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15 febbraio 2010

Convegno "Libero Web in Libero Stato" (Milano, 13 febbraio)

La prima non notizia è che i parlamentari d’opposizione Vincenzo Vita e Roberto Zaccaria (ex Presidente Rai), all’ultimo momento, hanno cancellato la loro annunciata partecipazione al convegno tenutosi presso il Teatro Blu di Milano. Ne da l’annuncio il conduttore dell’incontro, un visibilmente infastidito Piero Ricca. Per problemi d’agenda (d’altro canto siamo in campagna elettorale e andare in giro a raccattare voti conta più di ogni altra cosa…) il loro intervento viene dunque affidato ad un collegamento telefonico.

La seconda non notizia è che il contributo che entrambi apportano al dibattito è il solito discorsetto in stile “siamo dalla vostra parte e lotteremo insieme” espresso nel più classico politichese. Vita, prima, e Zaccaria, dopo, ci spiegano come l’opposizione abbia “dato battaglia nelle Commissioni” esprimendo parere negativo al decreto Romani. Purtroppo il fugace intervento telefonico non permette grande interazione (a parte un paio di domande rivolte da Ricca e dall’avvocato Guido Scorza, esperto di web), soprattutto con il pubblico. Di fatto, ad esempio, sarebbe stato molto interessante chiedere ai due parlamentari del PD perché il loro partito si sia mosso solo a giochi fatti, quando ormai il decreto era stato confezionato (anche perché le reali intenzioni censorie del Governo, dietro al recepimento della direttiva europea sulle telecomunicazioni, erano note da tempo ed un’opposizione che si rispetti avrebbe avuto il dovere di agire preventivamente).

Tra un decisamente poco concreto “forse questo aspetto non dovrebbe entrare nel provvedimento” e un generico “bisogna farsi sentire”, entrambi i politici, invitati ad un’eventuale protesta di piazza, preferiscono farfugliare una non risposta, dichiarandosi favorevoli in linea di principio. Rimane il dubbio riguardo ad una tangibile partecipazione del PD alla mobilitazione del popolo della rete.

I pericoli rappresentati da questa legge, che potrebbe rimanere così com’è stata partorita se il Governo non accogliesse le obiezioni dell’opposizione, vengono riassunti dall’avvocato Scorza.

In questo decreto c'è l'equiparazione dei siti alle Tv e si prevede l'autorizzazione ministeriale preventiva per trasmettere via web. Inoltre, i provider sarebbero responsabili dei contenuti pubblicati in rete e avrebbero il compito di rimuovere quelli che violano il diritto d'autore. Pena una sanzione fino a 150 mila euro per ogni richiamo. Si tratta, insomma, di una riforma radicale delle norme italiane su tv e Internet.

Fa specie sentire un dirigente Rai, Loris Mazzetti, denunciare la collusione dei vertici della sua stessa azienda con la maggioranza governativa. Da quando il Cavaliere è al potere (grazie anche al colpevole e spesso complice silenzio dell’opposizione), nella gestione della televisione di Stato sono state fatte scelte apparentemente incomprensibili e sconsiderate che, stranamente, hanno finito per favorire Mediaset, danneggiare la stessa Rai e mettere i bastoni fra le ruote anche al fortissimo competitor dell’azienda di casa Berlusconi, cioè Sky. Fra i vari esempi ricordati da Mazzetti, c’è il clamoroso rifiuto da parte del Direttore Generale Masi dei 60 milioni di euro l’anno offerti da Murdoch per trasmettere le reti di Stato sulla sua piattaforma.

A sorpresa, interviene telefonicamente anche Beppe Grillo, attualmente in tour nelle principali città europee. Il comico genovese non sembra particolarmente preoccupato: “Potranno fare decreti, decretini, emendamenti, tanto ci saranno sempre due diciassettenni in un garage che progettano qualche altra cosa…”. Non sono dello stesso parere altri due ospiti, il blogger Claudio Messora e l’ex parlamentare europeo Vittorio Agnoletto.

La sostanza è che, pur essendo verissimo che a medio e lungo termine l’inarrestabile evoluzione tecnologica avrà la meglio su qualunque forma di censura, bisogna opporsi adesso e con estrema urgenza ad un potere politico esercitato con il telecomando che, oltre a cercare di imbavagliare le fonti di informazione libera, “non ci fa innamorare della rete”, come sottolinea l’avvocato Scorza. Prima che sia troppo tardi.

L’Italia come la Cina o l’Iran. Presto potrebbe essere ben più che un timore. La stampa estera, rispetto ai media di casa nostra, sembra molto più attenta e preoccupata per i pericoli corsi dalla libertà di espressione in Italia. Paradossale? No, purtroppo no.

 

***Ecco la playlist con i video del convegno.

 


7 novembre 2009

Qui Milano Libera: alza la testa!

Tutto comincia alla fine della presentazione de “Il regalo di Berlusconi” tenutasi a Milano in ottobre (e di cui abbiamo già parlato su queste pagine). All’uscita mi accorgo che se ne stanno in disparte due ragazzi. Il volto di uno dei due mi sembra familiare.  “Ma sì”, mi dico, “è Piero Ricca, quel guastatore che le canta ai poteri forti, politici o giornalisti che siano…”. Mi avvicino e gli dico “ciao Piero, ho visto il dvd di ‘Alza la Testa’ (una compilation del meglio del peggio dei poteri forti nostrani, ndr.), un pugno nello stomaco, complimenti!”. Volevo immortalare quel momento con una foto (sono un amante dei ricordi visivi) ma Ricca mi risponde che preferisce di no perché, da cittadino comune quale ritiene di essere, non ama le foto e non vuole montarsi la testa

Rimango molto positivamente colpito dalla risposta e durante la breve conversazione scopro  che ogni sabato Piero ed i ragazzi di Qui Milano Libera, ormai da una ventina di settimane e con regolare nulla osta della questura, si riuniscono in una piazza di Milano per l’Agorà, un’occasione democratica di confronto e condivisione di informazione ed opinioni.

Decido di partecipare al successivo incontro, pertanto sabato 31 ottobre mi sono recato in via Mercanti, angolo piazza Duomo, con una grande curiosità da soddisfare. Che partecipazione avrebbero mostrato i cittadini recatisi lì apposta per quest’appuntamento? E come avrebbero reagito i passanti? Indifferenza? Interesse? Indignazione? Fastidio? Beh, ce n’è per tutti i gusti, e questo sarebbe il bello della democrazia, se solo ve ne fosse ancora un po’ in questo paese…

Alle spalle dello speaker’s corner da cui Piero continua ad incoraggiare le persone ad avvicinarsi ed a esprimere la propria opinione, qualunque essa sia, campeggia uno striscione: “W l’Italia, via Berlusconi”.  Alcuni ragazzi distribuiscono volantini in cui vengono riportati alcuni titoli della stampa estera sull’imbarazzante anomalia della nostra politica e, in particolare, del nostro Presidente del Consiglio.  Poi vi sono tutta una serie di interessantissimi ritagli di vecchi giornali (di ogni tipo, dal Corriere della Sera alla Padania) con notizie e fatti su cui gli stessi quotidiani avevano posto insistentemente l’accento anni prima e che, pur essendo ancora drammaticamente attuali, adesso vengono invece colpevolmente e volutamente taciuti.

Si parla di tutto. La libertà ed il pluralismo dell’informazione che nel Bel Paese sono ormai latitanti. L’importanza della Costituzione come garanzia e strumento per regolare pesi e contrappesi istituzionali. La trattativa Stato-mafia degli anni Novanta su cui si sta facendo nuova luce. La morte di Stefano Cucchi e la mancanza di chiarezza che vi è in alcune vicende in cui sono coinvolte le forze dell’ordine. Ed ancora, si ascoltano i racconti di qualche cittadino che ha perso il lavoro o i problemi che vivono quotidianamente i pendolari a causa dei servizi che non vengono garantiti dal Comune. Direi che la coscienza di ognuno si arricchisce e viene sollecitata.

Di fronte a qualche passante che, senza fermarsi, impreca o insulta i manifestanti, Ricca ricorda come “tutti, in particolar modo chi non la pensa come noi, sono invitati a venire qui e a dire la loro. Noi li ascolteremo con rispetto e ci confronteremo”.  Ogni tanto qualche ragazzino, di quelli della “generazione del Grande Fratello”, a cui è stata scientificamente instillata indifferenza per il  mondo in cui vivono, accecati ed assuefatti ai luccichii della televisione commerciale, si avvicina, urla qualche insulto e se ne va. “Vieni qui, magari impari qualcosa”, è il consiglio di Ricca, che redarguisce coloro che rumoreggiano o rispondono in malo modo alle provocazioni. Così si farebbe solo il gioco di chi vuol far credere alla gente che l’opposizione a Berlusconi sia solo politica, magari di sinistra, “comunista”, sbagliata. In realtà, Agorà è il frutto della coscienza civica di cittadini schierati dalla parte della legalità e della Costituzione, senza colori né marchi. Gente magari profondamente diversa eppure così simile. I ragazzi di Qui Milano Libera sintetizzano così nella loro pagina di Facebook: “Basta con la comoda passività, col delegare ad altri: pensa a cosa puoi fare TU e AGISCI!”.


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