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Industria cattolica italiana e 8 per mille

La ben oliata industria cattolica italiana comincia ad incepparsi. La Cei lancia l'allarme per il calo della percentuale delle firme per la destinazione dell'otto per mille a favore della Chiesa cattolica dopo quasi dieci anni di costante incremento.

Ovviamente, ad una prima analisi, gli esperti di marketing della Santa Sede concordano che sia necessario "rafforzare le campagne pubblicitarie per tenere alta la percentuale delle firme contro la pericolosa concorrenza dello Stato che guadagna consenso e contributi". La prima azione sarà inviare una lettera ai fedeli "per tentare di rilanciare il sostegno economico alla Chiesa".
I contenuti saranno probabilmente atti a suscitare sensi di colpa in quelle "pecorelle smarrite" che hanno incautamente cominciato a pensare con la propria testa e, come reazione alle continue ingerenze della Chiesa nella sfera politica per esempio, hanno deciso di scegliere l'"appena meno peggio" (perché anche lì ci sarebbe da discutere tanto) e di destinare allo Stato il proprio otto per mille.

Insomma urge attuare quella politica di "tu fai come ti pare, ma se sei un buon cristiano, devi fare come dico io" che tanti successi ha garantito alle alte sfere vaticane nelle campagne elettorali dal dopoguerra ad oggi.

Ad ogni buon conto, sono certo che Bagnasco & Co. ce la faranno anche questa volta. D'altronde, da soli, riescono a sostenere, fra gli altri, Casini, Cuffaro e tutti quei politici che si nascondono sotto le loro vesti porporate. Vuoi che non riescano a provvedere al proprio fabbisogno?

Pubblicato il 19/9/2008 alle 19.30 nella rubrica attualità.

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