grado di recepire la cultura. Ma sembra piuttosto che l’anchorman, spesso ospite di programmi della televisione pubblica e privata perché i suoi modi e le sue uscite aumenterebbero l’audience, in realtà abbia proprio stufato con la sua aggressività caciarona che non ammette critiche o dissensi. Ancor di più se usa la prima serata della rete ammiraglia della RAI per parlare di sé.

La lettura dei dati d’ascolto porta ad un semplicissimo ragionamento: i monologhi di Saviano (che Sgarbi definisce “compiaciuto nel rappresentare un’Italia brutta”) suscitano l’interesse del pubblico e fanno il record di ascolti. Quelli di Sgarbi non se li fila nessuno…
Soprattutto la strana storia dei pesi e dei contrappesi televisivi spacciata per “par condicio” ancora una volta non regge. Se c’è Santoro che viene seguito da milioni di telespettatori, sperano di offuscarlo o contrastarlo piazzando Ferrara dopo il TG1 ma vengono prontamente smentiti da numeri impietosi. Poi Sgarbi che, respinto al mittente quando Masi cercava di imporlo a Santoro come contraltare a Marco Travaglio, annuncia di voler battere l’audience registrata per “Vieni via con me” di Saviano. E sappiamo com’è andata a finire.

La dolce sensazione è che piano piano la fortezza del sultano si stia sgretolando. Forse sperare che gli italiani si stiano svegliando dal sonno in cui sembrano essere crollati nell’ultimo ventennio è troppo. Ma…


7 gennaio 2010

Le perle di Angelino Jolie...

Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, presente al vertice a Reggio Calabria, ha spiegato che "la parola ‘ndrangheta sarà inserita nei testi di legge dello Stato...Vogliamo colmare così una lacuna nella legislazione nazionale, in cui fino adesso si è citata soltanto la mafia".

Ecco perché fino ad ora non avevano fatto nulla per combatterla, non capivano cosa fosse!

 


9 settembre 2009

La mia domanda a "La Repubblica"...ed ai giornalisti "non allineati" in generale.

Approfittando del suo "filo diretto" con gli ascoltatori di lunedi 9 settembre, provo a porre via e-mail una domanda al Direttore Ezio Mauro. Purtroppo, come prevedevo, non è stata letta...
Beh, la ripropongo qui...e non mollo.



17 giugno 2009

Il sogno di riscoprire la questione morale






20 gennaio 2009

APICELLA VA, KAKA RESTA

Vediamo se ho capito bene.
- L'inchiesta “Why not” viene avocata all'ex pm di Catanzaro, Luigi De Magistris, che viene trasferito.
- Il Procuratore Generale di Salerno, Luigi Apicella, decide di indagare sulle modalità e sulle cause che hanno portato a questa decisione e dispone il sequestro degli atti. Ovviamente, essendo Salerno competente ad indagare su Catanzaro, tutto è perfettamente legittimo.

- A questo punto, però, Catanzaro reagisce e comincia ad indagare, a sua volta, su Salerno. Insomma le procure “si indagano a vicenda”. Ma il problema è che, in realtà, Catanzaro non potrebbe indagare su Salerno perché su quest’ultima è la procura di Napoli ad essere competente.
- Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ad ogni buon conto focalizza la propria attenzione solo su Apicella.
Ad Alfano tutto il resto non interessa. De Magistris ha torto a prescindere e se Apicella prova a far luce sulla vicenda (e magari scopre anche che De Magistris potrebbe avere ragione), allora anche il Pg di Salerno va cacciato per “assoluta spregiudicatezza, mancanza di equilibrio e atti abnormi nell’ottica di una acritica difesa del PM De Magistris con l’intento di ricelebrare i processi che sono stati a lui avocati”. Che tradotto in termini pratici significa non aver fermato, ed anzi aver appoggiato, una valida indagine dei suoi sostituti, Nuzzi e Verasani.

- Quattro indagati fanno ricorso al Tribunale del Riesame di Salerno per chiedere l’annullamento del decreto di perquisizione. Il ricorso, meraviglia delle meraviglie, viene respinto.
- Ma ormai i dado è tratto. E’ solo questione di tempo. Alfano tuona: sospendetelo e toglietegli lo stipendio! Trasferite i suoi sostituti! E puntuale come un orologio svizzero, arriva la decisione della Sezione disciplinare del Csm di sospendere dalle funzioni e dallo stipendio il Pg di Salerno Luigi Apicella e di trasferire 4 pm.

L’associazione familiari vittime della mafia, per bocca del presidente Sonia Alfano (che con il “brillante” ministro condivide, suo malgrado e fortunatamente, solo il cognome) valuta come con questa mossa il Csm abbia “scritto una delle pagine più nere della recente storia italiana”.

Almeno Kaka è rimasto al Milan e non è stato “trasferito” al Manchester. Non si possono tenere tutti, no? A qualcuno bisognava pur rinunciare…


24 novembre 2008

Promemoria: 15 anni di disastri politici italiani

Milano, 23 novembre 2008. Teatro Ciak.
Si tratta di una delle pochissime voci fuori dal coro, un'anomalia libera dell'informazione. Uno che parla chiaro, che racconta i fatti senza remore politiche. Lo fa ovunque glielo permettano. In tv da Santoro, su internet (fino a quando la rete sarà ancora un baluardo contro il bavaglio dell’informazione italiana), in alcuni (pochissimi) giornali e a teatro.

E a me Travaglio piace molto. Mi piace il suo essere critico a 360°. Perché al giorno d’oggi, riguardo alla politica italiana, puoi solo avere due atteggiamenti: o ti schieri dalla parte di qualcuno come fa il 99% dei giornalisti italiani e diventi, come minimo, simpatizzante di questo o quel partito, se non addirittura servo; oppure racconti con coraggio e caparbietà i fatti per come sono respingendo ogni condizionamento e non guardando in faccia nessuno. E Travaglio, ha scelto questa seconda via. Una via morale. E criticare la situazione attuale a 360° non significa voler essere disfattisti a tutti i costi. Infatti, sfido chiunque a dire che la situazione politica del nostro Paese, oggi, possa essere fotografata in modo diverso (certo, un servo parlerebbe del suo padrone in termini entusiastici, ma non è il caso di Travaglio).

Promemoria è un viaggio attraverso 15 anni di storia politica italiana, partendo da Tangentopoli e Mani Pulite per arrivare alle ultime elezioni rivinte dal cavaliere.
In mezzo ci sono degli excursus sull’ascesa di Berlusconi, i suoi legami a doppio filo con Dell’Utri e la mafia, l’iniquità e l’immoralità dell’opposizione di centro-sinistra.

Nel 1994 Berlusconi scese in campo e, per farsi eleggere, gridava ‘Viva Di Pietro, viva Mani Pulite, abbasso la Mafia’; nel 2008 si è fatto rieleggere demonizzando Di Pietro e la magistratura ed affermando che Mangano era un eroe”, un cerchio che si chiude. Gli italiano lo votarono allora perché, di fronte allo sfascio della vita pubblica del nostro Paese, volevano sentirsi dire ciò che l’unto dal Signore dichiarava. Gli stessi italiani, dimentichi della propria storia recente, lo hanno rivotato sentendosi dire tutto il contrario. D’altronde siamo i maestri del Revisionismo.
Da noi tutti, prima o poi, vengono riabilitati.

Un paio di chicche raccontate da Travaglio: la storia di quando a Montanelli, invitato a visitare il mausoleo di Arcore, fu offerto il sesto loculo vicino a quelli destinati a Berlusconi, Previti, Dell’Utri, Confalonieri ed Emilio Fede (potete immaginare l’ilarità della vicenda e la risposta di Montanelli). Oppure la retata della Guardia di Finanza nella casa del tangentaro Poggiolini. Per non parlare dello stupidario berlusconiano, fatto di gaffe a raffica e contraddizioni continue.

Purtroppo, la sensazione che ho avuto, alla fine dello spettacolo, è quella di quando, come nei film comici, si passa dalla risata sguaiata al pianto in un attimo. Abbiamo riso di storie che sembrano surreali, e proprio per questo producono ilarità, ma quando smetti di ridere, ti rendi conto del fatto che non si tratta di barzellette.
È tutto vero. E l’amarezza prende il sopravvento.

Promemoria - Marco Travaglio sull'ascesa di Berlusconi


Promemoria: Marco Travaglio su Dell'Utri, Berlusconi e la mafia


Promemoria: Marco Travaglio sul 1996-2001 del centro-sinistra

9 settembre 2008

Io sono fiero di essere siciliano...io mi vergogno di essere siciliano

Quest'estate ho avuto modo di passare più tempo del solito nella mia terra, la Sicilia. Forse non l'avevo notato o forse si è da poco sviluppata questa tendenza ma tutte le zone turistiche dell'isola offrono dei gadget che sponsorizzano un fenomeno per cui abbiamo, ahimé, fama internazionale: la mafia.

Immaginiamo questa situazione. Sono un turista straniero (ma anche italiano andrebbe bene), vado in Sicilia in vacanza. Faccio il bagno in uno dei tanti bellissimi pezzi di costa, mangio una granita con brioche, godo delle molte bellezze artistiche che questa regione possiede e magari decido di comprare un souvenir da portare a casa mia. Mi avvicino a una bancarella e posso scegliere fra la maglietta del Padrino, quella dell'omino con la lupara oppure quella del "non vedo non sento non parlo". Poi se guardo meglio, fra le altre cose, trovo anche il carretto siciliano o la trinacria.

Ma la mia attenzione, così imbevuta di notizie di cronaca nera, di storie malavitose e di film su gangster americani, ormai si concentra solo su quello. E' la realizzazione delle mie fantasie: sono in una terra di mafia e posso portare a casa un trofeo, testimonianza ed espressione di una cultura evidentemente comune e comunemente accettata e procrastinata.
Insomma che la Sicilia sia mafia e che tutti i siciliani siano mafiosi è proprio vero. Compro uno dei suddetti souvenir e quando tornerò a casa potrò raccontare ai miei amici le storie di queste genti e questi luoghi che ho osservato con la lente del pregiudizio. E d'altronde, se loro stessi mi vendono quest'immagine, il rischio di essermi sbagliato non c'è. Anzi direi che la riconoscono e ne vanno fieri.

Vedo un distinto signore passare per strada: mafioso. Vedo un ragazzino in bicicletta: sicuramente un piccolo delinquente pronto a rubarmi il portafogli. Vedo una donna fare la spesa: moglie di un mafioso. Mi sembra di essere in un film.
Ora, vendere le proprie vergogne sarà forse redditizio ma è certamente triste. Una T-shirt del Padrino, con quel bel profilo di Marlon Brando, vende più di una maglia di Falcone o Borsellino, no? Quindi piuttosto che spiegare a chi viene a trovarci con quella convinzione che non siamo tutti mafiosi, che c'è gente che rischia la vita o è morta per lottare contro la mafia, preferiamo metterci tutti la maschera da mafioso e venderci come delle puttane prive di dignità.

"Io sono fiero di essere siciliano...io mi vergogno di essere siciliano"


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