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Bush fa autocritica, Berlusconi critica


Meraviglia delle meraviglie. Finalmente, migliaia di morti dopo, Gorge W. Bush fa autocritica. In un’intervista televisiva l’ormai (quasi) ex Presidente, che in precedenza aveva sempre e comunque difeso la bontà del proprio operato, ammette di essere stato una delle cause della sconfitta del repubblicano John McCain alle ultime elezioni. Molti americani, secondo Bush, non avrebbero votato McCain proprio perché sentivano il bisogno di discontinuità dal recente passato.
Il candidato repubblicano sarebbe stato, in sostanza, una vittima indiretta della politica del suo predecessore.

Nella stessa intervista, Bush si dice anche pentito di essersi fidato dei servizi di intelligence che avevano suggerito ed addotto come motivo di guerra urgente, la presenza di armi di distruzione di massa in territorio iracheno. Chissà perché lo stesso Bush non considerò degno di nota il fascicolo sul rischio attentati in territorio americano che, prima dell’estate 2001, i servizi segreti gli presentarono, mentre si fidò ciecamente delle segnalazioni sulle armi di distruzione di massa per muovere guerra all’Iraq. Ma questa è un’altra storia.

Resta il fatto che, in perfetto stile americano, anche il peggior Presidente della storia a stelle e strisce sia in grado di riflettere su ciò che le sue scelte e decisioni abbiano causato. Questo non cambia di una virgola gli effetti che ne sono derivati, certo, ma è comunque significativo di una cultura e di un modo di intendere la vita pubblica. Fa effetto. Soprattutto da noi dove nessuno mai si pente e nessuno mai si duole.

Piuttosto, nel bel paese, anche in un periodo in cui gli italiani non arrivano più neanche alla terza settimana, c’è un Presidente del Consiglio che li taccia di “pessimismo” e li critica perché “non consumano”. Gli fa eco il suo organo ufficiale di stampa, Il Giornale: in barba alla crisi “quest’anno per Natale gli italiani spenderanno 350€ a testa di media”.

Insomma, il codice del perfetto governante tricolore è semplice e vincente: gestisci la cosa pubblica come fosse cosa privata, rincoglionisci l’opinione pubblica e non chiedere mai scusa se fai degli errori. Piuttosto dai la colpa agli avversari o, ancor meglio, al popolo “disfattista” e “pessimista”. Il successo è garantito.

Pubblicato il 2/12/2008 alle 15.58 nella rubrica attualità.

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