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REGIONALI, UN MOVIMENTO IN MARCIA

Domenica e lunedì si vota per eleggere il nuovo Consiglio ed il Presidente in tredici regioni. La campagna elettorale si concluderà venerdì e, in mezzo ai veleni berlusconiani contro sinistra e magistratura (vero e proprio chiodo fisso e slogan elettorale del Premier) e alle candidature autolesioniste dell’opposizione (vedi De Luca in Campania), ci sono gli invisibili. Quelli che non vengono considerati da tv e giornali. Quelli che nelle tribune elettorali vengono definiti vagamente “candidato della Lista Grillo” o che nei grafici degli schieramenti in gioco pubblicati da Repubblica non sono neanche segnalati con un colore sbiadito.

Ieri sera, in Piazza Duomo a Milano, si è celebrata la Giornata Nazionale del Movimento 5 Stelle. Un Beppe Grillo in grande forma ha aperto il comizio denunciando ancora una volta la casta dei partiti, incapace e non interessata a risolvere i problemi dei cittadini, che fa di tutto per garantire l’autoconservazione.

Il sistema dei partiti sopravvive, secondo il comico genovese, grazie ai rimborsi elettorali. Ed il Movimento, in caso di raggiungimento del quorum necessario per l’ottenimento del rimborso (1%), rinuncerà a questo privilegio. Rottura con il marciume della finta democrazia italiana e riappropriazione da parte dei cittadini della vita pubblica. “Ognuno vale uno”: questa è la parola d’ordine.

Ci si chiede perché nessun artista abbracci e sostenga questa nuova realtà socio-politica. È strana, in un certo senso, la diffidenza che il mondo della cultura d’opposizione mostra nei confronti del popolo della rete, dei “cittadini con l’elmetto”, come li chiama Beppe Grillo. Luttazzi, per esempio, non ha mai nascosto le sue riserve nei confronti del comico genovese, accusato di “populismo” e di “marketing politico”. Eppure entrambi subiscono da una vita le censure di questa Guerra Civile Fredda (per dirla sempre alla Luttazzi) alimentata dal berlusconismo. Non sarebbe il caso, mi chiedo da cittadino comune, che ci si confrontasse nel merito di temi e idee e si unissero le forze per il bene comune che sono la democrazia e la libertà?

Dopo l’introduzione, la parola passa ai candidati presidente delle cinque regioni in cui si presenterà il Movimento: Campania, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto e Lombardia. L’ultimo a prendere la parola è proprio il candidato di casa, Vito Crimi.
La speranza è quella di portare in Regione almeno un consigliere che possa essere “terminale dei cittadini” e “controllore della casta”. Un vero e proprio ponte fra la cosa pubblica, la cui trasparenza è elemento fondamentale della democrazia partecipativa, e la gente.
Cosa dicono gli altri? I partiti maggioritari, com’era prevedibile, vanno avanti per la loro strada, chiusi nella stanza dei bottoni in cui, motivati sempre e solo dal profitto, decidono se costruire un inceneritore o cementificare un parco, attenti alla salvaguardia del sistema. Le altre realtà politiche scelgono il male minore (l’IDV alleata con il PD per non favorire Berlusconi) oppure cercano di farsi largo sgomitando fra le nuove realtà per cercare di non perdere quel poco di consenso che gli rimane.

Prendiamo la Lombardia, per esempio. Il centrodestra governa da 15 anni in cui si è assistito ad una costante perdita dei posti di lavoro, l’impoverimento della scuola pubblica, la corruzione nella sanità, il degrado ambientale e l’aumento a livelli vertiginosi dello smog. Il celeste Roberto (Formigoni) non è stato in grado di proporre nessuna soluzione efficace (si consideri, ad esempio, il modo in cui è stato affrontato il problema del traffico e del conseguente inquinamento). D’altro canto, è difficile individuare la differenza fra il programma di Formigoni e quello di Penati. Quest’ultimo si è infatti reso protagonista di un sostegno acritico all'Expò, ha rifiutato di mantenere pubblica la gestione dell'acqua, è rimasto in silenzio di fronte al sistema clientelare nella sanità, ha accettato passivamente il finanziamento occulto delle scuole private a scapito di quelle pubbliche, si è speso in parole di elogio alle ronde padane…

Bene, cosa fa la Sinistra radicale per promuovere le proprie candidature? Attacca i grandi partiti (comprensibile) e, in un gioco al massacro, cerca di sminuire anche chi sta dalla loro stessa parte della barricata. Un comunicato che gira via mail da parte della Federazione della Sinistra recita: “La lista di Grillo non raggiungerà sicuramente il 3% (anche perché, non è presente in quattro province) disperdendo così voti utili a realizzare un’opposizione seria a Formigoni. Quanto previsto nel programma dei  grillini è presente anche in quello della Federazione della Sinistra che però, a differenza dei grillini, avanza anche proposte precise sul lavoro e sui temi sociali. Considerate inoltre che  anche Sinistra e Libertà in Lombardia non ha presentato le liste in quattro province con il conseguente forte rischio di disperdere i voti”.  Cane mangia cane.

 

 

 

Pubblicato il 25/3/2010 alle 17.56 nella rubrica politica.

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