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30 maggio 2011

Amministrative 2011: Berlusconi straperde il suo "referendum"

Ahi ahi ahi...

Berlusconi lo aveva annunciato e fortemente promosso come un referendum sul Governo. A suo dire, gli elettori di Milano, di Napoli e quelli di tutti gli altri centri sarebbero stati chiamati ad esprimere il proprio voto non tanto sull'amministrazione della propria città o provincia, ma sul Governo e, nello specifico, sul Presidente del Consiglio.

E la gente si è espressa in maniera del tutto netta, chiara, quasi plebiscitaria. I ballottaggi ci consegnano un'Italia che sembra stanca della leadership di un vecchietto ormai ossessionato dai propri fantasmi.

Bene, lui ha voluto dare questa connotazione all'importantissima tornata elettorale e lui adesso ne dovrebbe pagare le conseguenze. La Lega (quella della base e non quella dei piani alti ormai sinsensibile alle istanze dei propri elettori) ha già sentenziato che lo sconfitto è lui e solo lui. Ci hanno pensato il Direttore de "La Padania" ed il consigliere comunale Matteo Salvini. Uno dei coordinatori del partito, Sandro Bondi, si è dimesso.

E Silvio che fa? Dalla trasferta rumena ammette che "stavolta abbiamo perso" ma precisa di essere corso a telefonare a Bossi per capire che aria tirava dalle parti della Lega. Pare che il Senatur lo abbia rassicurato sul fatto che il "Governo va avanti". Ma per quanto?

Poi aggiunge di non avere colpe e, ovviamente, dimettersi neanche per idea. Infine l'anatema: "penso che a Napoli si pentiranno tutti moltissimo...che i milanesi preghino il buon Dio che non gli succeda qualcosa di negativo".

Nel frattempo, facendo zapping alla ricerca di approfondimenti sui risultati, mi chiedevo a che ora dessero in TV il suicidio di Mastella che, noto per la sua coerenza, dopo aver promesso l'estremo gesto in caso di vittoria di De Magistris, dovrebbe ormai essere pronto a salutare questa nostra vita terrena.


25 marzo 2010

REGIONALI, UN MOVIMENTO IN MARCIA

Domenica e lunedì si vota per eleggere il nuovo Consiglio ed il Presidente in tredici regioni. La campagna elettorale si concluderà venerdì e, in mezzo ai veleni berlusconiani contro sinistra e magistratura (vero e proprio chiodo fisso e slogan elettorale del Premier) e alle candidature autolesioniste dell’opposizione (vedi De Luca in Campania), ci sono gli invisibili. Quelli che non vengono considerati da tv e giornali. Quelli che nelle tribune elettorali vengono definiti vagamente “candidato della Lista Grillo” o che nei grafici degli schieramenti in gioco pubblicati da Repubblica non sono neanche segnalati con un colore sbiadito.

Ieri sera, in Piazza Duomo a Milano, si è celebrata la Giornata Nazionale del Movimento 5 Stelle. Un Beppe Grillo in grande forma ha aperto il comizio denunciando ancora una volta la casta dei partiti, incapace e non interessata a risolvere i problemi dei cittadini, che fa di tutto per garantire l’autoconservazione.

Il sistema dei partiti sopravvive, secondo il comico genovese, grazie ai rimborsi elettorali. Ed il Movimento, in caso di raggiungimento del quorum necessario per l’ottenimento del rimborso (1%), rinuncerà a questo privilegio. Rottura con il marciume della finta democrazia italiana e riappropriazione da parte dei cittadini della vita pubblica. “Ognuno vale uno”: questa è la parola d’ordine.

Ci si chiede perché nessun artista abbracci e sostenga questa nuova realtà socio-politica. È strana, in un certo senso, la diffidenza che il mondo della cultura d’opposizione mostra nei confronti del popolo della rete, dei “cittadini con l’elmetto”, come li chiama Beppe Grillo. Luttazzi, per esempio, non ha mai nascosto le sue riserve nei confronti del comico genovese, accusato di “populismo” e di “marketing politico”. Eppure entrambi subiscono da una vita le censure di questa Guerra Civile Fredda (per dirla sempre alla Luttazzi) alimentata dal berlusconismo. Non sarebbe il caso, mi chiedo da cittadino comune, che ci si confrontasse nel merito di temi e idee e si unissero le forze per il bene comune che sono la democrazia e la libertà?

Dopo l’introduzione, la parola passa ai candidati presidente delle cinque regioni in cui si presenterà il Movimento: Campania, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto e Lombardia. L’ultimo a prendere la parola è proprio il candidato di casa, Vito Crimi.
La speranza è quella di portare in Regione almeno un consigliere che possa essere “terminale dei cittadini” e “controllore della casta”. Un vero e proprio ponte fra la cosa pubblica, la cui trasparenza è elemento fondamentale della democrazia partecipativa, e la gente.
Cosa dicono gli altri? I partiti maggioritari, com’era prevedibile, vanno avanti per la loro strada, chiusi nella stanza dei bottoni in cui, motivati sempre e solo dal profitto, decidono se costruire un inceneritore o cementificare un parco, attenti alla salvaguardia del sistema. Le altre realtà politiche scelgono il male minore (l’IDV alleata con il PD per non favorire Berlusconi) oppure cercano di farsi largo sgomitando fra le nuove realtà per cercare di non perdere quel poco di consenso che gli rimane.

Prendiamo la Lombardia, per esempio. Il centrodestra governa da 15 anni in cui si è assistito ad una costante perdita dei posti di lavoro, l’impoverimento della scuola pubblica, la corruzione nella sanità, il degrado ambientale e l’aumento a livelli vertiginosi dello smog. Il celeste Roberto (Formigoni) non è stato in grado di proporre nessuna soluzione efficace (si consideri, ad esempio, il modo in cui è stato affrontato il problema del traffico e del conseguente inquinamento). D’altro canto, è difficile individuare la differenza fra il programma di Formigoni e quello di Penati. Quest’ultimo si è infatti reso protagonista di un sostegno acritico all'Expò, ha rifiutato di mantenere pubblica la gestione dell'acqua, è rimasto in silenzio di fronte al sistema clientelare nella sanità, ha accettato passivamente il finanziamento occulto delle scuole private a scapito di quelle pubbliche, si è speso in parole di elogio alle ronde padane…

Bene, cosa fa la Sinistra radicale per promuovere le proprie candidature? Attacca i grandi partiti (comprensibile) e, in un gioco al massacro, cerca di sminuire anche chi sta dalla loro stessa parte della barricata. Un comunicato che gira via mail da parte della Federazione della Sinistra recita: “La lista di Grillo non raggiungerà sicuramente il 3% (anche perché, non è presente in quattro province) disperdendo così voti utili a realizzare un’opposizione seria a Formigoni. Quanto previsto nel programma dei  grillini è presente anche in quello della Federazione della Sinistra che però, a differenza dei grillini, avanza anche proposte precise sul lavoro e sui temi sociali. Considerate inoltre che  anche Sinistra e Libertà in Lombardia non ha presentato le liste in quattro province con il conseguente forte rischio di disperdere i voti”.  Cane mangia cane.

 

 

 


16 ottobre 2009

SILVIO E L'AMICO MASSIMO, UN AMORE ETERNO

Suggerisco di andare a teatro a vedere le repliche di Promemoria, il racconto di Marco Travaglio sugli ultimi quindici anni di storia italiana. Oppure di acquistare il libro/dvd. E poi di focalizzare l’attenzione sulla parte in cui il giornalista racconta di quanto accaduto nel quinquennio in cui il centro-sinistra ebbe in mano le redini del Paese, durante la XIII legislatura (1996-2001). Dopo aver abilmente rovesciato Prodi ed averlo sostituito come Presidente del Consiglio, Massimo D’Alema diede il via alla parabola discendente del centro-sinistra che avrebbe riportato in auge Silvio Berlusconi, vincitore nella tornata elettorale del 2006. D’altronde quella non sarebbe stata l’ultima volta in cui l’amico Massimo, come lo definì il Cavaliere, e più in generale la sua coalizione di riferimento avrebbero avuto il “merito” di riportare in vita Berlusconi da una morte politica che sarebbe stata altresì inevitabile. Non dimentichiamoci che una delle prime azioni di Veltroni, dopo la sua elezione a segretario del neonato PD, a fine 2007, fu quella di instaurare un dialogo con l’opposizione. E non con la Lega o Fini ma con un ormai emarginato e sempre più solo Berlusconi, su cui i suoi alleati avevano messo una croce gigante. Ebbene, il dialogo produsse un ulteriore indebolimento dell’esecutivo di Prodi e l’ennesimo rilancio del “presidente operaio”, rinvigorito più che mai. Ed i suoi alleati dovettero abbandonare ogni velleità identitaria tornando (soprattutto Fini) con la coda fra le gambe all’ombra del Cavaliere. Ma l’amico Massimo non lo batte nessuno. Dovremmo dunque sorprenderci dell’incontro furtivo fra lui e Berlusconi, con l’intermediazione del fido Gianni Letta, il 14 ottobre a Villa Madama, in occasione della presentazione dell’alleanza fra Malpensa e Fiumicino? Neanche per sogno. D’Alema che fa finta di opporsi al Premier e poi inciucia alla prima occasione, è roba vecchia. D’altronde lo ha ribadito chiaramente anche lui durante questo improvvisato tête a tête: “Presidente, io sono sempre pronto”. Eh sì, perché già nel 1996, governo Prodi, mentre Berlusconi era imputato a Milano per tangenti e falso in bilancio ed indagato a Palermo, Caltanissetta e Firenze per mafia, D’Alema accorse per la prima volta in suo soccorso bevendosi la storia del cimicione, la microspia che Berlusconi si era ritrovato in casa e per la quale aveva subito gridato (tanto per cambiare) alle solite “toghe rosse” spione. Poi si scoprirà che la cimice era stata piazzata da un impiegato del servizio di sicurezza dello stesso Cavaliere, nel tentativo di valorizzare il lavoro di bonifica dell’abitazione che gli era stato commissionato. Poco male, l’amore litigarello fra i due politici era ormai iniziato. E fra i contrasti ed i litigi tipici di ogni coppia, arriviamo ai giorni nostri. D’Alema si sta riprendendo la leadership del PD sotto le mentite spoglie di Bersani e, prima ancora dell’incontro di Villa Madama, lancia già segnali inequivocabili richiamando i suoi alla responsabilità, tirando fuori la solita manfrina dell’antiberlusconismo che non paga (usata spesso e volentieri dagli esponenti del PD per giustificare la loro vergognosa connivenza con la maggioranza) ed, infine, abbandonandosi al ritorno di fiamma. Proprio nel momento in cui il Premier sembra essere nuovamente alla frutta, la spalla dell’amico Massimo è pronta a sorreggerlo. Ecco, la triste morale di questa storia è che la democrazia e l’alternanza in Italia non possono esistere: maggioranza ed “opposizione” continuano a spartirsi la torta ed a essere sfacciatamente una cosa sola (vogliamo parlare dello scudo fiscale?). D’Alema ed i suoi seguaci sono un altro maledetto cancro di questo paese ormai in metastasi, uguali in tutto e per tutto ai berluscones. Perché Berlusconi serve a D’Alema per rimanere a galla e senza un Berlusconi non esisterebbe un D’Alema. La speranza è che crollino, un giorno, ed allora crollerà tutta l’impalcatura. Il problema è quando. D’altro canto, si dice che il vero amore non finisca mai…


9 ottobre 2009

¿Pero como es posible que Berlusconi…?

 

In questi giorni in cui la sensibilità democratica di molti italiani è letteralmente violentata dalle estemporanee ed autoritarie prese di posizione del Presidente del Consiglio, da sempre totalmente insofferente alle regole del sistema costituzionale del nostro Paese, vorrei provare a fornire una prospettiva diversa. L’Italia vista dall’estero, nello specifico dalla Spagna, ma non dai giornali, che Berlusconi considera (tanto per variare sul tema di fondo) parte dell’Internazionale di Sinistra che sta cospirando per rovesciare il suo regime populista, in cui tutto gli è dovuto perché legittimato dal voto. L’Italia vista dai cittadini spagnoli.

La premessa è che la crisi mondiale, iniziata in Spagna anche prima rispetto ad altri paesi europei, ha ovviamente prodotto il calo degli indici di gradimento nei confronti di Zapatero, ma questo è normale, quasi fisiologico, se governi (che tu lo faccia bene o male) durante un periodo difficile come questo. Ma il leader spagnolo, soprattutto durante il suo primo mandato, ha dimostrato di avere il coraggio e la capacità di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale, anche quando si è trattato di fare scelte difficili. Su tutto, la laicità dello Stato sulla quale non ci dovrebbero essere dubbi ma che è così difficile da ottenere in un Paese in cui la Chiesa ha da sempre avuto un grande potere (Italia docet). Indipendenza culturale e politica dal Vaticano, dunque, ma anche dagli Stati Uniti di George Bush con il ritiro immediato delle truppe dall’Iraq nel 2004. E poi, la divisione al 50% dei ministeri fra uomini e donne, le leggi per la tolleranza ed i diritti degli omosessuali e, nel contempo, gli incentivi alle famiglie. Insomma un leader di sinistra che non ha paura di sostenere i principi e di attuare il programma per cui i suoi elettori lo hanno scelto.

Pensando a questo e paragonando il tutto alla situazione italiana, mi vengono in genere due considerazioni. Uno: che tristezza pensare alla nostra “sinistra” rispetto al socialismo (con la S maiuscola) zapateriano. Due: se gli spagnoli hanno delle ragioni per lamentarsi di un leader così, chissà cosa pensano di Berlusoni…

In realtà a questa domanda è facilissimo rispondersi da soli (e ne ho avute di risposte nel corso di questi anni) ma, ancora una volta, trovandomi nella penisola iberica per lavoro, ho avuto l’ardire di confrontarmi e soprattutto chiedere. Un po’ per avere un aggiornamento sulla considerazione (già di per sé bassa) che i nostri primos hermanos, come si definiscono loro nei confronti degli italiani, hanno del nostro Premier, dopo le ultime vicende che lo hanno visto, ahimé, ancora ed infinitamente protagonista. Un po’ per masochismo…

Ne è venuto fuori un mix di ilarità, sconcerto, incredulità. Io cercavo di spiegare anche nel dettaglio i problemi che viviamo e come parte del Paese li affronta: il bavaglio alla stampa, le leggi ad personam, le lobby politico-affaristico-mafiose, il caso Alitalia, la finanza con le pezze al culo, ecc. ecc. ecc. Ma non sarebbe stato necessario. Già solo l’idea che un solo uomo possa vivere impunito ed intoccabile un immenso conflitto di interessi come quello di Berlusconi, agli occhi di uno straniero, da qualunque civiltà democratica esso provenga, è inconcepibile.

“Ma come è possibile che Berlusconi…” è il ritornello con cui i miei interlocutori esprimevano la propria perplessità sul caso italiano. E, a onor del vero, forse per un atto di compassione inconscio, mi venivano anche raccontanti episodi di illegalità spagnola, i cui protagonisti da noi come minimo avrebbero preso una medaglia al valore civile per essersi mantenuti entro certi limiti. Insomma hanno dei delinquenti quasi da invidiare, verrebbe da dire.

Nel frattempo sono arrivate le notizie della tragedia vissuta nella mia provincia, quella di Messina, della “guerra” mediatica contro Annozero per (questa volta) l’ospitata alla D’Addario. Il tutto corredato dalle immagini di quella faccia triste ed arrabbiata, a seconda dei casi, ma comunque di plastica di un uomo che, in barba alla legge ed alla democrazia, si è impadronito, pezzo per pezzo, di un Paese.

Per fortuna sono tornato in Italia prima della decisione della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano. Cosa mi sarei dovuto inventare per spiegare agli spagnoli cosa succede in Italia quando un’istituzione fa il suo dovere?








21 settembre 2009

BRUNETTA ATTACCA LA SINISTRA. MA NON DOVREBBE RINGRAZIARLA?

Mentre la barca del PD affonda inesorabilmente, Brunetta (sì proprio quello lì, il Ministro della permalosità, della frustrazione e dei proclami sulla Pubblica Amministrazione) scarica un po’ della sua insoddisfazione personale (perché altrimenti spiegatemi perché è sempre così acido!) sulla sinistra “elitaria e parassitaria che prepara il colpo di Stato”. Ora, sull’elitaria e sul parassitaria, potremmo anche essere d’accordo, ma è il colpo di stato del quale vaneggia Brunetta (in perfetto stile Berlusconi) che lascia un po’ perplesso questo umile cittadino. Cioè non me li vedo D’Alema, Fassino, Bersani e tutti gli altri a complottare per far cadere il governo. Non ne sembrano capaci, è questo il punto. Perché gridare “al lupo! al lupo!”, se il lupo è al massimo un cane malato e moribondo, dunque? Solita storia: spostare l’attenzione dei media (ed eventuali domande che…ehm…no, domande non ne sarebbero comunque arrivate, come non detto…) da temi seri come la crisi che sta divorando il Paese e rovinando la vita di milioni di lavoratori a polemiche “di così basso livello”, come le definisce Donadi dell’IDV. Questa “elite di merda vada a morire ammazzata” , tuona il piccolo duce della funzione pubblica. La risposta più bella alle dichiarazioni del ministro tascabile, però, bisogna ammettere che l’ha regalata Dario Franceschini, attuale segretario del PD nonché uno dei candidati di ottobre per la leadership del partito: "I soliti insulti di Brunetta mi hanno confermato nella convinzione che l'unica 'Brunetta' che merita rispetto è quella dei Ricchi e Poveri".
E a dire il vero, mentre il governo “gestiva la crisi” ed il PD latitava (“non abbiamo visto l'opposizione”, prosegue Brunetta), Franceschini un minimo segno di vita lo faceva registrare, con quella parvenza di capo dell’opposizione che, pur non essendo molto, almeno sembrava meglio di quel “dialogo con lo statista illuminato”, che aveva cercato sin dall’inizio Veltroni prima di rendersi conto che forse, ma forse, Berlusconi non era cambiato affatto. Dialogo? Certo, purché unidirezionale.
All'orizzonte di questa sinistra, però, non sembra esserci un'isola su cui approdare per salvare la barca che affonda. Ci sono, invece, i soliti noti grazie ai quali esiste Berlusconi. E se esiste Berlusconi, esiste anche Brunetta. Per cui, mi chiedo: perché non li ringrazia invece di attaccarli? Ingrato di un ingrato...


6 agosto 2009

Berlusconi e l'ancora di salvezza del centro-sinistra

Riflettevo su quanto abbia fatto negli anni il centro-sinitra per Berlusconi, più dei suoi stessi alleati. Temo che, come già accaduto, anche in questo momento di difficoltà, il Cavaliere troverà sempre la sua ancora di salvezza...

Alcuni passi dall'imitazione di Rutelli fatta da Corrado Guzzanti in stile Alberto Sordi.

"Berluscò, stamo a lavorà ppe tte...so' cinque anni che te portamo l'acqua co' l'orecchie ahò, ma che ce voi pure a scorza de limone???"

"5 anni di centrosinistra [1996-2001], nessuno ha mai toccato il conflitto di interessi"

"nun te piaceva Prodi? l'amo mannato all'estero, ahò..."

"A prima cosa che fa D'Alema è ddi' che Mediaset è na grande industria culturale e che tu sei 'ngran statista europeo"

"Fini te stava a rivortà? Gli abbiamo scatenato Mariotto Segni...Bossi faceva er drogato? So semo presi noi, te l'avemo disintossicato e te l'avemo ridato ca agaranzia, ahò..."

"D'Alema fa tutti i libri, li pubblica ca Mondadori..."

"Dice a Rai è un servizio pubblico...ma che pubblico, a Berluscò! A Rai è un servizio tuo! Te l'abbiamo dato a te! Berlusconi, c'abbiamo messo mezza Mediaset dentro, ahò...facciamo dei programmi pe' ffa stravince Canale 5...t'avemo messo Bruno Vespa, che artro voi??"

"Te dava fastidio Veronesi, uno scienziato che diceva tante cose brutte sulla libertà scientifica che facevano tanto dispiacere al Sacro Padre...l'abbiamo isolato, nun se candida più hai visto? Perché noi er Santo Padre lo anticipamo, nun ce deve manco telefonà..."

"Gli ho detto anche, ce voi camminà 'ntesta, camminace 'ntesta, te chiedo solo de levatte i soprarzi de legno perché me lascia er segno..."

"Er paese non è né de destra né de sinistra, è de Berlusconi!"


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29 dicembre 2010 La fine dell'anno La fine dell'anno è arrivata. Il primo decennio del  XXI secolo si è concluso. Ho riascoltato i discorsi di fine anno dei nostri Presidenti della Repubblica. Qualcuno leggeva altri andavano a memoria. Gli argomenti? Disoccupazione, emigrazione, terrorismo, studenti, assassini comuni e politici.  la costanza di tali elementi  mi è ... (continua) Leggi tutto

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