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29 gennaio 2010

ISCR di Roma, depositata interpellanza parlamentare

Continua la vicenda dello sfratto dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro di Roma. In data 27 gennaio 2010, infatti, è stata depositata al Senato un’interpellanza, a firma degli on. Iannutti e Giambrone dell'Italia dei Valori, indirizzata al Ministro per i Beni e le Attività Culturali.

Sull’ISCR pende una sentenza passata in giudicato che ne dispone lo sgombero, mediante l’uso della forza pubblica, dalla sua sede storica a Roma in piazza San Francesco di Paola. L’ordinanza è l’ultimo tassello di un annoso contenzioso di natura economica tra il Ministero e l'ordine religioso dei Frati Minimi, proprietario dell’edificio che ospita l’Istituto.

Fondato a Roma nel 1939 da Cesare Brandi (direttore fino al 1961), che ottenne l’assegnazione del cinquecentesco palazzo Borgia Cesarini e di una parte del convento seicentesco annesso, e ne curò l’allestimento e l’adeguamento funzionale, l'Istituto è nato con lo scopo di promuovere l'attività del restauratore sulla base di una pionieristica tecnica d'intervento multidisciplinare imperniata sull’apporto congiunto di storici d'arte ed esperti scientifici.

Nel corso degli anni cospicue risorse economiche dello Stato sono state impiegate per la conservazione e l’ammodernamento tecnologico di ambienti ed impianti, indispensabili per le finalità di ricerca, formazione e restauro che l’Istituto da sempre svolge in Italia e nel mondo. Di fatto, una delle caratteristiche dell'azione di Cesare Brandi fu quello di sviluppare una forte rete di relazioni e consulenze all'estero da parte di esperti dell’Istituto, che ancora oggi rappresenta uno dei fiori all’occhiello dell’ente.

Attualmente l'ISCR è ospitato in due sedi: lo storico edificio di piazza San Francesco di Paola, oggetto del contendere, e quello del San Michele dove, fin dagli anni 80, parte dell’Istituto venne trasferito, in attesa del completamento del restauro di altri corpi di fabbrica, che avrebbero permesso la sua riunificazione in un’unica sede. Nonostante un decreto ministeriale dell’allora ministro Giovanna Melandri, però, la prevista riunificazione non ha mai avuto luogo poiché, di volta in volta, le aree destinate all’ISCR sono state assegnate ad altri uffici e istituzioni. Fino alla beffa dello sfratto.

Nella loro interpellanza, Iannutti e Giambrone, sottolineano i grossi disagi di “un trasloco a tappe forzate, da attuarsi nel giro di poche settimane, negli spazi residuali del San Michele, dove personale e attrezzature verrebbero dislocati in modo frammentario e inadeguato, con grave penalizzazione dell’operatività dell’Istituto”. Un danno per l’attività della struttura che, alla vigilia della riapertura della celebre Scuola di alta formazione di restauro, necessita di spazi consoni per i propri laboratori scientifici e gli archivi, tanto per citare solo alcune delle sue importanti componenti.

Inoltre, continuano i due parlamentari, “nella sede storica dell’ISCR sopravvivono, dell’originario allestimento, la biblioteca “Adolfo Venturi” nonché alcune particolari strumentazioni di grandi dimensioni realizzate per importanti interventi del passato, prototipi dello sviluppo tecnologico nel campo della conservazione, da salvaguardare e tali da poter costituire il nucleo di un futuro museo del restauro”.

Gli interrogativi che emergono dall’interpellanza depositata in Senato, in conclusione, sono molto chiari: il Ministro per i Beni e le Attività Culturali intende adoperarsi per accertare motivazioni e responsabilità dell’attuale criticità? Perché non sono state predisposte per tempo adeguate soluzioni? Il Governo intende stanziare risorse economiche adeguate per dotare l’ISCR nel suo insieme di una sede appropriata?

I dipendenti, nel frattempo, rimangono alla finestra in attesa di risposte concrete.


28 gennaio 2010

Berlusconinensinainciusol, all right!

Celentano sul Corriere: "Ha ragione D'Alema, una legge ad personam è l'unica strada per uscire dalla paralisi della giustizia...E' questo ciò che il «povero cittadino ormai esausto» chiede a tutte le forze politiche. L’opportunità di azzerare tutto a partire dai processi di Berlusconi e ricominciare da capo. Affinché egli non avendo più la spada dei giudici sulla sua testa, possa sedersi tranquillamente al tavolo con l’opposizione per fare la vera riforma sulla giustizia". Io francamente trovo più sensate le parole di "Prisencolinensinainciusol"...


26 gennaio 2010

Considerazioni dell'altro mondo

Considerazioni dell’altro mondo. E’ ottima l’idea di Maurizio Crozza che, nel suo consueto intro a Ballarò, martedì scorso ha immaginato che in un ipotetico 2050 (molto poco “ipotetico” per come vanno le cose oggi in nel nostro paese, a dire il vero) “l’Italia si chiamerà Craxia, in onore del grande statista”

E di fatto, cosa potrebbe impedirlo? Per una settimana abbiamo “mangiato” Craxi a colazione, pranzo e cena. Ce l’hanno servito in tutte le salse. Il revisionismo, pratica dalle profonde radici e di lunga tradizione per il popolo dalla memoria più corta d’Europa (il nostro, per chi non lo avesse capito…), è alla base di ogni ragionamento che politici di destra e sinistra, tutti confluiti nel Partito dell’Amore, hanno dedicato alla riabilitazione di Craxi nella “settimana santa”.

Ed il grande manipolatore, Silvio nostro, si sfrega le mani e ridacchia di gusto, nel chiuso della sua villa di Arcore. Riabilitare Craxi, il corrotto, significa infatti salvare a priori (da un punto di vista prettamente reputazionale perché da quello penale ci pensa il suo Parlamento con le leggine che si stanno approvando in queste ore) il corruttore, cioè Mr B. Che è stato corruttore di politici che permisero alle sue emittenti di continuare a trasmettere pur non avendo titolo a farlo (Craxi). Corruttore di giudici che gli permisero di acquisire un impero mediatico (Metta per il Lodo Mondadori). Corruttore di testimoni affinché non deponessero contro di lui (Mills).

Se Craxi è un martire, unica vittima di spropositata persecuzione giudiziaria, a causa del malcostume generale della politica italiana (la storiella che Craxi avesse la sola colpa di essere compartecipe del diffuso sistema di finanziamento illecito ai partiti che ci stanno propinando in questi giorni, per capirci), Berlusconi diventa a buon diritto un perseguitato dalla magistratura politicizzata (dato che per prescrizioni varie e leggi ad personam è incensurato). Tutto quadra.

La realtà dei fatti conta poco, come sempre. Meglio cercare di nascondere alla buona la sporcizia sotto il tappeto, anche quando ce n’è davvero tanta, continua a puzzare e, fino a poco prima, era visibilissima. Legare la vicenda giudiziaria di Craxi solo al finanziamento illecito ai partiti in voga in quegli anni, infatti, è come dire che l’olezzo di un’intera discarica è dovuto ad una sola buccia di banana marcescente. Craxi le tangenti le prendeva soprattutto per sé e lasciava le briciole al partito (condannato in ben due processi: Eni-Sai e mazzette metropolitana di Milano). Da latitante era imputato in altri procedimenti analoghi (alcuni dei quali in secondo o in terzo grado di giudizio), fino a che non fu pronunciata sentenza di estinzione del reato a causa del decesso dell'imputato.

Ma sono tutti lì, Presidente della Repubblica compreso, a rileggere, riabilitare, cambiare le carte in tavola. “Con la sua vicenda si alterarono i rapporti fra politica e magistratura”, ecco l’assist per Berlusconi. “Craxi fu grande statista” e, ammesso che fosse vero perché anche qui ci sarebbe da aprire un lungo capitolo, questo dovrebbe cancellare in un sol colpo reati e ruberie varie perpetrate dall’ex leader Psi ai danni dei cittadini? O addirittura dovrebbe indicarlo come esempio positivo?

Considerazioni dell’altro mondo. Dopo aver dichiarato che gli piacerebbe cambiare l’articolo 1 della Costituzione “perché non ha senso”, l’integerrimo Ministro Brunetta ha affermato che obbligherebbe per legge i bamboccioni a uscire di casa a 18 anni. Ha comunque precisato che anche lui faceva parte della categoria (in versione small probabilmente, un “bamboccino”, magari…) tanto che “a 30 anni non ero ancora capace di rifarmi il letto”. Ovvio, poverino, non ci arrivava!

Ieri mattina poi, era in collegamento telefonico a Mattino5. Distrattamente, tanto per cominciare bene il suo intervento, gli ho sentito dire: “Sorrido perché l’Italia è un paese di ipocriti”. Detto da uno che è inflessibile e spietato con gli “impiegati pubblici fannulloni” ma che si guarda bene dal bacchettare o anche solo dall’esprimere un parere sui suoi colleghi “parlamentari fannulloni”, la cosa fa sorridere (amaro) me. E ho deciso che non volevo cominciare la giornata incazzandomi. Per cui, tv subito spenta. Hai visto mai che mi auguri di andare a morire ammazzato…

Considerazioni dell’altro mondo. Cuffaro è stato condannato in appello a sette anni (due in più rispetto al primo grado) per favoreggiamento con l’aggravante mafiosa nel processo “Talpe dda”. Non risulta che, per festeggiare, abbia offerto dei cannoli, questa volta…

 


14 gennaio 2010

ISCR, un istituto sotto sfratto e in dismissione

Un appello lanciato dai dipendenti, dalle rappresentanze sindacali e dalle OO.SS dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro per evitare l’imminente sfratto esecutivo dalla storica sede in cui da moltissimi anni questa istituzione opera.

Fin dalla sua fondazione nel 1939 ad opera di Cesare Brandi, infatti, l’Istituto occupa il palazzo Borgia e parte del convento seicentesco annesso alla chiesa di San Francesco di Paola, a Roma. E lo stesso Brandi, insieme all’architetto Silvio Radiconcini, curò l’allestimento e l’adeguamento funzionale dell’immobile, di proprietà dei Frati Minimi.

Nel corso degli anni, poi, “cospicue risorse dello Stato sono state impiegate per l’ammodernamento tecnologico di impianti e strumentazioni, indispensabili per le finalità di ricerca, formazione e restauro che l’Istituto da sempre svolge in Italia e nel mondo”, spiegano i dipendenti nel loro appello alle istituzioni laiche ed ecclesiastiche ed al mondo della cultura.

Il contenzioso fra i proprietari dell’immobile ed il Ministero per i Beni e le Attività Culturali in merito al canone di locazione inizia nel 2001. Da allora, i referenti politici e ministeriali che si sono avvicendati hanno avanzato proposte di mediazione e prospettato soluzioni logistiche inconsistenti e, pertanto, mai concretizzatesi. Un tira e molla che si conclude il 12 gennaio 2010, quando l’attuale Direttore, erede di una situazione pressoché compromessa, comunica l’imminenza dello sfratto esecutivo con l’uso della forza pubblica.

I dipendenti denunciano “con sdegno il rischio che si interrompa bruscamente e senza certezze per il futuro l’operato di una gloriosa istituzione a servizio della tutela e della conservazione del patrimonio culturale sia pubblico sia ecclesiastico”. Sì perché il fatto che non siano ancora stati individuati i locali per la collocazione definitiva degli uffici e dei laboratori scientifici (si pensi, per esempio, a cosa potrebbe accadere agli archivi e alle attrezzature scientifiche), il precipitare degli eventi e la mancata predisposizione per tempo da parte del Ministero di alcuna adeguata soluzione, hanno trasformato l’intera vicenda in un’emergenza.

“In una situazione così grave rivolgiamo, pertanto, un accorato appello alle istituzioni laiche ed ecclesiastiche e a tutto il mondo della cultura affinché ci sostengano nella battaglia per garantire la continuità dell’Istituto nell’operare con gli standard di qualità che gli sono propri”, concludono i lavoratori.

Se non si interverrà con la massima urgenza, il timore è quello di una totale frammentazione fisica dell’ente con la conseguente e probabile dismissione di questa istituzione. Nella lettera inviata ai Rappresentanti Nazionali delle OO.SS. CGIL, CISL, UIL, RdB/CUB, infine, si legge: I lavoratori di questo istituto non intendono subire passivamente questo stato di cose pertanto le rappresentanze sindacali e le OO.SS d’istituto chiedono al Segretario Generale un incontro di contrattazione al fine di trovare delle soluzioni definitive al problema di una sede che ridia dignità a questa Istituzione ed a coloro che da moltissimi anni vi prestano la propria opera rendendo un servigio alla collettività attraverso la conservazione del patrimonio culturale che va ricordato è patrimonio di tutti”.

 


9 gennaio 2010

La politica dei marziani

Siamo governati da gente totalmente scollegata dalla realtà. Il mondo, ed il nostro Paese è in prima linea, è schiacciato da una fortissima crisi economica ben lontana dal vedere la fine. La gente stenta ad andare avanti, perde il lavoro e non riesce a vedere alcun futuro per sé e per la propria famiglia. Ma loro criticano i “disfattisti che si lamentano”.

La mafia opera all’interno dello Stato sin da prima della famosa trattativa di inizio anni Novanta (quando i rapporti si infittirono e si normalizzarono, diciamo). I pentiti fanno rivelazioni sconvolgenti sull’attuale classe dirigente italiana. Ma loro preferiscono minimizzare, svilire, denigrare i collaboratori di giustizia, minacciando provvedimenti per ridurli al silenzio. E poi invece (un classico del rovesciamento della realtà), a reti unificate viene dato il massimo credito ad un boss mafioso che dice di non conoscere, di non ricordare e nel contempo lancia messaggi neanche troppo velati a chi di dovere.

 A volte viene da chiedersi se si rendano davvero conto di ciò che dicono con un candore ed una tranquillità che verrebbe da considerarli fuori di senno…

Prendiamo Angelino Alfano, per esempio. Un paio di mesi fa, in diretta televisiva, alla domanda del giornalista Floris sulla connotazione politica o meno della sentenza Mills, il Ministro della Giustizia rispose testualmente: “Io non giudico le sentenze…è una sentenza che riguarda un cittadino inglese e che non è in diretto riferimento al Presidente del Consiglio” . Ora, forse avrebbe fatto una figura migliore tirando fuori la solita manfrina della magistratura politicizzata perché, francamente, ascoltando quelle parole passai dall’incredulità al fastidio. Eh sì perché ci vuole coraggio ad affermare una cosa del genere per commentare la condanna di un individuo (Mills) proprio per essere stato corrotto da un altro individuo (Berlusconi), che però non può essere processato perché protetto da uno scudo spaziale (guarda caso chiamato Lodo Alfano). Oppure bisogna essere semplicemente degli stolti. Ma dato che non voglio credere alla tesi sulla stoltezza di chi ci governa, l’incredulità per certe uscite lascia spesso spazio al fastidio. Tanto fastidio. Rabbia.

Infatti, tendo più a ritenere che questi usino quella tattica ben collaudata che si riassume nell’aforisma del Ministro della Propaganda nazista, Joseph Goebbels: «Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità». Andare in TV ed insistere sul concetto che Berlusconi è un santo e che i giudici vogliono fare del male, colpendo lui che è innocente, al Paese, funziona. Ovvio, bisogna esprimere questi concetti con candore e dimenticandosi del pudore (questo lo sanno fare bene, devo dire). Bisogna mentire sapendo bene di farlo, ma con “sincerità”, con la faccia di chi non capisce di cosa mai si meraviglino certi increduli interlocutori.

Le perle di Angelino Jolie, però, sono tante. La più recente è quella del 7 gennaio, durante il vertice in Prefettura a Reggio Calabria con Maroni ed i vertici della sicurezza. Il ministro ha spiegato che "la parola ‘ndrangheta sarà inserita nei testi di legge dello Stato...Vogliamo colmare così una lacuna nella legislazione nazionale, in cui fino adesso si è citata soltanto la mafia”. Ecco perché fino ad ora non avevano fatto nulla per combatterla, non capivano cosa fosse! Ma l’ilarità del momento lascia spazio allo sconforto. Perché non è una battuta, purtroppo.

E che dire delle figure barbine di un altro illustre esponente del governo, il Ministro della Difesa, Ignazio La Russa? Ad esempio, sempre durante una puntata di Ballarò, alla lettura delle dichiarazioni di Spatuzza su Dell’Utri e Berlusconi, ‘Gnaziu si accorse di un omissis. Apriti cielo! Il malcapitato Floris fu accusato di manipolazione. Urla di sconcerto per l’omissione, a detta del ministro, di una frase di Spatuzza che avrebbe definito Dell’Utri “compaesano” e “senatore” in riferimento ad un periodo in cui il braccio destro di Berlusconi non era politico né esisteva ancora Forza Italia. Quel La Russa sì che è un volpone! Smascheratore di giornalisti rossi! Peccato che qualche minuto dopo, Floris recuperò l’omissis incriminato e dimostrò che la frase mancante dalla dichiarazione era semplicemente “io chiesi se Berlusconi era quello di Canale5” .

La Russa, spalle al muro ma con nessuna intenzione di ammettere il proprio errore (e questa è una prerogativa fondamentale dei berluscones), decise quindi di spostare il discorso sull’attacco personale e l’insulto al povero Floris. Quando si dice che la miglior difesa è l’attacco…

Ma quello che più di tutti sembra vivere un altro tempo e su un altro pianeta è il leghista Castelli. I suoi show ad Annozero sono, a dir poco, pezzi degni di approfondito studio antropologico. Anche l’altra sera, i suoi interventi sono risultati un compendio di frasi fatte e vuoti luoghi comuni e, cosa peggiore, hanno dimostrato come il padano abbia irrimediabilmente perso il contatto con la realtà. Travaglio, nel suo intervento, denuncia la vergogna dei rimborsi elettorali. E lui cosa fa? Risponde che “la politica ha un costo” beccandosi un ovvio rimbrotto da parte del giornalista: “pagatevelo!”.

“Popolo” e “lavoro”, però, stanno sempre in bocca. Nella teoria i leghisti sono bravissimi. Lavorano dalla mattina alla sera e si credono gli unici al mondo. Ad una precaria della scuola che sottolinea la differenza fra ciò che le televisioni raccontano (shopping, viaggi, spese…) e la realtà vissuta dalla maggior parte degli italiani (incertezza, stenti, un futuro a tinte nere…), Castelli risponde che “ci vuole più spirito positivo…i nostri padri hanno fatto l’Italia senza avere la pappa pronta”.  E se gli si fa notare che i precari si ammazzano di lavoro in condizioni spesso estreme, come insegnare in classi di 30 bambini, lui controbatte che “ho rtrovato la foto delle elementari in cui c’eravamo io e Formigoni ed eravamo 44! E nessuno si lamentava”. “Forse è proprio quello il problema”, chiosa l’insegnante “disfattista”. A onor del vero, però, Castelli una cosa che mi trova d’acc0rd0 l’ha detta. Nell’incoraggiare il reclutamento dei giovani nelle file politiche della Lega, rassicura: “lavorando [e te pareva…] si può arrivare in alto…persino io sono diventato Ministro!”.

 

 

 

 


7 gennaio 2010

Le perle di Angelino Jolie...

Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, presente al vertice a Reggio Calabria, ha spiegato che "la parola ‘ndrangheta sarà inserita nei testi di legge dello Stato...Vogliamo colmare così una lacuna nella legislazione nazionale, in cui fino adesso si è citata soltanto la mafia".

Ecco perché fino ad ora non avevano fatto nulla per combatterla, non capivano cosa fosse!

 


3 gennaio 2010

Considerazioni di un cittadino qualunque sul 2009 appena trascorso

Fini, D'Alema, Dell'Utri, Il Fatto Quotidiano vs. i giornalisti di Regime, la Moratti e la via da dedicare a Craxi...

 


1 gennaio 2010

L'ANNO CHE E' STATO

E’ il 31 dicembre e, in attesa del consueto messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica, vorrei permettermi di fare un paio di considerazioni su questo 2009 che ci apprestiamo a salutare.

Porre Berlusconi al centro della breve analisi di questi dodici mesi sarebbe fin troppo ovvio, per cui mi concentrerò su avvenimenti e personaggi legati comunque a doppio filo al Premier ed in generale alla politica ed alla società italiana, nel bene e nel male. Legati sì, ma brillanti di luce propria e, pertanto, meritevoli di considerazione.

Un augurio, ed è l’unico che mi sento di fare, a tutti gli italiani onesti. Soprattutto agli italiani in difficoltà che stanno lottando con i denti per mantenere il posto di lavoro. La loro sofferenza, la loro disperazione nei Tg sono diventate, al massimo, notizie di contorno fra un servizio sui regali di Natale ed un altro sul cenone.

Gianfranco Fini. Il 23 novembre scorso scrissi: “Un uomo politico dalle due facce…leader di un partito traghettato dal post-fascismo alla destra laica e democratica, insofferente all’alleanza di governo con un partito xenofobo come la Lega e lontano dalle logiche di sudditanza e totale identificazione con il capo tipiche dei berluscones, da una parte. Compiacente e silente Ministro degli Esteri o Presidente della Camera e firmatario della “legge Bossi-Fini” sull’immigrazione, dall’altro”. Il mio giudizio negativo nei confronti di questa ambigua attitudine non è cambiato. Allo stesso modo, riconosco che, anche fosse solo per un mero tornaconto politico, il Presidente della Camera è stato all’altezza della sua carica istituzionale, molto più del Presidente Napolitano (Berlusconi è ovviamente fuori classifica).

Massimo D’Alema. Il solito baffetto furbetto, sempre disponibile all’inciucio e sempre perdente, comunque vada a finire. Il 14 ottobre si incontrò con Berlusconi e Letta, furtivamente, per rinnovare il Dalemoni che tanti frutti ha sempre dato (a Berlusconi…). Dopo essersi ripreso il controllo del PD(nelle sembianze di Bersani) è stato bocciato come Mr Pesc. Adesso verrà sistemato alla presidenza del Copasir. E chi è più esperto di lui in inciuci, segreti e operazioni sotto banco? Lo scorso 16 ottobre commentai che “D’Alema che fa finta di opporsi al Premier e poi inciucia alla prima occasione, è roba vecchia… Proprio nel momento in cui il Premier sembra essere nuovamente alla frutta, la spalla dell’amico Massimo è pronta a sorreggerlo. Ecco, la triste morale di questa storia è che la democrazia e l’alternanza in Italia non possono esistere: maggioranza ed “opposizione” continuano a spartirsi la torta ed a essere sfacciatamente una cosa sola”.

Marcello Dell’Utri. Le “minchiate” del pentito Spatuzza sarebbero state “smentite” dal mafioso Filippo Graviano. Dunque, vediamo se ho capito bene. Un pentito racconta delle presunte frequentazioni mafiose di Dell’Utri e Berlusconi. Il boss (che, fra l’altro, nega ancora di essere mai appartenuto a Cosa Nostra) non conferma. Tanto basta per la sentenza a reti unificate: innocenti, diffamati! Spatuzza bugiardo, Graviano “uomo che appare cambiato”, come lo stesso senatore siciliano lo definisce. Il rovesciamento della realtà è servito. In quest’Italia è prassi consolidata.

Il Fatto Quotidiano e Filippo Facci. Perché accosteremmo questi due elementi agli antipodi fra loro? Non lo faremmo se non fosse che il giornalista dalla bocca storta, dai capelli tinti coi biondi riflessi non avesse dichiarato “Non ho ancora mai incontrato uno che legge il Fatto e non mi paresse un perfetto cretino”. Uno dei servetti di Arcore più dediti, trombato da Il Giornale all’arrivo di Feltri e passato quindi al secondo organo di Regime su carta stampata, Libero. Adesso piange miseria e prova anche a fare l’indipendente parlando male della Carfagna e denunciando il ridimensionamento della libertà di stampa (intervistato in una puntata di Annozero). Nel contempo, Il Fatto, che non ha padroni e non prende contributi statali, informa senza censure i cittadini. Chi è il “cretino” adesso? Facci…ridere.

Letizia Moratti e Bettino Craxi. Il sindaco di Milano vuole dedicare una via o un parco della città a Craxi per (fra gli altri meravigliosi meriti che è possibile riconoscergli) "la sua politica internazionale illuminata". Secondo me anche la politica economica di Craxi "è stata una politica illuminata"! E' il tangentaro che ha fatto più soldi di tutti!

Buon anno a tutti i cittadini onesti e, citando Salvatore Borsellino, “resistenza, resistenza, resistenza!”
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29 dicembre 2010 La fine dell'anno La fine dell'anno è arrivata. Il primo decennio del  XXI secolo si è concluso. Ho riascoltato i discorsi di fine anno dei nostri Presidenti della Repubblica. Qualcuno leggeva altri andavano a memoria. Gli argomenti? Disoccupazione, emigrazione, terrorismo, studenti, assassini comuni e politici.  la costanza di tali elementi  mi è ... (continua) Leggi tutto

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