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Non è un Paese per giovani

Vincere un concorso per 107 posti di lavoro presso l’Istituto Nazionale per il Commercio Estero e non essere assunti. In Italia succede anche questo.
I malcapitati aventi diritto hanno dato vita al Comitato Vincitori Non Assunti ICE per denunciare il paradosso e dire no al blocco della rotazione, fino al 2014, previsto dalla manovra finanziaria.
Con il comunicato stampa dello scorso 16 giugno si rende evidente il disappunto e la delusione di chi ha dovuto sacrificare, per più di due anni, attività lavorative incompatibili con la preparazione del concorso e adesso si vede negato, a tempo indeterminato, un diritto conquistato con grandi sacrifici. Tutto a causa di “una manovra finanziaria che” – spiegano i vincitori – “introducendo un meccanismo di turn-over che consente alla Pubblica Amministrazione di assumere solo il 20% del personale cessato, di fatto impedisce fino al 2014 un ricambio generazionale che senza dubbio gioverebbe alla produttività del comparto pubblico”.
Gli aderenti al comitato fanno anche notare come, a conti fatti, la complessa macchina organizzativa messa in moto dal concorso pubblico bandito dall’Ente su autorizzazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, e il successivo congelamento degli esiti della selezione, peraltro già acquisiti, “determinerebbero un elevato spreco di denaro ed energie che priverebbe la P.A. del contributo qualificato di risorse umane competenti”.
In gioco, ancora una volta, ci sono i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione, come quello al lavoro, soprattutto se ottenuto con merito. Proprio come nel caso dei Non Assunti dell’ICE che si auspicano “che in tempi brevi si possa procedere all'assunzione dei vincitori, e degli idonei a seguito di rinunce e scorrimenti delle graduatorie”.
Non è un paese per giovani, verrebbe da dire, parafrasando il titolo di un celebre film. Il Governo del “non metteremo le mani nelle tasche degli italiani” improvvisamente si è ritrovato senza benzina. Per far funzionare il motore dell’apparato statale italiano sprecone e disorganizzato, come sempre, le prime ad essere bruciate sono le nuove risorse. Giovani leve valide e motivate, i cui sforzi vengono puntualmente mortificati dall’stinto di autoconservazione della datata classe dirigente italiana.
Ma c’è chi non si da per vinto. Valentina, una dei 107 vincitori, racconta che “dopo i festeggiamenti di rito, purtroppo ci siamo accorti che la nuova manovra economica ci blocca per chissà quanti anni!”. Da qui l’idea del comitato, costituito con alcuni colleghi “meritevoli in un Paese che purtroppo crede poco nel merito”.
È iniziato dunque un passaparola virtuale attraverso la rete ed è stato creato un blog (comitatoice.blogspot.com) nella speranza di poter dare la maggiore diffusione possibile alla loro protesta.
La considerazione è sempre la stessa. Viviamo in un Paese in cui il sistema meritocratico è un’utopia ed il clientelismo è un fenomeno diffuso ovunque, è un modo di essere. La storia dei Vincitori Non Assunti ICE è quella di molti altri cittadini che chiedono solo il rispetto della loro qualità ad uno Stato più equo. La sensazione, però, è che si trovino nel posto sbagliato.

Pubblicato il 22/6/2010 alle 18.6 nella rubrica attualità.

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