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27 marzo 2010

Voterò MoVimento 5 Stelle

 

Voterò MoVimento 5 Stelle in Lombardia (dove risiedo) perché il nostro Paese ha bisogno di un po' di "antipolitica". E non mi riferisco all' "antitesi" della politica in quanto tale, ma all' "antidoto" a questa politica, quella dei nostri governanti. Sono stufo, ad ogni tornata elettorale, di dover pescare il meno peggio da una casta affaristico-mafiosa i cui membri si sorreggono a vicenda, a dispetto del loro simbolo di facciata.
Ecco, cominciare a mandare dei cittadini, che si faranno terminali delle necessità e delle richieste di altri cittadini che li hanno votati, prima nei comuni e adesso nelle Regioni, a mio parere, è il primo passo (o forse l'ultimo disponibile) per provare a buttare giù questo sistema che ci ammorba da decenni.
Voglio dei "cittadini pagati a progetto" sulla base di quello che faranno per la propria società. Voglio che si ritorni alla politica vera, fatta dalla gente per la gente. Ecco perché voterò Vito Crimi del MoVimento 5 Stelle.
25 marzo 2010

REGIONALI, UN MOVIMENTO IN MARCIA

Domenica e lunedì si vota per eleggere il nuovo Consiglio ed il Presidente in tredici regioni. La campagna elettorale si concluderà venerdì e, in mezzo ai veleni berlusconiani contro sinistra e magistratura (vero e proprio chiodo fisso e slogan elettorale del Premier) e alle candidature autolesioniste dell’opposizione (vedi De Luca in Campania), ci sono gli invisibili. Quelli che non vengono considerati da tv e giornali. Quelli che nelle tribune elettorali vengono definiti vagamente “candidato della Lista Grillo” o che nei grafici degli schieramenti in gioco pubblicati da Repubblica non sono neanche segnalati con un colore sbiadito.

Ieri sera, in Piazza Duomo a Milano, si è celebrata la Giornata Nazionale del Movimento 5 Stelle. Un Beppe Grillo in grande forma ha aperto il comizio denunciando ancora una volta la casta dei partiti, incapace e non interessata a risolvere i problemi dei cittadini, che fa di tutto per garantire l’autoconservazione.

Il sistema dei partiti sopravvive, secondo il comico genovese, grazie ai rimborsi elettorali. Ed il Movimento, in caso di raggiungimento del quorum necessario per l’ottenimento del rimborso (1%), rinuncerà a questo privilegio. Rottura con il marciume della finta democrazia italiana e riappropriazione da parte dei cittadini della vita pubblica. “Ognuno vale uno”: questa è la parola d’ordine.

Ci si chiede perché nessun artista abbracci e sostenga questa nuova realtà socio-politica. È strana, in un certo senso, la diffidenza che il mondo della cultura d’opposizione mostra nei confronti del popolo della rete, dei “cittadini con l’elmetto”, come li chiama Beppe Grillo. Luttazzi, per esempio, non ha mai nascosto le sue riserve nei confronti del comico genovese, accusato di “populismo” e di “marketing politico”. Eppure entrambi subiscono da una vita le censure di questa Guerra Civile Fredda (per dirla sempre alla Luttazzi) alimentata dal berlusconismo. Non sarebbe il caso, mi chiedo da cittadino comune, che ci si confrontasse nel merito di temi e idee e si unissero le forze per il bene comune che sono la democrazia e la libertà?

Dopo l’introduzione, la parola passa ai candidati presidente delle cinque regioni in cui si presenterà il Movimento: Campania, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto e Lombardia. L’ultimo a prendere la parola è proprio il candidato di casa, Vito Crimi.
La speranza è quella di portare in Regione almeno un consigliere che possa essere “terminale dei cittadini” e “controllore della casta”. Un vero e proprio ponte fra la cosa pubblica, la cui trasparenza è elemento fondamentale della democrazia partecipativa, e la gente.
Cosa dicono gli altri? I partiti maggioritari, com’era prevedibile, vanno avanti per la loro strada, chiusi nella stanza dei bottoni in cui, motivati sempre e solo dal profitto, decidono se costruire un inceneritore o cementificare un parco, attenti alla salvaguardia del sistema. Le altre realtà politiche scelgono il male minore (l’IDV alleata con il PD per non favorire Berlusconi) oppure cercano di farsi largo sgomitando fra le nuove realtà per cercare di non perdere quel poco di consenso che gli rimane.

Prendiamo la Lombardia, per esempio. Il centrodestra governa da 15 anni in cui si è assistito ad una costante perdita dei posti di lavoro, l’impoverimento della scuola pubblica, la corruzione nella sanità, il degrado ambientale e l’aumento a livelli vertiginosi dello smog. Il celeste Roberto (Formigoni) non è stato in grado di proporre nessuna soluzione efficace (si consideri, ad esempio, il modo in cui è stato affrontato il problema del traffico e del conseguente inquinamento). D’altro canto, è difficile individuare la differenza fra il programma di Formigoni e quello di Penati. Quest’ultimo si è infatti reso protagonista di un sostegno acritico all'Expò, ha rifiutato di mantenere pubblica la gestione dell'acqua, è rimasto in silenzio di fronte al sistema clientelare nella sanità, ha accettato passivamente il finanziamento occulto delle scuole private a scapito di quelle pubbliche, si è speso in parole di elogio alle ronde padane…

Bene, cosa fa la Sinistra radicale per promuovere le proprie candidature? Attacca i grandi partiti (comprensibile) e, in un gioco al massacro, cerca di sminuire anche chi sta dalla loro stessa parte della barricata. Un comunicato che gira via mail da parte della Federazione della Sinistra recita: “La lista di Grillo non raggiungerà sicuramente il 3% (anche perché, non è presente in quattro province) disperdendo così voti utili a realizzare un’opposizione seria a Formigoni. Quanto previsto nel programma dei  grillini è presente anche in quello della Federazione della Sinistra che però, a differenza dei grillini, avanza anche proposte precise sul lavoro e sui temi sociali. Considerate inoltre che  anche Sinistra e Libertà in Lombardia non ha presentato le liste in quattro province con il conseguente forte rischio di disperdere i voti”.  Cane mangia cane.

 

 

 


6 marzo 2010

"Firmatutto" Napolitano

Giorgio "Firmatutto" Napolitano ha dato il via libera al decreto interpretativo sui termini della consegna delle liste elettorali, licenziato ieri dal governo. 
 
Giorgio "Firmatutto" Napolitano non mi rappresenta. Mi fa vergognare di essere italiano. E lo dico con un misto di tristezza, sdegno e schifo.
 
De profundis per la democrazia italiana.

 


6 marzo 2010

Daniele Luttazzi - Songbook

Chi andasse a teatro ad assistere al nuovo spettacolo di Daniele Luttazzi, Songbook, potrebbe rimanere fortemente deluso. Questo nel caso in cui, come è successo a me, ci andasse a scatola chiusa, senza leggere alcuna recensione e fidandosi ciecamente della fama di grande artista ed intrattenitore satirico del comico romagnolo.

Ed in effetti l’inizio è promettente. Dal palco del teatro marchigiano di Grottammare (AP), Luttazzi lascia subito intendere che potrebbe riproporre qualche estratto dal precedente spettacolo, Decameron, la cui tournée non aveva fatto tappa in zona.

E poi spiega come l’involuzione della democrazia in Italia sia paragonabile “alle tre fasi della penetrazione anale”. Cerco di chiarire il concetto. Dopo le prime due, che potremmo definire “pressione” (la costante e martellante campagna mediatica operata dalle reti del Cavaliere per la sua discesa in campo)  e “accesso doloroso” (Berlusconi “entra” nella politica italiana), si passa alla terza fase: “l’orgasmo da sottomissione”. E Luttazzi ricorda, a mo’ di esempio illuminante per questo azzeccatissimo parallelo, la telefonata fra il Premier ed Agostino Saccà. La gente la ama perché Lei, Presidente, ha riempito un vuotoanche emotivo..e non lo dico per piaggeria!”. “Adesso mi mette in imbarazzo…”. “Ma no! E’ bellissimo, invece!”.

Insomma uno spettacolo che si annuncia esilarante. Per chi, come dicevo, non si era previamente informato sul reale contenuto dello show…

E dire che nel biglietto, ritirato prima di entrare, c’è scritto chiaramente “concerto”. Tu pensi “vabbé sicuramente scrivono sempre così quando si tratta di spettacoli in cui c’è anche l’accompagnamento di musicisti…”. Perché in effetti l’unica cosa che sapevo – o credevo di sapere – era che in Songbook la satira sarebbe stata alternata a musica degli anni Ottanta e Novanta. Tanto che l’idea mi entusiasmava.

Dopo i primi dieci minuti, invece, il comico cambia registro e spiega che, durante la serata, avrebbe riproposto canzoni scritte ed interpretate quando, prima di diventare un artista satirico famoso, era leader di una band sconosciuta che si esibiva sulla “east cost adriatica”. Ecco spiegato il perché del “concerto” sul biglietto e degli strumenti presenti sul palco. Poco male. Se canta delle canzoni con intermezzi di satira, della sua satira, ci sarà da divertirsi comunque…

Ogni canzone, rigorosamente in inglese, viene introdotta da una breve spiegazione. Ed i testi sono tutti molto intimi, magari leggermente ironici, ma ovviamente nulla di cui ridere di gusto…

Second Hand Sex, Doom, Money For Dope o School Is Boring raccontano esperienze e sentimenti giovanili, amore, sesso ed anche droga. Dopo le prime tre o quattro canzoni, sei ancora lì in attesa di qualche battuta, tanto per gradire, ma Luttazzi continua a introdurre brevemente e a eseguire canzone dopo canzone senza pausa. Qualcuno comincia ad alzarsi ed andare via. Qualcuno, come il sottoscritto, rimane ma fa fatica – pur provandoci fino in fondo – ad apprezzare lo spettacolo. Dopo più di dieci brani suonati e cantati praticamente senza sosta, i suonatori salutano e se ne vanno.

Fortunatamente l’artista torna in scena poco dopo e delizia il pubblico con un rapido TG in cui vengono date notizie come: Vacanze, il ministro Brunetta va a Disneyland, non lo fanno uscire” o “Sta per essere ultimato il monumento celebrativo del muro di Berlino, sarà alto sei metri e attraverserà la città da est a ovest…”. Il tutto condito dalle sue caratteristiche e divertentissime espressioni facciali. Ma sono, sì e no, solo altri cinque minuti. Troppo poco per chi si aspettava, colpevolmente disinformato, di vedere una pièce satirica di altissima qualità, come quelle che Luttazzi ha sempre offerto al pubblico.

Ammetto che lo spettacolo non mi è piaciuto e, con il senno di poi, non sarei andato a vederlo. Ma lo considero una scelta, forse azzardata, di un artista che ha probabilmente sentito il bisogno di riproporsi in un modo diverso, più intimo. Tanto che anche la sua nota diffidenza nei confronti della rete è venuta fuori in un paio di occasioni, quando ha perentoriamente chiesto di non filmarlo né fotografarlo perché “nessuno mi ha chiesto l’autorizzazione e non voglio ritrovarmi su YouTube”.


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