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29 gennaio 2010

ISCR di Roma, depositata interpellanza parlamentare

Continua la vicenda dello sfratto dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro di Roma. In data 27 gennaio 2010, infatti, è stata depositata al Senato un’interpellanza, a firma degli on. Iannutti e Giambrone dell'Italia dei Valori, indirizzata al Ministro per i Beni e le Attività Culturali.

Sull’ISCR pende una sentenza passata in giudicato che ne dispone lo sgombero, mediante l’uso della forza pubblica, dalla sua sede storica a Roma in piazza San Francesco di Paola. L’ordinanza è l’ultimo tassello di un annoso contenzioso di natura economica tra il Ministero e l'ordine religioso dei Frati Minimi, proprietario dell’edificio che ospita l’Istituto.

Fondato a Roma nel 1939 da Cesare Brandi (direttore fino al 1961), che ottenne l’assegnazione del cinquecentesco palazzo Borgia Cesarini e di una parte del convento seicentesco annesso, e ne curò l’allestimento e l’adeguamento funzionale, l'Istituto è nato con lo scopo di promuovere l'attività del restauratore sulla base di una pionieristica tecnica d'intervento multidisciplinare imperniata sull’apporto congiunto di storici d'arte ed esperti scientifici.

Nel corso degli anni cospicue risorse economiche dello Stato sono state impiegate per la conservazione e l’ammodernamento tecnologico di ambienti ed impianti, indispensabili per le finalità di ricerca, formazione e restauro che l’Istituto da sempre svolge in Italia e nel mondo. Di fatto, una delle caratteristiche dell'azione di Cesare Brandi fu quello di sviluppare una forte rete di relazioni e consulenze all'estero da parte di esperti dell’Istituto, che ancora oggi rappresenta uno dei fiori all’occhiello dell’ente.

Attualmente l'ISCR è ospitato in due sedi: lo storico edificio di piazza San Francesco di Paola, oggetto del contendere, e quello del San Michele dove, fin dagli anni 80, parte dell’Istituto venne trasferito, in attesa del completamento del restauro di altri corpi di fabbrica, che avrebbero permesso la sua riunificazione in un’unica sede. Nonostante un decreto ministeriale dell’allora ministro Giovanna Melandri, però, la prevista riunificazione non ha mai avuto luogo poiché, di volta in volta, le aree destinate all’ISCR sono state assegnate ad altri uffici e istituzioni. Fino alla beffa dello sfratto.

Nella loro interpellanza, Iannutti e Giambrone, sottolineano i grossi disagi di “un trasloco a tappe forzate, da attuarsi nel giro di poche settimane, negli spazi residuali del San Michele, dove personale e attrezzature verrebbero dislocati in modo frammentario e inadeguato, con grave penalizzazione dell’operatività dell’Istituto”. Un danno per l’attività della struttura che, alla vigilia della riapertura della celebre Scuola di alta formazione di restauro, necessita di spazi consoni per i propri laboratori scientifici e gli archivi, tanto per citare solo alcune delle sue importanti componenti.

Inoltre, continuano i due parlamentari, “nella sede storica dell’ISCR sopravvivono, dell’originario allestimento, la biblioteca “Adolfo Venturi” nonché alcune particolari strumentazioni di grandi dimensioni realizzate per importanti interventi del passato, prototipi dello sviluppo tecnologico nel campo della conservazione, da salvaguardare e tali da poter costituire il nucleo di un futuro museo del restauro”.

Gli interrogativi che emergono dall’interpellanza depositata in Senato, in conclusione, sono molto chiari: il Ministro per i Beni e le Attività Culturali intende adoperarsi per accertare motivazioni e responsabilità dell’attuale criticità? Perché non sono state predisposte per tempo adeguate soluzioni? Il Governo intende stanziare risorse economiche adeguate per dotare l’ISCR nel suo insieme di una sede appropriata?

I dipendenti, nel frattempo, rimangono alla finestra in attesa di risposte concrete.


14 gennaio 2010

ISCR, un istituto sotto sfratto e in dismissione

Un appello lanciato dai dipendenti, dalle rappresentanze sindacali e dalle OO.SS dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro per evitare l’imminente sfratto esecutivo dalla storica sede in cui da moltissimi anni questa istituzione opera.

Fin dalla sua fondazione nel 1939 ad opera di Cesare Brandi, infatti, l’Istituto occupa il palazzo Borgia e parte del convento seicentesco annesso alla chiesa di San Francesco di Paola, a Roma. E lo stesso Brandi, insieme all’architetto Silvio Radiconcini, curò l’allestimento e l’adeguamento funzionale dell’immobile, di proprietà dei Frati Minimi.

Nel corso degli anni, poi, “cospicue risorse dello Stato sono state impiegate per l’ammodernamento tecnologico di impianti e strumentazioni, indispensabili per le finalità di ricerca, formazione e restauro che l’Istituto da sempre svolge in Italia e nel mondo”, spiegano i dipendenti nel loro appello alle istituzioni laiche ed ecclesiastiche ed al mondo della cultura.

Il contenzioso fra i proprietari dell’immobile ed il Ministero per i Beni e le Attività Culturali in merito al canone di locazione inizia nel 2001. Da allora, i referenti politici e ministeriali che si sono avvicendati hanno avanzato proposte di mediazione e prospettato soluzioni logistiche inconsistenti e, pertanto, mai concretizzatesi. Un tira e molla che si conclude il 12 gennaio 2010, quando l’attuale Direttore, erede di una situazione pressoché compromessa, comunica l’imminenza dello sfratto esecutivo con l’uso della forza pubblica.

I dipendenti denunciano “con sdegno il rischio che si interrompa bruscamente e senza certezze per il futuro l’operato di una gloriosa istituzione a servizio della tutela e della conservazione del patrimonio culturale sia pubblico sia ecclesiastico”. Sì perché il fatto che non siano ancora stati individuati i locali per la collocazione definitiva degli uffici e dei laboratori scientifici (si pensi, per esempio, a cosa potrebbe accadere agli archivi e alle attrezzature scientifiche), il precipitare degli eventi e la mancata predisposizione per tempo da parte del Ministero di alcuna adeguata soluzione, hanno trasformato l’intera vicenda in un’emergenza.

“In una situazione così grave rivolgiamo, pertanto, un accorato appello alle istituzioni laiche ed ecclesiastiche e a tutto il mondo della cultura affinché ci sostengano nella battaglia per garantire la continuità dell’Istituto nell’operare con gli standard di qualità che gli sono propri”, concludono i lavoratori.

Se non si interverrà con la massima urgenza, il timore è quello di una totale frammentazione fisica dell’ente con la conseguente e probabile dismissione di questa istituzione. Nella lettera inviata ai Rappresentanti Nazionali delle OO.SS. CGIL, CISL, UIL, RdB/CUB, infine, si legge: I lavoratori di questo istituto non intendono subire passivamente questo stato di cose pertanto le rappresentanze sindacali e le OO.SS d’istituto chiedono al Segretario Generale un incontro di contrattazione al fine di trovare delle soluzioni definitive al problema di una sede che ridia dignità a questa Istituzione ed a coloro che da moltissimi anni vi prestano la propria opera rendendo un servigio alla collettività attraverso la conservazione del patrimonio culturale che va ricordato è patrimonio di tutti”.

 


24 febbraio 2009

Roma censura la campagna di Current Tv

 

Roma censura la campagna pianificata da Current Tv (il canale di Al Gore) per il lancio di Vanguard, il nuovo programma dedicato al giornalismo d'inchiesta. La campagna di affissioni, regolarmente diffusa dall'ATM di Milano, è stata rifiutata dall'azienda dei trasporti romana ATAC.
Le motivazioni? Secondo il Presidente della stessa ATAC, Massimo Tabacchiera "dopo aver attentamente valutato i probabili impatti sulla sensibilità dei cittadini e della città tutta, ritiene di non poterne dare autorizzazione all’esposizione sui propri mezzi. Tale decisione trova fondamento del difficile momento che la cittadinanza di Roma sta vivendo riguardo alla percezione della sicurezza personale e sociale, in considerazione del quale ATAC non può che coadiuvare l’Amministrazione comunale nell’evitare qualunque elemento che possa ulteriormente aumentare tale disagio”.

Davvero le immagini che vedete sotto sono così forti da essere censurate?
Come mai la censura tocca Roma e non Milano... forse qualcuno teme di infastidire i sensibili occhi della coinquilina Chiesa?
...o magari hanno paura che qualcuno risponda alle domande...

 



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