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30 settembre 2009

TALE SILVIO, TALE RENATO

 

Chiunque affermi che in Italia non c’è libertà di stampa è un “anti-italiano che diffama il nostro paese, un farabutto”, parola di Silvio.
Chiunque osi esprimere anche solo delle perplessità sulla reale efficacia delle misure adottate, per esempio, dal Ministro dell’Amministrazione Pubblica “non ha mai lavorato”, è un “fannullone”. I veri lavoratori, infatti, stanno tutti dalla parte della maggioranza politica e ne apprezzano l’operato, sono la “prima Italia”. Gli altri sono solo dei “parassiti”, la “seconda Italia”, che vive sulle spalle dei virtuosi. “Chiudiamo i rubinetti” e parte l’applauso, “gli stiamo facendo un mazzo così”, altro scrosciante batter di mani. Sintesi e citazioni del Brunetta pensiero.

Il solito indegno spot elettorale che offende quella parte di italiani che il “mazzo” se lo fanno davvero per guadagnare 700, se va bene, 1000 euro al mese, ma dissentono dalle parole e dai metodi usati dal manganellatore della funzione pubblica.

Ma i proclami, soprattutto se espressi con quella convincente aggressività verbale di sapore nostalgico, si sa, impressionano molto più dei fatti.

Brunetta è uno dei mostri creati dal sonno della ragione, leggasi berlusconismo. E’ il classico caso di identificazione totale con il leader che gli ha offerto una chance. Una possibilità di mettersi in luce, di uscire dall’anonimato in cui, tutto sommato, sarebbe rimasto rispetto al grande spettacolo della politica che va in onda a reti unificate ormai da un quindicennio nel belpaese. E invece eccolo lì, grazie a Silvio: conosciuto, amato, glorificato ma anche odiato e temuto. Che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli.

Il ducetto rabbioso, sempre più simile in atteggiamenti e linguaggio al duce di Arcore da cui dipende, ne ha per tutti: dipendenti del settore pubblico, artisti, registi, produttori, magistrati, giornalisti e chi più ne ha più ne metta. Sembra quasi che Brunetta, inebriato dal potere ricevuto in dono dal Cavaliere, lo usi per scaricare delle oscure frustrazioni personali su bersagli facili. Colpire, bastonare, infondere timore magari, fino a soddisfare questo istinto. Poi si può anche fare marcia indietro. Basti pensare alla modifica degli orari di reperibilità per i lavoratori in malattia. Dopo un periodo in cui si costringeva il malato praticamente agli arresti domiciliari, verranno ripristinati i vecchi parametri. Con buona pace dei fan del Ministro, flagello di cartone dei fannulloni.

E poi c’è la sinistra cattiva che “vada a morire ammazzata”. In un paese normale sarebbe strano sentire una frase di stampo fascista da un politico di formazione socialista. Ma in Italia, com’è noto, i socialisti stanno a destra…

Renatino, a tutto campo, è un fiume in piena. Non dimentica neanche quei registi che denunciano questa brutta Italia “che non gli piace, ma non hanno mai fatto nulla per migliorarla”. “Culturame”, esclama disgustato.

Sempre più carico di rancore, sposando in toto la causa di Arcore contro le “toghe rosse” che perseguitano ingiustamente il Premier, Brunetta attacca anche l’Associazione Nazionale Magistrati definendola “un mostro”.

D’altro canto, come la stessa ANM ha fatto sapere, “è più facile insultare e fare propaganda, che assumersi la responsabilità del proprio operato“.

Non sono pervenute dichiarazioni sulla produttività, gli stipendi ed i privilegi della classe politica. Renatino era stanco.


9 settembre 2009

La mia domanda a "La Repubblica"...ed ai giornalisti "non allineati" in generale.

Approfittando del suo "filo diretto" con gli ascoltatori di lunedi 9 settembre, provo a porre via e-mail una domanda al Direttore Ezio Mauro. Purtroppo, come prevedevo, non è stata letta...
Beh, la ripropongo qui...e non mollo.



17 giugno 2009

Il sogno di riscoprire la questione morale






4 maggio 2009

La strana voglia di regime degli italiani

In relazione al video "Il coma irreversibile dell'opinione pubblica in Italia" (visibile nel post precedente), ho ricevuto questo commento dall'utente enoric:
"Fregnacce sono i continui piagnistei sulla censura, tanto è vero che son sempre li a sbandierare il loro credo confezionando indisturbati ogni settimana la loro trasmissione di stampo palesemente antiberlusconiana. Dov'è che Berlusconi manipola l'informazione? Forse nelle sue reti e nei suoi giornali, come fanno tutte le testate di partito vedi L'Unità ma non certo nella televisione pubblica, perennemente invasa di benpensanti di sinistra".

Di seguito la mia risposta.

Ma, amico mio, sostenere quello che sostieni, qualunque sia il tuo orientamento politico, equivale a chiudere gli occhi e tapparsi le orecchie facendo finta di niente di fronte a ciò che quotidianamente accade.

I fatti (ed i fatti sono la cosa più importante, poi ognuno la pensi come vuole) sono questi:

- Le tv ed i giornali controllati dal gruppo Berlusconi sono palesemente ed incondizionatamente a suo favore, e non potrebbe essere altrimenti. Riguardo al tuo esempio, l’Unità o il Manifesto sono organi di partito, il Giornale (editore Paolo Berlusconi) o il Corriere della Sera (RCS) in teoria non dovrebbero esserlo, ma sono “ampliamente proni” davanti al cavaliere. La Repubblica forse potrebbe essere un esempio più calzante, in quanto vota PD (o quello che ne rimane) ma si comporta come il PD, per cui puoi trarre tu le conclusioni sulla sua incisività...

- Il servizio pubblico (la Rai) non è mai stato indipendente. I governi di destra e sinistra ne hanno sempre orientato l’informazione in un senso o nell’altro (i 9 membri del Cda sono eletti dalla Commissione parlamentare di vigilanza e dal Ministero dell’Economia e della Finanza) . Ogni tanto, trasmissioni “fuori dal coro”, subito bollate come faziose (ma fortuna che ce ne sia ancora qualcuna!) subiscono minacce di chiusura (vedi l’ultima ad Annozero a proposito del terremoto in Abruzzo e ti invito a guardarla prima di dare eventuali giudizi sommari perché guardandola si capisce come siano ingiustificate e volte ad un unico obbiettivo censorio le accuse mosse alla trasmissione), dei collaboratori vengono sospesi (Vauro, per esempio, e non ti cito i soliti noti che sono stati totalmente estromessi dalla televisione in passato) o, appunto, le trasmissioni stesse vengono addirittura chiuse. A titolo di mero esempio, Sciuscià venne silurata dal governo “liberale” che è lo stesso di oggi, nell’ambito di quella famosa “pulizia della stalla” di cui parlò Fini all’inizio di quella legislatura.

- Ad oggi, il Premier è padrone assoluto (diretto o indiretto per motivi politici) di 6, dico 6, canali e giornali vari. Basta solo analizzare il minutaggio dedicato a lui ed alla sua maggioranza e, soprattutto, il modo in cui vengono raccontate le notizie che lo riguardano (qualcuno ha fatto riferimento, tanto per stare alle ultime news, alle parole di Veronica Lario sul suo (ormai) ex marito? Pensa a quello che sarebbe successo in Gran Bretagna, in Germania, in Francia, negli Stati Uniti…). Ed anche questi sono dati che hanno un riscontro concreto e documentabile.

- Il fatto che Annozero non sia stata chiusa (e se non verrà chiusa è solo perché significherebbe fare lo stesso autogol dei tempi di Sciuscià, ma non si può mai dire…) non vuol dire che l’informazione sia libera. Che Marco Travaglio possa raccontare dei fatti ben documentati (D-O-C-U-M-E-N-T-A-T-I) che non si sentono in nessun TG, non significa che ci sia libertà di stampa e che l’informazione non venga manipolata, anzi! Proprio a dimostrazione del fatto che l’informazione DEVE andare in un senso, ogni settimana ci si lamenta di Annozero come programma “fazioso” ed “antiberlusconiano” proprio perché da spazio a certe notizie (vere perché sempre documentate) e fornisce un punto di vista non allineato: quello critico ed indipendente di Travaglio (che, altra cosa riscontrabile nei fatti, racconta le lordure del sistema a destra e sinistra INDISTINTAMENTE ed è tutto tranne che uomo di sinistra: leggere la sua biografia se si avessero dei dubbi), ad esempio. Oppure ha un presentatore fortemente critico, Santoro, che ha la “colpa” di fare controinformazione anti- regime. Sarà anche “fazioso”, può darsi, ma non racconta BALLE (tutto è documentato, torno a dire, e non mi stancherò mai di ripeterlo perché è fondamentale). Questo è lo sport preferito, invece, di uno che è “fazioso al rovescio”, un Mario Giordano qualunque tanto per capirci, che ricorre spesso alla menzogna (per menzogna si intende il racconto di notizie in maniera approssimativa, senza riscontro di dati oggettivi e facendo passare le proprie interpretazioni come fatti. Ovviamente poi si viene puntualmente e scientificamente sputtanati. Quanti sono riusciti a sputtanare Travaglio sulle cose che racconta?).

Insomma la tua equazione è: se esiste Annozero, allora non c’è nessuna censura e l’informazione non è manipolata dai berlusconiani. Inoltre, Annozero racconta “fregnacce” e chi ci lavora “sbandiera il proprio credo”. Ognuno può “sbandierare il proprio credo”, caro mio, i berluscones lo fanno continuamente. Ma prima di parlare di “fregnacce” bisognerebbe valutare l’oggettività delle notizie che vengono date. E mi pare che bollando così i contenuti di Annozero, tu questo non lo faccia, altrimenti verresti subito smentito dai soliti e fastidiosissimi fatti. Piuttosto mi pare di cogliere insofferenza ed “antipatia” per chi la pensa (ed ha il diritto di farlo) in maniera diversa dalla tua. E ti ricordo anche che Annozero è una trasmissione, una soltanto, non rappresenta “l’intera informazione italiana”.

Infine, estremizzando e considerandoli per assurdo “schierati a priori” (perché in realtà se sono “schierati”, lo sono per quanto hanno visto, vissuto e testimoniato fino ad ora, e non lo sono certo a favore di qualche ridicolo partito come il PD, ma piuttosto in difesa dell’informazione, dei FATTI e della legalità, tutte cose che la biografia del nostro Premier e di molti parlamentari di destra e sinistra aborrono), Santoro e Travaglio starebbero da una parte (con l’aggiunta dei comici “comunisti”, quelli che fanno satira, non informazione, ma sappiamo che spesso, in questo senso, sono più utili loro, e quindi, fastidiosi, che tanti pennivendoli che si fanno chiamare “giornalista”). Invece, Giordano, Belpietro, Ferrara, Riotta, Mimun, Fede, Vespa e una lunga lista di altri nomi (se vuoi, prendi pure l’organigramma di ogni redazione di TG o giornale nazionale) stanno dall’altra.

L’informazione televisiva, in base a questo semplicissimo rapporto numerico, quindi, ti sembra libera ed indipendente? O sono tutte “fregnacce”? Se la risposta è sì, io e te viviamo in due mondi diversi. Nel tuo, Silvio è uno statista illuminato, incensurato ed onesto. Mi piacerebbe vivere lì da te, ma purtroppo mi ritrovo bloccato in questa triste realtà.


30 settembre 2008

Libertà d'informazione: vergogne all'italiana

Nella classifica sulla libertà di stampa di Reporter Sans Frontieres (www.rsf.org) l’Italia è al 35° posto dopo paesi come Namibia, Ghana o Bosnia-Erzegovina.
Il testo a margine della classifica si apre con le seguenti parole:

«Bloggers now threatened as much as journalists in traditional media»
(i bloggers sono minacciati quanto i giornalisti dei media tradizionali ndr.);

e quando si parla di Italia il commento è:

«Italy (35th) has also stopped its fall, even if journalists continue to be under threat from mafia groups that prevent them from working in complete safety»
(l’Italia (35°) ha fermato la sua caduta, anche se i giornalisti continuano ad essere minacciati da gruppi mafiosi che impediscono loro di lavorare in completa sicurezza ndr.)

Questi fatti sono tristemente noti, ma nella quotidianità ce ne dimentichiamo. La nostra realtà, infatti, si basa su quello che i media vogliono farci vedere e così determinate forze, politiche e non, chiedono ai giornalisti di spostare l’attenzione su quei temi che sono funzionali a diffondere una ben precisa rappresentazione della realtà.
Si chiama Agenda Setting, è un processo banale che già Paul Lazarfeld aveva teorizzato nel 1944.

Ma perché vi sto annoiando con queste menate? Perché oggi è stata pubblicata una notizia che mi ha disgustato: tale Lorenzo Strona, presidente di Unicom, aveva intenzione di danneggiare alcune agenzie di AssoComunicazione (associazione concorrente) sostituendo il ‘poco malleabile’ direttore di Spot&Web Pasquale Diaferia con uno evidentemente di sua simpatia, e presentando all’editore del quotidiano Mario Modica una BlackList di agenzie (ex associate Unicom) ‘da cancellare dall’agenda’.
Da qui il passo è breve: non si parla di alcune aziende, la gente non le conosce, le aziende non esitono. Vuoi notorietà? Affidati a me e te ne farò avere. Qualche legame con le pressioni 'mafiose' fatte ai giornalisti che citavo prima? Ai lettori l’ardua sentenza.

Io apprendo la notizia da Spot&Web, la denuncia è pubblica perché qualcuno non si è piegato ai ricatti. 

Purtroppo la non-libertà di informazione è una piaga trasparente e dilagante, e nel disgusto non resta che aggrapparsi a fatti come questi, che fanno ben sperare che ci sia ancora onestà intellettuale da qualche parte, nascosta tra le tante testate che si dichiarano giornalistiche.

Link all’articolo su Spot&Web
http://www.spotandweb.it/archivio/2008/09/166_08.pdf


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