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Promemoria: 15 anni di disastri politici italiani

Milano, 23 novembre 2008. Teatro Ciak.
Si tratta di una delle pochissime voci fuori dal coro, un'anomalia libera dell'informazione. Uno che parla chiaro, che racconta i fatti senza remore politiche. Lo fa ovunque glielo permettano. In tv da Santoro, su internet (fino a quando la rete sarà ancora un baluardo contro il bavaglio dell’informazione italiana), in alcuni (pochissimi) giornali e a teatro.

E a me Travaglio piace molto. Mi piace il suo essere critico a 360°. Perché al giorno d’oggi, riguardo alla politica italiana, puoi solo avere due atteggiamenti: o ti schieri dalla parte di qualcuno come fa il 99% dei giornalisti italiani e diventi, come minimo, simpatizzante di questo o quel partito, se non addirittura servo; oppure racconti con coraggio e caparbietà i fatti per come sono respingendo ogni condizionamento e non guardando in faccia nessuno. E Travaglio, ha scelto questa seconda via. Una via morale. E criticare la situazione attuale a 360° non significa voler essere disfattisti a tutti i costi. Infatti, sfido chiunque a dire che la situazione politica del nostro Paese, oggi, possa essere fotografata in modo diverso (certo, un servo parlerebbe del suo padrone in termini entusiastici, ma non è il caso di Travaglio).

Promemoria è un viaggio attraverso 15 anni di storia politica italiana, partendo da Tangentopoli e Mani Pulite per arrivare alle ultime elezioni rivinte dal cavaliere.
In mezzo ci sono degli excursus sull’ascesa di Berlusconi, i suoi legami a doppio filo con Dell’Utri e la mafia, l’iniquità e l’immoralità dell’opposizione di centro-sinistra.

Nel 1994 Berlusconi scese in campo e, per farsi eleggere, gridava ‘Viva Di Pietro, viva Mani Pulite, abbasso la Mafia’; nel 2008 si è fatto rieleggere demonizzando Di Pietro e la magistratura ed affermando che Mangano era un eroe”, un cerchio che si chiude. Gli italiano lo votarono allora perché, di fronte allo sfascio della vita pubblica del nostro Paese, volevano sentirsi dire ciò che l’unto dal Signore dichiarava. Gli stessi italiani, dimentichi della propria storia recente, lo hanno rivotato sentendosi dire tutto il contrario. D’altronde siamo i maestri del Revisionismo.
Da noi tutti, prima o poi, vengono riabilitati.

Un paio di chicche raccontate da Travaglio: la storia di quando a Montanelli, invitato a visitare il mausoleo di Arcore, fu offerto il sesto loculo vicino a quelli destinati a Berlusconi, Previti, Dell’Utri, Confalonieri ed Emilio Fede (potete immaginare l’ilarità della vicenda e la risposta di Montanelli). Oppure la retata della Guardia di Finanza nella casa del tangentaro Poggiolini. Per non parlare dello stupidario berlusconiano, fatto di gaffe a raffica e contraddizioni continue.

Purtroppo, la sensazione che ho avuto, alla fine dello spettacolo, è quella di quando, come nei film comici, si passa dalla risata sguaiata al pianto in un attimo. Abbiamo riso di storie che sembrano surreali, e proprio per questo producono ilarità, ma quando smetti di ridere, ti rendi conto del fatto che non si tratta di barzellette.
È tutto vero. E l’amarezza prende il sopravvento.

Promemoria - Marco Travaglio sull'ascesa di Berlusconi


Promemoria: Marco Travaglio su Dell'Utri, Berlusconi e la mafia


Promemoria: Marco Travaglio sul 1996-2001 del centro-sinistra

Pubblicato il 24/11/2008 alle 13.35 nella rubrica attualità.

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