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1 luglio 2011

La prima barzelletta del neo-segretario Alfano

Alfano incoronato segretario al Congresso Nazionale del PDL, sulle orme del capo, racconta la prima barzelletta: "PDL diventi partito degli onesti".

Certo che nella comicità involontaria sono insuperabili!


8 febbraio 2010

Le perle di Angelino

Angelino "Jolie" Alfano ci ha abituati ad affermazioni memorabili. Perle che rimarranno scolpite nella memoria.

Il 7 febbraio, durante la trasmissione "In 1/2h" di Lucia Annunziata, interrogato sul legittimo impedimento e la copertura dalla Giustizia che il provvedimento garantirebbe al Premier, il Ministro ci ha regalato altre stupende affermazioni:

- Berlusconi è stato sottoposto a indagini e processi da cui "è uscito sempre pulito"

- seppur indagato, Berlusconi non dovrebbe partecipare a 23 udienze previste perché è "il Presidente del Consiglio di un grande Paese come l'Italia"

- con il legittimo impedimento, Berlusconi non sarebbe al riparo dalla Giustizia e, oltretutto, "conoscendo la sua indole andrebbe in tribunale ad argomentare"

- il conflitto di interessi sarebbe bilanciato dai "circa 7 miliardi di euro di imposte pagate allo Stato" dal suo gruppo imprenditoriale


9 gennaio 2010

La politica dei marziani

Siamo governati da gente totalmente scollegata dalla realtà. Il mondo, ed il nostro Paese è in prima linea, è schiacciato da una fortissima crisi economica ben lontana dal vedere la fine. La gente stenta ad andare avanti, perde il lavoro e non riesce a vedere alcun futuro per sé e per la propria famiglia. Ma loro criticano i “disfattisti che si lamentano”.

La mafia opera all’interno dello Stato sin da prima della famosa trattativa di inizio anni Novanta (quando i rapporti si infittirono e si normalizzarono, diciamo). I pentiti fanno rivelazioni sconvolgenti sull’attuale classe dirigente italiana. Ma loro preferiscono minimizzare, svilire, denigrare i collaboratori di giustizia, minacciando provvedimenti per ridurli al silenzio. E poi invece (un classico del rovesciamento della realtà), a reti unificate viene dato il massimo credito ad un boss mafioso che dice di non conoscere, di non ricordare e nel contempo lancia messaggi neanche troppo velati a chi di dovere.

 A volte viene da chiedersi se si rendano davvero conto di ciò che dicono con un candore ed una tranquillità che verrebbe da considerarli fuori di senno…

Prendiamo Angelino Alfano, per esempio. Un paio di mesi fa, in diretta televisiva, alla domanda del giornalista Floris sulla connotazione politica o meno della sentenza Mills, il Ministro della Giustizia rispose testualmente: “Io non giudico le sentenze…è una sentenza che riguarda un cittadino inglese e che non è in diretto riferimento al Presidente del Consiglio” . Ora, forse avrebbe fatto una figura migliore tirando fuori la solita manfrina della magistratura politicizzata perché, francamente, ascoltando quelle parole passai dall’incredulità al fastidio. Eh sì perché ci vuole coraggio ad affermare una cosa del genere per commentare la condanna di un individuo (Mills) proprio per essere stato corrotto da un altro individuo (Berlusconi), che però non può essere processato perché protetto da uno scudo spaziale (guarda caso chiamato Lodo Alfano). Oppure bisogna essere semplicemente degli stolti. Ma dato che non voglio credere alla tesi sulla stoltezza di chi ci governa, l’incredulità per certe uscite lascia spesso spazio al fastidio. Tanto fastidio. Rabbia.

Infatti, tendo più a ritenere che questi usino quella tattica ben collaudata che si riassume nell’aforisma del Ministro della Propaganda nazista, Joseph Goebbels: «Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità». Andare in TV ed insistere sul concetto che Berlusconi è un santo e che i giudici vogliono fare del male, colpendo lui che è innocente, al Paese, funziona. Ovvio, bisogna esprimere questi concetti con candore e dimenticandosi del pudore (questo lo sanno fare bene, devo dire). Bisogna mentire sapendo bene di farlo, ma con “sincerità”, con la faccia di chi non capisce di cosa mai si meraviglino certi increduli interlocutori.

Le perle di Angelino Jolie, però, sono tante. La più recente è quella del 7 gennaio, durante il vertice in Prefettura a Reggio Calabria con Maroni ed i vertici della sicurezza. Il ministro ha spiegato che "la parola ‘ndrangheta sarà inserita nei testi di legge dello Stato...Vogliamo colmare così una lacuna nella legislazione nazionale, in cui fino adesso si è citata soltanto la mafia”. Ecco perché fino ad ora non avevano fatto nulla per combatterla, non capivano cosa fosse! Ma l’ilarità del momento lascia spazio allo sconforto. Perché non è una battuta, purtroppo.

E che dire delle figure barbine di un altro illustre esponente del governo, il Ministro della Difesa, Ignazio La Russa? Ad esempio, sempre durante una puntata di Ballarò, alla lettura delle dichiarazioni di Spatuzza su Dell’Utri e Berlusconi, ‘Gnaziu si accorse di un omissis. Apriti cielo! Il malcapitato Floris fu accusato di manipolazione. Urla di sconcerto per l’omissione, a detta del ministro, di una frase di Spatuzza che avrebbe definito Dell’Utri “compaesano” e “senatore” in riferimento ad un periodo in cui il braccio destro di Berlusconi non era politico né esisteva ancora Forza Italia. Quel La Russa sì che è un volpone! Smascheratore di giornalisti rossi! Peccato che qualche minuto dopo, Floris recuperò l’omissis incriminato e dimostrò che la frase mancante dalla dichiarazione era semplicemente “io chiesi se Berlusconi era quello di Canale5” .

La Russa, spalle al muro ma con nessuna intenzione di ammettere il proprio errore (e questa è una prerogativa fondamentale dei berluscones), decise quindi di spostare il discorso sull’attacco personale e l’insulto al povero Floris. Quando si dice che la miglior difesa è l’attacco…

Ma quello che più di tutti sembra vivere un altro tempo e su un altro pianeta è il leghista Castelli. I suoi show ad Annozero sono, a dir poco, pezzi degni di approfondito studio antropologico. Anche l’altra sera, i suoi interventi sono risultati un compendio di frasi fatte e vuoti luoghi comuni e, cosa peggiore, hanno dimostrato come il padano abbia irrimediabilmente perso il contatto con la realtà. Travaglio, nel suo intervento, denuncia la vergogna dei rimborsi elettorali. E lui cosa fa? Risponde che “la politica ha un costo” beccandosi un ovvio rimbrotto da parte del giornalista: “pagatevelo!”.

“Popolo” e “lavoro”, però, stanno sempre in bocca. Nella teoria i leghisti sono bravissimi. Lavorano dalla mattina alla sera e si credono gli unici al mondo. Ad una precaria della scuola che sottolinea la differenza fra ciò che le televisioni raccontano (shopping, viaggi, spese…) e la realtà vissuta dalla maggior parte degli italiani (incertezza, stenti, un futuro a tinte nere…), Castelli risponde che “ci vuole più spirito positivo…i nostri padri hanno fatto l’Italia senza avere la pappa pronta”.  E se gli si fa notare che i precari si ammazzano di lavoro in condizioni spesso estreme, come insegnare in classi di 30 bambini, lui controbatte che “ho rtrovato la foto delle elementari in cui c’eravamo io e Formigoni ed eravamo 44! E nessuno si lamentava”. “Forse è proprio quello il problema”, chiosa l’insegnante “disfattista”. A onor del vero, però, Castelli una cosa che mi trova d’acc0rd0 l’ha detta. Nell’incoraggiare il reclutamento dei giovani nelle file politiche della Lega, rassicura: “lavorando [e te pareva…] si può arrivare in alto…persino io sono diventato Ministro!”.

 

 

 

 


7 gennaio 2010

Le perle di Angelino Jolie...

Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, presente al vertice a Reggio Calabria, ha spiegato che "la parola ‘ndrangheta sarà inserita nei testi di legge dello Stato...Vogliamo colmare così una lacuna nella legislazione nazionale, in cui fino adesso si è citata soltanto la mafia".

Ecco perché fino ad ora non avevano fatto nulla per combatterla, non capivano cosa fosse!

 


15 novembre 2009

Sì, ci prendono per scemi e glielo permettiamo

Ormai ci trattano come stupide scimmiette, docili agnellini o, nella migliore delle ipotesi, fastidiose zanzarine. E fanno ciò che vogliono. Si sono presi il Nostro Paese, il Nostro Presente ed il Nostro Futuro. Impuniti, intoccabili. Tanto sanno che nessuno si incazzerà...


24 ottobre 2009

Presentazione de "Il regalo di Berlusconi"

Martedi 20 ottobre, presso la Camera del Lavoro di Milano, è stato presentato il libro “Il regalo di Berlusconi” (la vera storia del caso Mills), scritto a quattro mani da Antonella Mascali, cronista giudiziaria di Radio Popolare, e Peter Gomez, celebre giornalista de “Il Fatto Quotidiano” e autore di vari libri d’inchiesta di grande successo.
Alla presentazione, moderata da Gianni Barbacetto, partecipavano anche Marco Travaglio e l’ex magistrato ed attuale collaboratore de “Il Fatto”, Bruno Tinti.
Il sottoscritto ha avuto modo di prendervi parte insieme al resto del pubblico che riempiva la sala, ed ecco dunque il racconto della serata.
Dopo una breve introduzione di Barbacetto, la prima a prendere la parola è la giovane cronista siciliana. La Mascali sottolinea l’importanza del caso giudiziario analizzato nel libro soprattutto per i risvolti politici che la condanna in primo grado del corrotto avvocato inglese ha prodotto per il corruttore (impunito per via del Lodo Alfano) Presidente del Consiglio italiano. Ancora una volta viene fatto notare come in una democrazia “normale” un leader politico su cui pendono procedimenti ed accuse di tale rilevanza, si sarebbe già dimesso da tempo dalla sua carica istituzionale. Nel frattempo, si è accomodato al tavolo dei partecipanti anche l’altro autore, in ritardo perché impegnato con la chiusura di un pezzo per “Il Fatto” del giorno seguente. C’è una sorta di atmosfera di timido rinnovamento nell’informazione italiana e si vede dalla facce sorridenti dei giornalisti. Con l’uscita del quotidiano indipendente su cui scrivono, il loro lavoro ed i loro impegni si sono moltiplicati, come avranno a ricordare nell’arco della serata, ma “finalmente abbiamo un giornale tutto nostro”, come spiega un soddisfatto Travaglio.
Il microfono passa a Gomez che esordisce precisando che la famosa lettera che Mills scrisse al proprio commercialista, per chiedergli come gestire la somma di denaro ricevuta in dono per la falsa testimonianza che servì“a tenere Mr. B. fuori da un mare di guai”, sia solo la punta dell’iceberg. Tanto da sembrare l’unica cosa rilevante o l’unico argomento oggetto di questo processo. Da qui in poi, in un intervento di circa 40 minuti (che potrete trovare, insieme a quelli della Mascali, di Tinti e di Travaglio, integralmente sul canale www.youtube.com/TheGianluca), il cronista ripercorre 20 anni di storia del nostro Paese, caratterizzati da loschi e complessi intrecci politico-affaristici che cominciano con la fine della Prima Repubblica e lo scoppio di Tangentopoli, continuano con l’entrata in campo e l’ascesa politica di Silvio Berlusconi ed arrivano ai giorni nostri. Ascoltando la minuziosa ricostruzione dei fatti che Gomez ci offre, ci si rende conto di quanto la premessa del giornalista sia fondata. Di questa storia conosciamo veramente solo un dettaglio, sicuramente centrale ai fini del procedimento giudiziario, ma comunque solo una goccia in un oceano di malaffare.
L’intervento di Bruno Tinti è una vera e propria lezione di diritto che tocca, fra le altre cose, punti come la legge sul falso in bilancio, il dimezzamento dei termini di prescrizione e lo scudo fiscale. L’ex magistrato racconta anche la storia della rana che si fa convincere dallo scorpione ad accompagnarlo dall’altra parte del fiume, con la promessa di non pungerla una volta arrivati a destinazione, e che invece viene ugualmente e mortalmente ferita. “È pur sempre la mia natura”, si difende lo scorpione di fronte alle proteste della rana morente. Bene, l’allegoria serve per affermare con forza che è inutile provare a dialogare con Berlusconi (incarnazione dello scorpione) perché tanto quella è e rimane la sua natura, “piuttosto bisognerebbe provare a parlare alle rane, a quegli italiani rispettosi della legalità e delle istituzioni, sperando però che questi non siano scorpioni travestiti”.
Pesanti anche le critiche al centro-sinistra, colpevole agli occhi di ogni cittadino democratico che aveva dato fiducia alla coalizione mandandola al Governo nel 2006, di non aver fatto nulla per abolire le leggi citate e risolvere il problema del conflitto di interessi.
E’ il momento di Marco Travaglio, che chiude la serata. Al di fuori dai limiti e dai canoni imposti dalla tv, è ancora più bello ascoltare questa voce libera, indipendente. Uno dei pochi che ancora possono fregiarsi del titolo di “giornalista con la G maiuscola”. Travaglio tratta vari temi dell’attualità politico-sociale. Le dichiarazioni di Tremonti sul “posto fisso”, il caso Mesiano e le frequentazioni del Premier con Tarantini e le sue escort. Poi la trattativa Stato-mafia dei primi anni Novanta, che sta venendo sempre più alla luce. Il Lodo Alfano ed il comportamento del Capo dello Stato rispetto a quanto impone la carta costituzionale su cui si fonda la nostra Repubblica. L’atteggiamento di totale insofferenza alle regole del sistema democratico e l’attacco diretto alle istituzioni e all’indipendenza della stampa da parte del Premier. L’opposizione colpevolmente complice. Ogni argomento scandito da una frase iniziale, “pensate a…” , e condito con il consueto sarcasmo e la calma olimpica di chi racconta, facendoti sorridere, fatti tragicamente veri e inoppugnabili. “Ridiamo per non piangere”, ci si diceva fra il pubblico…
In conclusione una nota positiva: “In Italia, attualmente, sembra di vivere una sorta di guerra per bande e le guerre per bande spesso portano a dei cambiamenti”. Speriamo.
 

 

 


9 ottobre 2009

¿Pero como es posible que Berlusconi…?

 

In questi giorni in cui la sensibilità democratica di molti italiani è letteralmente violentata dalle estemporanee ed autoritarie prese di posizione del Presidente del Consiglio, da sempre totalmente insofferente alle regole del sistema costituzionale del nostro Paese, vorrei provare a fornire una prospettiva diversa. L’Italia vista dall’estero, nello specifico dalla Spagna, ma non dai giornali, che Berlusconi considera (tanto per variare sul tema di fondo) parte dell’Internazionale di Sinistra che sta cospirando per rovesciare il suo regime populista, in cui tutto gli è dovuto perché legittimato dal voto. L’Italia vista dai cittadini spagnoli.

La premessa è che la crisi mondiale, iniziata in Spagna anche prima rispetto ad altri paesi europei, ha ovviamente prodotto il calo degli indici di gradimento nei confronti di Zapatero, ma questo è normale, quasi fisiologico, se governi (che tu lo faccia bene o male) durante un periodo difficile come questo. Ma il leader spagnolo, soprattutto durante il suo primo mandato, ha dimostrato di avere il coraggio e la capacità di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale, anche quando si è trattato di fare scelte difficili. Su tutto, la laicità dello Stato sulla quale non ci dovrebbero essere dubbi ma che è così difficile da ottenere in un Paese in cui la Chiesa ha da sempre avuto un grande potere (Italia docet). Indipendenza culturale e politica dal Vaticano, dunque, ma anche dagli Stati Uniti di George Bush con il ritiro immediato delle truppe dall’Iraq nel 2004. E poi, la divisione al 50% dei ministeri fra uomini e donne, le leggi per la tolleranza ed i diritti degli omosessuali e, nel contempo, gli incentivi alle famiglie. Insomma un leader di sinistra che non ha paura di sostenere i principi e di attuare il programma per cui i suoi elettori lo hanno scelto.

Pensando a questo e paragonando il tutto alla situazione italiana, mi vengono in genere due considerazioni. Uno: che tristezza pensare alla nostra “sinistra” rispetto al socialismo (con la S maiuscola) zapateriano. Due: se gli spagnoli hanno delle ragioni per lamentarsi di un leader così, chissà cosa pensano di Berlusoni…

In realtà a questa domanda è facilissimo rispondersi da soli (e ne ho avute di risposte nel corso di questi anni) ma, ancora una volta, trovandomi nella penisola iberica per lavoro, ho avuto l’ardire di confrontarmi e soprattutto chiedere. Un po’ per avere un aggiornamento sulla considerazione (già di per sé bassa) che i nostri primos hermanos, come si definiscono loro nei confronti degli italiani, hanno del nostro Premier, dopo le ultime vicende che lo hanno visto, ahimé, ancora ed infinitamente protagonista. Un po’ per masochismo…

Ne è venuto fuori un mix di ilarità, sconcerto, incredulità. Io cercavo di spiegare anche nel dettaglio i problemi che viviamo e come parte del Paese li affronta: il bavaglio alla stampa, le leggi ad personam, le lobby politico-affaristico-mafiose, il caso Alitalia, la finanza con le pezze al culo, ecc. ecc. ecc. Ma non sarebbe stato necessario. Già solo l’idea che un solo uomo possa vivere impunito ed intoccabile un immenso conflitto di interessi come quello di Berlusconi, agli occhi di uno straniero, da qualunque civiltà democratica esso provenga, è inconcepibile.

“Ma come è possibile che Berlusconi…” è il ritornello con cui i miei interlocutori esprimevano la propria perplessità sul caso italiano. E, a onor del vero, forse per un atto di compassione inconscio, mi venivano anche raccontanti episodi di illegalità spagnola, i cui protagonisti da noi come minimo avrebbero preso una medaglia al valore civile per essersi mantenuti entro certi limiti. Insomma hanno dei delinquenti quasi da invidiare, verrebbe da dire.

Nel frattempo sono arrivate le notizie della tragedia vissuta nella mia provincia, quella di Messina, della “guerra” mediatica contro Annozero per (questa volta) l’ospitata alla D’Addario. Il tutto corredato dalle immagini di quella faccia triste ed arrabbiata, a seconda dei casi, ma comunque di plastica di un uomo che, in barba alla legge ed alla democrazia, si è impadronito, pezzo per pezzo, di un Paese.

Per fortuna sono tornato in Italia prima della decisione della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano. Cosa mi sarei dovuto inventare per spiegare agli spagnoli cosa succede in Italia quando un’istituzione fa il suo dovere?








11 maggio 2009

La crisi è finita, andate in pace.

 I disoccupati pubblici e privati aumentano, la gente non arriva a fine mese, il debito pubblico è alle stelle, le piccole e medie aziende chiudono o fanno i salti mortali per sopravvivere, l'evasione fiscale risale. Ma bisogna "essere ottimisti" e "consumare". Nel frattempo, il 50% aziende italiane quotate in borsa ed il 25% delle banche hanno partecipazioni in società offshore costituite in vari paradisi fiscali...
Ma ci sono fatti ben più gravi di cui preoccuparsi: il Bagaglino ha chiuso i battenti, alcune veline si lamentano della loro esclusione improvvisa dalle liste del pdl per le europee, Veronica e Silvio si separano "per colpa della stampa di sinistra", la febbre suina si diffonde (nonostante le smentite, io sospetto ancora di Calderoli...). Sorridiamo, va tutto bene.




20 gennaio 2009

APICELLA VA, KAKA RESTA

Vediamo se ho capito bene.
- L'inchiesta “Why not” viene avocata all'ex pm di Catanzaro, Luigi De Magistris, che viene trasferito.
- Il Procuratore Generale di Salerno, Luigi Apicella, decide di indagare sulle modalità e sulle cause che hanno portato a questa decisione e dispone il sequestro degli atti. Ovviamente, essendo Salerno competente ad indagare su Catanzaro, tutto è perfettamente legittimo.

- A questo punto, però, Catanzaro reagisce e comincia ad indagare, a sua volta, su Salerno. Insomma le procure “si indagano a vicenda”. Ma il problema è che, in realtà, Catanzaro non potrebbe indagare su Salerno perché su quest’ultima è la procura di Napoli ad essere competente.
- Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ad ogni buon conto focalizza la propria attenzione solo su Apicella.
Ad Alfano tutto il resto non interessa. De Magistris ha torto a prescindere e se Apicella prova a far luce sulla vicenda (e magari scopre anche che De Magistris potrebbe avere ragione), allora anche il Pg di Salerno va cacciato per “assoluta spregiudicatezza, mancanza di equilibrio e atti abnormi nell’ottica di una acritica difesa del PM De Magistris con l’intento di ricelebrare i processi che sono stati a lui avocati”. Che tradotto in termini pratici significa non aver fermato, ed anzi aver appoggiato, una valida indagine dei suoi sostituti, Nuzzi e Verasani.

- Quattro indagati fanno ricorso al Tribunale del Riesame di Salerno per chiedere l’annullamento del decreto di perquisizione. Il ricorso, meraviglia delle meraviglie, viene respinto.
- Ma ormai i dado è tratto. E’ solo questione di tempo. Alfano tuona: sospendetelo e toglietegli lo stipendio! Trasferite i suoi sostituti! E puntuale come un orologio svizzero, arriva la decisione della Sezione disciplinare del Csm di sospendere dalle funzioni e dallo stipendio il Pg di Salerno Luigi Apicella e di trasferire 4 pm.

L’associazione familiari vittime della mafia, per bocca del presidente Sonia Alfano (che con il “brillante” ministro condivide, suo malgrado e fortunatamente, solo il cognome) valuta come con questa mossa il Csm abbia “scritto una delle pagine più nere della recente storia italiana”.

Almeno Kaka è rimasto al Milan e non è stato “trasferito” al Manchester. Non si possono tenere tutti, no? A qualcuno bisognava pur rinunciare…


18 novembre 2008

RIFLESSIONE "PARANOICA" (???) SU G8 ED ELUANA ENGLARO

 Solo oggi riesco a spendere due parole su due importanti sentenze arrivate in contemporanea qualche giorno fa. Quella sui fatti della Scuola Diaz al G8 di Genova e quella della Cassazione sul caso di Eluana Englaro.

La prima, per la quale ancora non si conoscono le motivazioni, che verranno pubblicate solo fra 90 giorni, assolve i capi e condanna solo gli esecutori materiali, rei, secondo il giudice, di aver spaccato teste di propria folle iniziativa. Insomma i capi non c'entrano, non sapevano, non c'erano e se c'erano guardavano da un altra parte o dormivano. Direi che era tutto già scritto. La divisa, soprattutto se è corredata da tante stellette, in genere non si condanna. Un caloroso grazie al giudice per averlo ufficializzato, comunque…

La seconda respinge il ricorso dei PM di Milano contro la sentenza della Corte d'Appello e, pertanto, ufficializza la fine dell'accanimento medico sul corpo tenuto artificialmente in vita di Eluana Englaro. La Chiesa si oppone strenuamente e condanna la decisione della Cassazione, i giornali parlano di “eutanasia” introdotta dai magistrati, Angelino “Jolie” Alfano, in ossequio ai porporati portatori di voti, propone al Parlamento di “colmare il vuoto legislativo” sulla questione.

Insomma tutti parlano, tutti dicono la loro, il circo mediatico-politico-religioso va avanti senza soste né riguardi. Nessuno però potrà mai avere la percezione ed il sentire che i familiari della Englaro hanno in relazione a questa drammatica vicenda. Comunque (stra)parlano tutti credendo di averne il diritto, oltretutto.

Ma la riflessione che vorrei fare è: sarò paranoico, ma come mai entrambe le sentenze sono state date in pasto ai media lo stesso giorno? Non sarà che il caso della povera Englaro, attraendo più attenzioni e sollevando più commenti (c’è la Chiesa di mezzo e quindi la cosa naturalmente si ingrandisce), può cancellare più rapidamente ogni residuo di indignazione o, quantomeno, interesse per la sentenza sull’aggressione della Diaz, accelerandone la caduta nel dimenticatoio?

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29 dicembre 2010 La fine dell'anno La fine dell'anno è arrivata. Il primo decennio del  XXI secolo si è concluso. Ho riascoltato i discorsi di fine anno dei nostri Presidenti della Repubblica. Qualcuno leggeva altri andavano a memoria. Gli argomenti? Disoccupazione, emigrazione, terrorismo, studenti, assassini comuni e politici.  la costanza di tali elementi  mi è ... (continua) Leggi tutto

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