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29 maggio 2011

Lo faccio io lo spot a Trenitalia per i 150 anni dell'Unità d'Italia!

Ho visto in TV questo meraviglioso spot in cui ci sono viaggiatori felici che pagano pochissimo per andare dove vogliono con Trenitalia arrivando in perfetto orario. E sono tutti entusiasticamente soddisfatti!

Bene, ho pensato di correggerlo leggermente...


24 dicembre 2010

Natale a casa: il consueto viaggio della speranza con le FS

Prendere un treno da Nord a Sud per tornare a casa a Natale è sempre un’esperienza (negativa) di vita. Una prova durissima da superare per ottenere il premio di passare le feste con i propri familiari. E devo dire che le ultime volte mi era andata piuttosto bene. Troppo caotici gli aeroporti in questo periodo, troppo incerte le condizioni meteo per non rischiare la cancellazione del volo. Il treno, da questo punto di vista è leggermente più sicuro. Di fatto, l’anno scorso, nonostante la neve, per quanto mi riguarda, filò tutto liscio. Troppa grazia, appunto...

Alle 14 del 23 dicembre salgo puntuale sul Freccia Rossa che da Milano mi porterà a Roma. Sono abbondantemente in anticipo per la coincidenza del treno notturno, partenza alle 22.25 per Villa San Giovanni. Ci mettiamo in marcia con 15 minuti di ritardo perché “una porta non si chiude”. E se il buongiorno si vede dal mattino...
Ad ogni modo, il costosissimo convoglio arriva puntuale. Alle 17 entriamo in Stazione Termini.
 
Ora, la lunga attesa della coincidenza non sarebbe pesante. Quattro chiacchiere con l’amico che da Roma viaggerà con me verso la Sicilia, un caffé, un’occhiatina ai negozi. Non sarebbe pesante se non fosse che non c’è una sedia che sia una dove potersi sedere senza dover comprare o consumare per forza qualcosa. E quindi il tempo lo passi fra il bar e il McDonald’s. Oppure ti accomodi per terra.
 
Quando prenotai il mio biglietto, qualche settimana fa, mi meravigliai del fatto che esistessero ancora le famigerate “cuccette a 6”, che non prendevo ormai da anni. Ma, complici la consueta incertezza e la vergognosa incuria con cui le Ferrovie gestiscono il “servizio” (ed è una parola grossa) nel Centro-Sud, dovetti accontentarmi perché non c’era altro. Prendere o lasciare.
 
Raggiunto il nostro vagone, ci troviamo di fronte alla solita marea di persone e bagagli che cercano di incastrarsi fra di loro. E in questi casi ti chiedi sempre come sia stato possibile concepire questi veri e propri “carri bestiame”. La risposta, fra una maledizione lanciata a mezza bocca contro l’a.d. dell’azienda, Moretti, e la fatica di trascinare la valigia che sbatte contro gli ostacoli che si frappongono nel corridoio, è sempre la stessa: “ci trattano come animali, a Trenitalia non gliene è mai fregato un cazzo di noi” (leggasi “i meridionali”).
 
Sono passati 20 minuti e non siamo ancora partiti. Ci si comincia a interrogare su cosa sia potuto succedere. La risposta ce la da un cuccettista che fa il ganzo: “mancano le lenzuola e mi hanno detto che non le porteranno. Il capotreno comunque mi ha riferito che c’è la possibilità, se non volete partire, di scendere e farsi rimborsare il biglietto”. Ha capito le FS? Ti danno anche la possibilità di non partire e rimanere a Roma la notte prima della vigilia di Natale! Equo, no? Ora indovinate quanta gente è scesa invece di dormire sui sedili sporchi del carro bestiame!
 
Si parte (probabilmente hanno trovato il carbone per azionare la locomotiva). Siamo in sette. Una madre con due bambini, una coppia, e poi io ed il mio amico. Il bambino piange, la piccola vomita per il freddo. Il bagno è una latrina putrida. Quando siamo quasi a destinazione, il mio compagno di viaggio protesta con il cuccettista (che avrebbe dovuto regolare almeno il riscaldamento) ma questi si arrabbia e gli risponde bruscamente: “senta, a me sembra di essere stato anche simpatico ma Lei deve stare calmo!”.
 
A Villa San Giovanni ci tocca traghettare a piedi. Insieme a noi scende una fiumana di altri passeggeri tanto che il treno prosegue quasi vuoto verso Reggio Calabria. Sono tutte persone con il nostro stesso problema: essere siciliani ed “usufruire” di treni (vecchi, lenti e sporchi) messi a disposizione con il contagocce.
Trasciniamo le valigie sul traghetto (scale mobili perennemente guaste e ascensore che funziona a tratti). Andiamo al bar a fare colazione. Bisogna attendere un po’ perché c’è un unico impiegato che fa gli scontrini, prepare i caffé e distribuisce i cornetti ma almeno ne vale la pena.
A Messina aspettiamo più di un’ora che arrivi un treno partito da Milano la sera prima (che strano, è in ritardo...) e che proseguirà verso Palermo. Nel frattempo l’annuncio del ritardo risuona ogni 5 minuti con un aumento proporzionale dei tempi di attesa. Arriva il treno, con un’aggiunta di 60 minuti abbondanti rispetto a quanto indicato nella tabella di marcia. Il rischio di passare la vigilia in stazione sembra scampato. Distrutti ma comunque sorridenti per l’amore che ci lega alla nostra terra, trasportati sulle rotaie borboniche sui cui ancora viaggiano i convogli, ci apprestiamo a passare il Natale con i nostri cari.

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