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1 novembre 2009

"Fiducia nelle forze dell'ordine"? Io non mi fido più...

 "Massima fiducia nelle forze dell'ordine", si dice sempre ai piani alti. Come fai a fidarti quando vengono fuori storie come quella di Stefano Cucchi? Quando i colpevoli dell'incursione programmata alla Diaz durante il G8 di Genova rimangono impuniti? Quando Spaccarotella viene condannato per omicidio "colposo" (e non "volontario")? E Aldo Bianzino? Federico Aldrovandi? Le loro morti gridano giustizia!
Della morte di Cucchi, il ministro La Russa ha detto che "non ho strumenti per accertare, ma sono assolutamente certo del comportamento corretto dei carabinieri in questa occasione". Se non hai gli elementi per valutare, mi chiedo, come puoi affermarlo con tanta sicurezza? Beh...a prescindere. "La divisa non si processa", dice qualcuno...
Fidarsi, eh? Io non mi fido più...

 

17 settembre 2008

La società della violenza e della disinformazione.

Un giovane italiano di origine africana, il diciannovenne Abdul Guiebre, dopo una serata passata per locali con gli amici, si ferma in un bar vicino alla stazione centrale di Milano. Probabilmente il ragazzo ruba dei biscotti e si allontana. I gestori, padre e figlio, decidono di seguirlo e, una volta raggiunto, lo colpiscono ripetutamente con una spranga fino ad ucciderlo. Questi sono i fatti.
Il giorno dopo, i quotidiani pubblicano la notizia in prima pagina. "Il Giornale", nel titolo, da particolare risalto al fatto che la Sinistra abbia subito gridato al razzismo, "che non c'è", precisa il foglio.
Ora, al di là di quello che gli inquirenti abbiano potuto dichiarare (che l'omicidio non è stato a sfondo razzista), mettere in risalto il lato, diciamo così, politico della vicenda dando subito voce agli oppositori del governo per smentirli allo stesso tempo, è dal mio punto di vista cattivo, anzi pessimo, giornalismo. La vicenda diventa lo sfondo sbiadito di una nuova polemica politica fra chi governa e chi sta all'opposizione. E i giornali la cavalcano.
Nessuno, invece, si chiede come si possa arrivare a tanto. Cosa possa spingere ad un tale massacro. La beffa di un pacchetto di biscotti? L'ingiustizia subita perché qualcuno vuole toglierti il frutto del tuo lavoro?
Ed ancora, qualcuno ha parlato per caso di "emergenza sicurezza", di impellente necessità di forze di polizia e militari per sorvegliare le strade delle città? No, nessun commento. Ed è ovvio che la morte di un italiano per mano di un extracomunitario equivale alla morte di un extracomunitario (o italiano di origine straniera, come in questo caso) per mano di un italiano. Cambiando l'ordine degli addendi, il prodotto non dovrebbe cambiare.
Ma cosa autorizza un essere umano a pensare che per difendere i propri diritti (come il diritto a non essere derubato) è giusto usare la violenza, o addirittura un'arma? Io un'ipotesi la farei. Qualcuno, in un determinato momento, ha deciso che la soluzione a tutti problemi del cittadino comune era mettergli in mano una pistola invitandolo implicitamente a sparare a vista in caso di pericolo (reale o presunto che fosse).
La riforma sulla legge della legittima difesa del 2006, aggiungendo due commi all’articolo 52 del Codice Penale, trasformò in non più punibile chi si difende da un’aggressione sparando o colpendo il malvivente con un’arma da taglio, con un corpo contundente, a patto che vi sia pericolo d’aggressione e non vi sia desistenza da parte dell’intruso. Il principio di "proporzione della difesa rispetto all'offesa" venne allargato, oltre che alla salvaguardia della propria incolumità, anche a quella dei beni (casa o attività professionale).
Una riforma da far west che alimenta ed offre il fianco all'odio, alla diffidenza ed alla giustizia sommaria. E non c'è da stupirsi se il passo verso un'interpretazione della norma in chiave del tutto garantista della violenza sia stato brevissimo, quasi impercettibile.
Attenti alla mia vita? Ti uccido prima. Attenti alla mia proprietà? Ti uccido prima. Questo è il tragico equivoco che molti italiani hanno metabolizzato dopo l'approvazione del provvedimento.
E' fuori dubbio che parlare di governo ed opposizione, prendendo le parti degli uni o degli altri nella solita corrida a cui siamo abituati, anche quando invece si dovrebbero fare i conti con un altro aberrante caso di deviazione sociale provocata da chi in teoria dovrebbe governare per il bene della comunità, è la soluzione migliore per chi chiude gli occhi, si tappa le orecchie ed attende che smetta il clamore.
Riposa in pace.


9 settembre 2008

Io sono fiero di essere siciliano...io mi vergogno di essere siciliano

Quest'estate ho avuto modo di passare più tempo del solito nella mia terra, la Sicilia. Forse non l'avevo notato o forse si è da poco sviluppata questa tendenza ma tutte le zone turistiche dell'isola offrono dei gadget che sponsorizzano un fenomeno per cui abbiamo, ahimé, fama internazionale: la mafia.

Immaginiamo questa situazione. Sono un turista straniero (ma anche italiano andrebbe bene), vado in Sicilia in vacanza. Faccio il bagno in uno dei tanti bellissimi pezzi di costa, mangio una granita con brioche, godo delle molte bellezze artistiche che questa regione possiede e magari decido di comprare un souvenir da portare a casa mia. Mi avvicino a una bancarella e posso scegliere fra la maglietta del Padrino, quella dell'omino con la lupara oppure quella del "non vedo non sento non parlo". Poi se guardo meglio, fra le altre cose, trovo anche il carretto siciliano o la trinacria.

Ma la mia attenzione, così imbevuta di notizie di cronaca nera, di storie malavitose e di film su gangster americani, ormai si concentra solo su quello. E' la realizzazione delle mie fantasie: sono in una terra di mafia e posso portare a casa un trofeo, testimonianza ed espressione di una cultura evidentemente comune e comunemente accettata e procrastinata.
Insomma che la Sicilia sia mafia e che tutti i siciliani siano mafiosi è proprio vero. Compro uno dei suddetti souvenir e quando tornerò a casa potrò raccontare ai miei amici le storie di queste genti e questi luoghi che ho osservato con la lente del pregiudizio. E d'altronde, se loro stessi mi vendono quest'immagine, il rischio di essermi sbagliato non c'è. Anzi direi che la riconoscono e ne vanno fieri.

Vedo un distinto signore passare per strada: mafioso. Vedo un ragazzino in bicicletta: sicuramente un piccolo delinquente pronto a rubarmi il portafogli. Vedo una donna fare la spesa: moglie di un mafioso. Mi sembra di essere in un film.
Ora, vendere le proprie vergogne sarà forse redditizio ma è certamente triste. Una T-shirt del Padrino, con quel bel profilo di Marlon Brando, vende più di una maglia di Falcone o Borsellino, no? Quindi piuttosto che spiegare a chi viene a trovarci con quella convinzione che non siamo tutti mafiosi, che c'è gente che rischia la vita o è morta per lottare contro la mafia, preferiamo metterci tutti la maschera da mafioso e venderci come delle puttane prive di dignità.

"Io sono fiero di essere siciliano...io mi vergogno di essere siciliano"


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