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1 maggio 2009

Il coma irreversibile dell'opinione pubblica in Italia

Sostenere strenuamente il falso per convertirlo in pasticche di verità chimicamente sintetizzata da somministrare al lettore fedele e privo di spirito critico o a quello distratto e disinformato (e fermamente arroccato sulla sua collinetta di ignoranza: leggasi ignorante nel senso di colui che ignora, come imbecille nel senso di colui che imbelle) è la tecnica che nel regime italiota (ed in quelli sudamericani o nord-coreani) gli organi di stampa del potere attuano scientificamente per creare nemici e pericoli da dare in pasto al cittadino, che ha bisogno di sfogare il disorientamento causatogli dallo stato di coma farmacologico a cui è ormai ridotto.
Il problema dell'informazione italiana, come correttamente dice Giacomo Di Girolamo, direttore di Marsala.it, in questo video, non è la mancanza dei giornalisti, ma di "una componente fondamentale dell'informazione che è l'opinione pubblica". Ed ancora, c'è "un pubblico senza opinione, senza memoria". Anche di fronte ai fatti, alle prove della condotta sbagliata di chi si occupa della cosa pubblica, nella maggior parte dei casi, chi lo racconta non riesce a sollevare la benché minima reazione. Tutto è stato metabolizzato ed è ormai parte integrante della realtà quotidiana. E, pertanto, accettabile e sostenibile.
Ecco, questo è quanto mi sembra di riscontrare spesso negli italiani. L'importante, al limite, è che non vengano intaccati i propri piccoli diritti individuali. E paradossalmente, anche nelle situazioni in cui questo accade, l'italiano medio "fa spallucce" perché tanto "sono tutti uguali" o "è sempre stato così".
Per il resto assenza, apatia, insofferenza per l'impegno sociale (anche solo sul piano mentale, di pensiero) e totale abbandono all'ineluttabilità della situazione che stiamo vivendo.
Poi, però, (quasi) nessuno manca l'appuntamento delle elezioni, unico momento in cui ci si sente erroneamente "vivi", presenti e pensanti. Solo per ricadere puntualmente, subito dopo la fine della tornata elettorale, nel coma di sempre.


11 febbraio 2009

Il "Grande Fratello” della vita e della morte

Favorevoli e contrari.
Tifoserie da stadio fuori dalla clinica che si insultavano a vicenda.
Politici indaffarati in aula a dibattere su vita e morte, con le loro false espressioni di cordoglio, convinti di avere in tasca la giusta soluzione.
Televisioni morbose e ammorbanti.

Questa era la cornice in cui si è spenta due giorni fa la ragazza che era in coma da quasi vent’anni.

Ed ancora favorevoli e contrari. Tifoserie da stadio in lacrime (per due ragioni diametralmente opposte ma comunque in lacrime) fuori dalla clinica, adesso furiose l’una verso l’altra. Politici in aula che, dopo il patetico minuto di silenzio (finalmente dopo tante chiacchiere!), si scatenano in riprovevoli accuse reciproche (“assassini” gli uni, “opportunisti” gli altri). Programmi televisivi che partono a raffica, tutti uguali, per raccogliere le ultime gocce di dolore e tristezza di cui questa storia è pervasa.

Ma a chi importava davvero?
Alle alte sfere cattoliche? No, loro si limitano all’osservanza cieca dei loro dogmi, a cui invitano sempre e comunque i fedeli, incuranti ed insensibili verso il mondo e la società che li circondano e che ormai sembra si trovino su un altro pianeta rispetto a quello in cui è atterrata la Madre Chiesa.
Ai politici, forse? Si è detto fin troppo sulla violenza che questi poveracci (con a capo il Presidente del Consiglio e le sue deliranti affermazioni dei giorni scorsi) hanno usato nei confronti della povera vittima (tale è, purtroppo). Non voglio aggiungere altro, se non che forse nessuno in passato aveva osato tanto pur di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica (o di quel poco che ne rimane) dallo smembramento sistematico di un Paese, delle sue istituzioni e delle sue leggi.

Questa storia è diventata il diversivo del momento, lo slogan da sbandierare, la notizia da gettare in pasto agli ascoltatori morbosi per nascondere e far dimenticare alla svelta la riforma del codice penale in materia di intercettazioni e libertà di stampa. Mattoni di democrazia disintegrati.

Adesso, dopo l’indegna caciara, forse un po’ di silenzio potrebbe dare un barlume di recuperato decoro ad una società che, ahimé, sembra animarsi ed interessarsi solo a storie morbose in questo continuo coma da Grande Fratello in cui è ridotta.

E che la povera ragazza riposi in pace.

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