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27 luglio 2010

Bossi: regioni, province e comuni un tanto al chilo

La concretezza dei proclami leghisti si nota anche da questi episodi. Affermazioni che, a distanza di ventiquattro ore, cambiano in alcuni significativi dettagli.
E dato che probabilmente il capo non si è accorto di aver detto due cose diverse nel tentativo di lanciare il solito vuoto slogan (cioè che i soldi dei contribuenti non devono andare a “Roma ladrona” ma devono rimanere in loco), smascherato dalla stampa, ecco che gli organi ufficiali di partito accorrono per tappare la falla nel ben oliato sistema di produzione di fumo leghista.
I fatti sono questi. Il quotidiano locale La Provincia di Cremona riporta le frasi di Bossi sulla necessità che Irpef e Iva passino "dallo Stato ai Comuni e poi anche alle Regioni e alle Province". Ma come? Non aveva detto che queste tasse dovevano essere gestite dalle Regioni? La domanda se la pongono immediatamente in tanti, forse anche qualche elettore del Carroccio. Insomma c’è il rischio che a qualcuno vengano dei dubbi sulla concretezza di certe asserzioni.
Pertanto, dal sito PadaniaNet, Calderoli si affretta a segnalare che le parole del senatur sono state strumentalizzate: “è sufficiente infatti andare sul sito ufficiale di TelePadania, all'indirizzo http://www.padanianet.com/, dove è stato linkato il file audio del comizio di Umberto Bossi dove si sente benissimo il passaggio in cui viene spiegato che una parte dei suddetti tributi dovranno andare alle Regioni”.
Insomma, Bossi non avrebbe chiesto che Irpef e Iva fossero destinate ai Comuni o ad altri enti locali. Ed in effetti nel filmato realizzato da TelePadania, il leader leghista afferma: “le tasse dello Stato che devono andare alle Regioni sono, io penso, l'Irpef e l'Iva o una miscela di Irpef e Iva…L'imposta sui redditi è più flessibile, la Regione può usarla, cambiare il valore della tassa”.
Peccato che il quotidiano cremonese ribadisca che le esatte parole del senatur si riferivano proprio ai comuni. E, a conferma di quanto già scritto, pubblica le foto scattate durante il comizio dallo Studio Fotografico Marinoni in cui il Bossi di Soncino, in provincia di Cremona, è ritratto con un diverso abbigliamento e su un diverso sfondo rispetto al Bossi del video.
Con ogni probabilità, le immagini del video si riferiscono, invece, alla Festa del Lago di Lezzeno tenutasi la sera prima, quando Bossi indossava proprio una giacca blu e una camicia azzurra e parlava avendo alle sue spalle le strutture metalliche di un palco coperto.
Per la Lega, comunque, non fa differenza: regioni, comuni, provincie, enti locali. Un tanto al chilo.


21 luglio 2010

INTERVISTA ESCLUSIVA A MARIA VITTORIA LONGHITANO (prima donna sacerdote italiana)

La prima donna sacerdote italiana si chiama Maria Vittoria Longhitano. È siciliana, ha 35 anni ed è felicemente sposata con l’ingegner Andrea Lanza. La sua ordinazione non è ovviamente avvenuta secondo il rito cattolico tradizionale ma secondo quello vetero-cattolico. E nell’intervista che ha concesso in esclusiva ai blog TheGianlucaTV e Wild Italy, Madre Maria Vittoria parla anche dei rapporti fra le due Chiese, delle loro differenze e delle contraddizioni che, sempre più evidentemente, emergono nell’ambito della gerarchia vaticana.

Quali sono le principali differenze fra la Chiesa vetero-cattolica e quella cattolica romana?

Nella teologia non vi sono enormi differenze. Quella fondamentale è che non riconosciamo l’infallibilità di nessun essere umano, ma riconosciamo solo l’infallibilità di Dio. Quindi né del Papa né di nessun altro organismo.
Nella prassi ci sono delle differenze, che poi sono quelle che saltano all’occhio, ed una di queste sono io. Abbiamo il ministero delle donne, i nostri preti possono sposarsi, non facciamo discriminazioni fra le persone ma abbracciamo tutti coloro che vogliono aderire  e partecipare alla nostra Chiesa. Abbiamo la Open Communion: offriamo la comunione a tutti i battezzati perché per noi l’eucarestia non è concepita come premio per i più buoni ma è concepita come un “farmaco”, una “medicina”. Se uno ha bisogno di consolazione, l’eucarestia è consolazione; se uno viene come un malato, l’eucarestia è farmaco. Secondo il comando di Gesù che disse “prendete e mangiatene tutti”, non ci sentiamo di escludere nessuno né dall’eucarestia né dalla comunione ecclesiale. Nessuno è escluso in base alla razza, al sesso, all’orientamento sessuale o all’identità di genere. Tutti sono uguali davanti a Dio e quindi anche nella nostra Chiesa.

Da cosa è dipesa la tua scelta di avvicinarti alla Chiesa vetero-cattolica? Prevalentemente dalla voglia di diventare sacerdote? O anche dal fatto che ti senti più vicina a quei principi che si riscontrano nella Chiesa vetero-cattolica e mancano invece in quella romana?

È stata una riflessione profonda di base. Un ripensare l’idea di cattolicità. Come può una chiesa essere coerentemente cattolica universale se esclude metà del mondo, cioè le donne dal ministero femminile nonostante la chiara chiamata di Cristo?

Come interpreti la chiusura a priori delle Chiesa cattolica sul sacerdozio femminile?

Io potrei spiegare le ragioni teologiche. La ordinatio sacerdotalis secondo cui non c’erano apostoli fra le donne. O la famosa teoria dell’icona che dice che Cristo era maschio e quindi il sacerdozio che è immagine di Cristo deve essere maschile. Io invece credo che queste ragioni non siano valide. Cristo non si fece maschio, ma si fece uomo. Credo che le ragioni siano più che altro psicologiche. Dove c’è un’istituzione totale, organizzata in maniera molto rigida e gerarchica, qualsiasi elemento nuovo e dirompente come quello femminile scombinerebbe questo sistema tutto maschile fatto di complicità, di omertà, di cameratismo.

E i tabù in fatto di sesso e prevenzione delle malattie ad esso legate?

È un’unica radice: la sessuofobia. Nelle istituzioni totali e gerarchiche si tende al controllo della persona e la prima forma di controllo è la demonizzazione del sesso. Caratteristica di tutte le dittature è controllare la libido, l’energia sessuale delle persone sottoposte e limitarle. Questo attiene al sistema non divino ma sociologico di come sono organizzate alcune chiese. Per cui è ovvio che non si può dire “usate il preservativo, amatevi”. Gesù non aveva l’ambizione di entrare nelle camere da letto di persone che si amavano. Dio ci ha creati in modo che sappiamo regolarci benissimo da questo punto di vista.

La tua Chiesa ti sembra adeguatamente preparata per affrontare questo delicato periodo storico? E quella cattolica romana?

Come ho detto, la Chiesa vetero-cattolica crede profondamente solo nell’infallibilità di Dio. Siamo persone umane, possiamo sbagliare, abbiamo i nostri difetti. Anche noi possiamo avere delle lacune e dei problemi però abbiamo un sistema tale ed elastico per cui questi errori si possono superare con la discussione e col dialogo. Non abbiamo l’idea di un’obbedienza cieca e gerarchica. In alcune cose siamo preparati, in altre meno. Però abbiamo le premesse teologiche per uscire dall’empasse. Secondo me, ci sono delle componenti della Chiesa romana che hanno perfettamente compreso le dinamiche di questo secolo. Ve ne sono altre, soprattutto nella gerarchia, che fanno fatica ad aggiornarsi, come una macchina con dei meccanismi arrugginiti.

Come interpreti la chiusura e la copertura da parte della Chiesa cattolica romana dei casi di pedofilia che sempre più frequentemente stanno venendo alla luce?

Ritorno al discorso di prima. In una società gerarchica si crea una deformazione di solidarietà che consiste nell’idea di omertà e protezione dei suoi membri a tutti i costi. Per cui il centro non è più Gesù Cristo, il bene, il Vangelo. Il centro ed il divino quasi si identificano con quell’organizzazione. Il valore supremo è l’onore dell’organizzazione.

Chi sostiene economicamente la tua Chiesa? Come vengono gestite le risorse economiche? Che attività vengono promosse per aiutare i bisognosi?

La nostra Chiesa è esclusivamente sostenuta dai contributi dei fedeli. Non pesiamo assolutamente un centesimo sulle case dello Stato o sulle tasche dei contribuenti. Del resto San Paolo disse “chi non vuol lavorare, neppure mangi”. Non ho niente contro i fratelli e le sorelle a cui le Chiese pagano lo stipendio ma noi non riceviamo, come ministri, contributi di alcuna forma, come l’8x1000. Siamo dei volontari.

Credi che i fedeli che si sono allontanati dalla Chiesa cattolica romana, perché in disaccordo con certi dogmi da essa sostenuti o perché delusi e sfiduciati dai casi di pedofilia o di collusione con i poteri forti o l'illegalità, possano trovare "riparo" per la propria fede nella tua Chiesa?

Possiamo tutti trovare riparo in Gesù. Non so se possono trovare riparo nella nostra Chiesa. Del resto la gente non è legata ad un’istituzione. Io penso che la maggior parte della gente, in Italia, che va nella Chiesa cattolica siano dei cosiddetti “vetero-cattolici anonimi”. In questi anni sono venuti fuori vari sondaggi e si è scoperto che quasi il 75% non crede nell’infallibilità del Papa, che c’è una grande maggioranza che vuole i preti sposati e che è favorevole alle donne prete. Per cui io credo che la gente, per “comodità” o per un modo intimistico, individualistico di vivere la fede faccia questo ragionamento: “vado in chiesa, prendo quello che mi serve, non me ne frega niente di cosa pensi questa chiesa”. Insomma continuano a “consumare” nella Chiesa di origine. Credo che in Italia la coscienza su questo non sia alta però, va bene, l’importante è Gesù Cristo, non ingrossare le file di una chiesa o l’altra.

* L’intervista integrale è disponibile nei due video allegati a questo post

 


16 luglio 2010

Piccole berlusconine crescono: l'assessore meteorina Del Giudice

Un'illuminante massima di una giovane e competente risorsa della politica italiana: "Noi ci chiediamo quanto i giovani siano vicini alla politica, ma in realtà dobbiamo chiederci quanto la politica sia vicina ai giovani". (Giovanna Del Giudice, assessore alle politiche giovanili e alle pari opportunità della provincia di Napoli, già "meteorina" del TG4).


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