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26 gennaio 2010

Considerazioni dell'altro mondo

Considerazioni dell’altro mondo. E’ ottima l’idea di Maurizio Crozza che, nel suo consueto intro a Ballarò, martedì scorso ha immaginato che in un ipotetico 2050 (molto poco “ipotetico” per come vanno le cose oggi in nel nostro paese, a dire il vero) “l’Italia si chiamerà Craxia, in onore del grande statista”

E di fatto, cosa potrebbe impedirlo? Per una settimana abbiamo “mangiato” Craxi a colazione, pranzo e cena. Ce l’hanno servito in tutte le salse. Il revisionismo, pratica dalle profonde radici e di lunga tradizione per il popolo dalla memoria più corta d’Europa (il nostro, per chi non lo avesse capito…), è alla base di ogni ragionamento che politici di destra e sinistra, tutti confluiti nel Partito dell’Amore, hanno dedicato alla riabilitazione di Craxi nella “settimana santa”.

Ed il grande manipolatore, Silvio nostro, si sfrega le mani e ridacchia di gusto, nel chiuso della sua villa di Arcore. Riabilitare Craxi, il corrotto, significa infatti salvare a priori (da un punto di vista prettamente reputazionale perché da quello penale ci pensa il suo Parlamento con le leggine che si stanno approvando in queste ore) il corruttore, cioè Mr B. Che è stato corruttore di politici che permisero alle sue emittenti di continuare a trasmettere pur non avendo titolo a farlo (Craxi). Corruttore di giudici che gli permisero di acquisire un impero mediatico (Metta per il Lodo Mondadori). Corruttore di testimoni affinché non deponessero contro di lui (Mills).

Se Craxi è un martire, unica vittima di spropositata persecuzione giudiziaria, a causa del malcostume generale della politica italiana (la storiella che Craxi avesse la sola colpa di essere compartecipe del diffuso sistema di finanziamento illecito ai partiti che ci stanno propinando in questi giorni, per capirci), Berlusconi diventa a buon diritto un perseguitato dalla magistratura politicizzata (dato che per prescrizioni varie e leggi ad personam è incensurato). Tutto quadra.

La realtà dei fatti conta poco, come sempre. Meglio cercare di nascondere alla buona la sporcizia sotto il tappeto, anche quando ce n’è davvero tanta, continua a puzzare e, fino a poco prima, era visibilissima. Legare la vicenda giudiziaria di Craxi solo al finanziamento illecito ai partiti in voga in quegli anni, infatti, è come dire che l’olezzo di un’intera discarica è dovuto ad una sola buccia di banana marcescente. Craxi le tangenti le prendeva soprattutto per sé e lasciava le briciole al partito (condannato in ben due processi: Eni-Sai e mazzette metropolitana di Milano). Da latitante era imputato in altri procedimenti analoghi (alcuni dei quali in secondo o in terzo grado di giudizio), fino a che non fu pronunciata sentenza di estinzione del reato a causa del decesso dell'imputato.

Ma sono tutti lì, Presidente della Repubblica compreso, a rileggere, riabilitare, cambiare le carte in tavola. “Con la sua vicenda si alterarono i rapporti fra politica e magistratura”, ecco l’assist per Berlusconi. “Craxi fu grande statista” e, ammesso che fosse vero perché anche qui ci sarebbe da aprire un lungo capitolo, questo dovrebbe cancellare in un sol colpo reati e ruberie varie perpetrate dall’ex leader Psi ai danni dei cittadini? O addirittura dovrebbe indicarlo come esempio positivo?

Considerazioni dell’altro mondo. Dopo aver dichiarato che gli piacerebbe cambiare l’articolo 1 della Costituzione “perché non ha senso”, l’integerrimo Ministro Brunetta ha affermato che obbligherebbe per legge i bamboccioni a uscire di casa a 18 anni. Ha comunque precisato che anche lui faceva parte della categoria (in versione small probabilmente, un “bamboccino”, magari…) tanto che “a 30 anni non ero ancora capace di rifarmi il letto”. Ovvio, poverino, non ci arrivava!

Ieri mattina poi, era in collegamento telefonico a Mattino5. Distrattamente, tanto per cominciare bene il suo intervento, gli ho sentito dire: “Sorrido perché l’Italia è un paese di ipocriti”. Detto da uno che è inflessibile e spietato con gli “impiegati pubblici fannulloni” ma che si guarda bene dal bacchettare o anche solo dall’esprimere un parere sui suoi colleghi “parlamentari fannulloni”, la cosa fa sorridere (amaro) me. E ho deciso che non volevo cominciare la giornata incazzandomi. Per cui, tv subito spenta. Hai visto mai che mi auguri di andare a morire ammazzato…

Considerazioni dell’altro mondo. Cuffaro è stato condannato in appello a sette anni (due in più rispetto al primo grado) per favoreggiamento con l’aggravante mafiosa nel processo “Talpe dda”. Non risulta che, per festeggiare, abbia offerto dei cannoli, questa volta…

 


17 giugno 2009

Un uomo, un perché: Mario Giordano

Un uomo, un perché. Mario Giordano. Un po' pennivendolo, un po' comico, un po' maggiordomo, un po' avvocato difensore del Premier (uno dei tanti).
Direttore de Il Giornale capace di pubblicare, all'indomani delle elezioni Europee, una prima pagina dedicata al trionfo di Berlusconi che aveva, a dire del giornalista di regime, mandato tutti "a quel País". Ecco, nonostante il titolo, purtroppo per lui, la realtà dei fatti, che conosciamo sin dal giorno dopo le elezioni (proprio quando usciva la pagina celebrativa di Giordano), è che il Premier ed il suo partito registrano ed incassano una flessione (seppur contenuta sempre di perdita di consensi si tratta), che il PD continua la sua parabola discendente e che, al contrario, la Lega e lIDV sono più forti grazie ad un grande incremento di consensi.
Nel meraviglioso mondo di Mario Giordano (in cui Berlusconi è uno e trino), però, i segnali che arrivavano dai risultati parziali dello spoglio, già la sera di domenica 7 giugno, e che assumevano contorni molto concreti, evidentemente non avevano nessuna rilevanza. Il titolo gli sembrava bello e lui l'ha pubblicato lo stesso...quando si dice che limportante è crederci.
Ma fortunatamente lo scribacchino d'Arcore non si dedica solo a dirigere il quotidiano del suo padrone, no. Ogni tanto scrive anche dei libri, grazie a Dio. L'ultimo si intitola "5 in condotta - Tutto quello che bisogna sapere sul disastro della scuola". Lunedi 15 giugno, alla presentazione del libro, lui avrebbe voluto dirci cosa bisogna sapere sul disastro della scuola e per questo si era portato anche la ministra Gelmini e il Fedele Confalonieri...ma purtroppo gliel'hanno impedito quei "fascisti nel pubblico che sono il male del Paese" (leggasi genitori e soprattutto insegnanti dell'assemblea di Retescuole che esprimevano il loro profondo dissenso contro la distruzione della scuola pubblica ad opera della Gelmini). La dichiarazione di Giordano ai microfoni del TG5 (in pratica maggiordomi che si intervistano fra di loro) sulla vicenda è una battuta di una comicità che neanche i cinepanettoni di Natale potrebbero eguagliare: "Un paese in cui si pensa che Marx sia una barretta di cioccolato, in cui quando si parla di Tiepolo si pensa a uno dei sette nani ed in cui si crede che l'Infinito di Leopardi sia leopardare, merita 5 in condotta...". Poco prima aveva apostrofato come servi i contestatori. Loro.


6 giugno 2009

PORCELLUM

E' la legge elettorale italiana nº 270 del 21 dicembre 2005, scritta principalmente dal Ministro Roberto Calderoli, che in una intervista a Matrix la definì "una porcata". Di fronte allo stupore del conduttore Mentana, il ministro si giustificò affermando testualmente: "Quando uno fa una porcata e non se ne rende conto è un altro tipo di riscontri rispetto a quando uno lo fa volutamente...". Da quel momento la Legge Calderoli fu denominata Porcellum.
Da Wikipedia: " Fu approvata con i voti della maggioranza parlamentare (principalmente Forza Italia, Alleanza Nazionale, Unione dei Democratici Cristiani, Lega Nord), senza il consenso dell'opposizione (principalmente Italia dei Valori, Democratici di Sinistra, Margherita, Rifondazione comunista), che l'ha duramente criticata e contrastata. Ha modificato il precedente meccanismo misto, per 3/4 a ripartizione maggioritaria dei seggi, in favore di un sistema proporzionale corretto, a coalizione, con premio di maggioranza ed elezione di più parlamentari contemporaneamente in collegi estesi, senza possibilità di indicare preferenze". In pratica i candidati se li scelgono i partiti e noi li ratifichiamo col voto. Una sorta di pratica plebiscitaria medievale.
Il partito di riferimento del "ministro per le riforme suine", la Lega, sta cercando di boicottare i referendum, fissati per il 21 e il 22 giugno 2009 contemporaneamente ai ballottaggi per le elezioni amministrative locali. Di fatto, la scelta di tali date ha suscitato moltissime polemiche, dal momento che il 6 ed il 7 giugno si vota per l'Europarlamento. Accorpare le due consultazioni in un "election day", come era stato proposto, avrebbe garantito un risparmio di circa 400 milioni di euro che, dati i tempi che corrono, male non fanno. Ma la mossa è chiara: ostacolare il raggiungimento del quorum e, quindi, scongiurare l'abolizione della possibilità per i partiti di unirsi in coalizione. In questo modo, infatti, il premio di maggioranza andrebbe alla singola lista che raccoglie da sola più voti. In soldoni, ad oggi la Lega non conterebbe nulla mentre il PDL avrebbe lo strapotere assoluto. Ma il Carroccio si difende giustificando la scelta di non accorpare il referendum alle altre votazioni con il rischio di confusione da parte dell'elettore o sollevando dubbi di incompatibilità costituzionale. Certo è che, comunque vada, cadremo dalla padella alla brace...se passasse il referendum, infatti, chi non scommetterebbe 1 centesimo sulla tentazione di un ulteriore consolidamento assolutistico del proprio potere da parte del Premier?

 

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